PROGETTAZIONE

Vega: centro o periferia al centro?

Un caso di rigenerazione a Porto Marghera, l' esempio di come si possa restituire valore economico, produttività, creatività e lavoro anche in spazi disagiati

Maria Chiara Tosi, Alessia Franzese e Marco Paronuzzi

08 SETTEMBRE 2017
abitare, periferia, marghera, progettazione, economia, città e venezia

Il caso in discussione è VEGA Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, comparto urbano realizzato nel corso degli anni ’90 nell’area di prima industrializzazione di Porto Marghera insediata negli anni ’20 del secolo scorso, collocato in posizione strategica a ridosso della laguna di Venezia, vicino ai principali hub della mobilità, ma enclave sconnessa nei confronti dell’intorno urbano, oggi parzialmente abbandonato e sottoutilizzato. Di proprietà pubblico-privata, isola mono funzionale dalla forte e voluta caratterizzazione a terziario avanzato che ne limita drasticamente l’evoluzione e la trasformabilità in seguito alla crisi, può essere definito come quartiere “lavoratorio”, utilizzato dai suoi silenti “abitanti” in fasce temporali ben definite.

Nonostante oggi a VEGA risultino insediate circa 200 tra aziende e start-up innovative per circa 2000 addetti, la potenzialità che questo ambito esprime è assai più importante.

Il testo che segue riflette brevemente su alcuni temi che la rigenerazione di uno spazio come VEGA aggiunge ai tanti già in discussione: in primo luogo spinge a riflettere su quali tipologie di lavoro la città è in grado e sarà in grado di attrarre nei prossimi anni; in secondo luogo si interroga su come la presenza di altre funzioni e di spazi collettivi possa contribuire a generare valore e sviluppo intercettando altre economie; infine considera necessario un processo di ridefinizione di concetti fondamentali per descrivere le nuove geografie urbane, come periferia e disagio.

 

Rigenerazione e nuove forme di lavoro

Se, come da tempo ci suggerisce chi studia il mondo del lavoro, già a partire dai prossimi anni più della metà delle figure professionali conosciute e dei tipi di lavoro che pratichiamo cesseranno di esistere, è evidente che rigenerare gli spazi del lavoro costringe a porsi alcune domande. Chi saranno i nuovi abitanti di questi pezzi di città, chi sarà imprenditore e chi operaio? Quali esigenze esprimeranno? Entro quali processi? In quali spazi? Con quali temporalità?

Vega non si sottrae a questi interrogativi e la sua rigenerazione si delinea attraverso la configurazione di ambienti di lavoro ibridi, più flessibili e fluidi, disponibili ad aprirsi allo scambio e al contatto reciproco, come in una piazza, a diventare spazi che abilitano le relazioni, l’interazione e la condivisione delle conoscenze e delle abilità lavorative. La lezione dei co-working - oggi tanto di moda ed in grado di soddisfare le esigenze dei professionisti in tempo di crisi ma non sempre necessari o adatti a rispondere a tutte le forme di produzione lavorativa - può consentire di interpretare e introitare i principi dello scambio e della condivisione in grado di produrre valore come prospettiva evolutiva del lavoro.

 

Gli spazi pubblici come asset da cui ripartire

Ribaltando la consuetudine a considerare l’asset infrastrutturale e costruito delle aree produttive come un valore da preservare, oggi sempre più da riciclare, l’asset degli spazi a vocazione pubblica – spazi aperti o interni agli edifici, verdi, permeabili o pavimentati, scarti o definiti da progettualità, pubblici o privati – può a buona ragione essere considerato il patrimonio a volume zero da valorizzare. L’obiettivo deve essere, da un lato, supportare nuove forme di produttività e dall’altro, allargare la fruizione a diverse tipologie di pubblico e di flussi, attraverso usi e servizi adeguati alle nuove domande, per la costruzione di micro-sistemi di welfare.

Se la progettazione dei nuovi luoghi del lavoro diventa «una sfida all’ultimo comfort per attirare talenti e farli stare bene, proprio come a casa», spazi che valorizzino le diversità, il ritmo naturale del lavoro e il suo equilibrio con la vita privata, allora è proprio in questo contesto che la dotazione di spazi collettivi può svolgere il ruolo di laboratorio di sperimentazione: un supporto fisico disponibile e sottoutilizzato in grado di ampliare i luoghi delle relazioni, stimolare la creatività aziendale attraverso la qualificazione ed articolazione degli spazi tra gli edifici. Spazi confortevoli ed accoglienti, controllabili con lo sguardo, senza soluzione di continuità passando dagli spazi “pubblici” di creatività e condivisione a quelli “privati” di elaborazione e formalizzazione.

 

Quale periferia?

Certo, il Piano Periferie ha finanziato la riqualificazione della Stazione ferroviaria di Marghera, che costituisce uno degli accessi principali per chi raggiunge Vega con i mezzi pubblici. Vega rappresenta un caso di rigenerazione ante litteram della prima zona industriale dismessa di Porto Marghera, vera periferia industriale di Venezia e si colloca al di là di un importante fascio di infrastrutture che storicamente la separa da Mestre, ambito che già Leonardo Benevolo individuava nella redazione del Piano regolatore alla metà degli anni ’90 come il sistema attraverso cui ricucire le relazioni Mestre-Venezia e Mestre-Marghera.

Ciononostante, se cerchiamo di cogliere il ruolo potenziale che questo pezzo di città può svolgere all’interno della città metropolitana di Venezia - affacciata sulla laguna, vicinissima a Porto Commerciale-Aeroporto-Stazione dell’alta velocità, al campus universitario di via Torino e a un considerevole bacino di imprese manifatturiere - sorge il dubbio che parlare di periferia sia inappropriato. O forse è il concetto di periferia a dover essere rivisto e aggiornato, sottraendolo al mero connotato geografico e arricchendolo di altri significati.

Periferia e disagio sono state categorie per lungo tempo associate a specifiche condizioni urbane, sociali ed economiche. Tuttavia, lo sgretolamento e la frammentazione delle relazioni socio-urbane e la ridistribuzione dei valori posizionali all’interno del territorio richiedono una loro verifica, per poterle mantenere operative.

VEGA è allo stesso tempo centro e periferia: è centro sia per la posizione strategica che per il potenziale come ricucitura del sistema Marghera-Mestre-Venezia, ma è anche periferia, in quanto sconnessa a scala locale, mostrando tutti i disagi nell’accessibilità attraverso mobilità dolce, ciclabile e pedonale.

Per queste ragioni, la rigenerazione di Vega e a seguire anche di Porto Marghera, richiede tra le altre azioni, interventi minimi attraverso i quali garantire l’accessibilità all’area e la fruizione degli spazi disponibili. 

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