OPERE PUBBLICHE

Un progetto per riqualificare il patrimonio edilizio dell’ Ospedale San Giovanni

A Roma un progetto per salvare l’intero patrimonio di parte del quartiere San Giovanni rischia il degrado per mancanza d’informazione e coordinamento tra gli organismi pubblici.

14 OTTOBRE 2019
beni culturali, città, roma, ospedale, infrastrutture, politica, governance e rigenerazione urbana

Roma è unica al mondo per quanto riguarda la stratificazione urbanistica e la quantità di patrimonio storico – artistico presente sopra (e sotto) il suo territorio. All’interno delle sue piazze, delle strade, degli edifici  si è andata nei secoli costruendo la storia dell’età moderna: si tratta di un patrimonio dal valore artistico, storico e culturale inestimabile, con cui prima o poi dovremo fare i conti.

C’è chi, in realtà, ci ha già pensato. Francesco Pontoriero è responsabile dell’intero patrimonio immobiliare dell’azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata che, nel suo piccolo (si fa per dire) conta in 5 Presidi Ospedalieri una superficie totale di 159.956,19 mq, di cui sottoposta a vincoli di legge m2 23.774,30.  Un patrimonio che, in realtà, annovera al suo interno sia le strutture visibili che quelle ipogee ovvero “non visibili” perché collocate sotto la superficie del terreno. “Tra questi - ci rivela Pontoriero – varie domus di proprietà di epoca imperiale, tra cui quella della Domus Annii una  delle famiglie patrizie più ricche e potenti in epoca romana, basti pensare che Domitia Lucilla, madre di Marco Aurelio, apparteneva a tale famiglia, e dal cosiddetto ospedale delle donne, risalente al XVII secolo, che risulta essere il primo riservato alla cura delle sole donne, mentre agli uomini veniva assegnato l’adiacente  l'ospedale de SS Salvatore, sempre nel complesso del San Giovanni ”. Sono solo alcuni esempi di quello che è l’intero comprensorio dell’area, in cui si collocano chiese, palazzi storici, arredi, affreschi, statue e altri cimeli lasciati in eredità dalle varie epoche storiche e che giacciono nei sotterranei o subiscono l’usura del tempo senza avere la possibilità di essere mostrati e valorizzati. “E’ un vero peccato - torna a dire Francesco Pontoriero - che tutto questo patrimonio non venga messo a “valore" attraverso un’opera di riqualificazione dell’intera area ospedaliera, oltre che urbana, che potrebbe diventare, per la sua posizione strategica, centro di attrazione turistica e ricettiva, oltre che polo sanitario all’avanguardia”.

Un valore, se vogliamo inestimabile, che lo staff dell’ufficio progettazione dell’ospedale è riuscito a quantificare. “E’ stato calcolato un valore patrimoniale che si aggira  intorno 112 milioni di euro” ci rivela Francesco Pontoriero: “e la cifra potrebbe salire se aggiungessimo anche il valore potenziale dei beni in esso contenuti. Abbiamo portato avanti e presentato uno studio che dimostra come tale patrimonio edilizio, se recuperato e gestito, potrebbe creare sviluppo economico per l’azienda ospedaliera, per il Comune e per i cittadini”.

 

Un’altra occasione persa?

Il progetto proposto dall’Ufficio progettazione, conservazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare-storico dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata, diretto dall’architetto Pontoriero, è quello di promuovere un bando per l’affidamento in concessione (con le la procedura prevista dall’art. 62 del Codice) della “Gestione, valorizzazione e conservazione del patrimonio storico dell’Azienda Ospedaliera” la gestione , quindi a totale carico dell’affidatario, a cui sarebbero attribuiti  i ricavi frutto dell’affidamento. In cambio, il privato dovrebbe comunque assicurare la cura e la gestione delle diverse strutture, in parte riservate alle funzioni sanitarie, altre adibite a centri culturali, altre ancora da riqualificare e rendere fruibili come strutture ricettive (alberghi, studentati o bed and breakfast) oltre a un canone annuale da conferire all’Azienda Ospedaliera.

L’idea si basa sul fatto che, allo stato attuale, l’Azienda, in quanto soggetto pubblico, non si riesce a manutenere e gestire tutto il patrimonio, che richiede una cura continua e ingenti investimenti in termini economici e professionali che la “mission aziendale” non prevede. Con il supporto dei privati, invece, si potrebbe realizzare una formula anche mista che riesca a creare occupazione e allo stesso tempo valorizzi gli edifici, gli arredi, e gli oggetti che altrimenti, in breve tempo, potrebbero deteriorarsi e perdere valore con il conseguente danno erariale. I soggetti privati, anche attraverso una adeguata promozione, potrebbero allo stesso tempo restituire dignità all’area e offrire ai cittadini di Roma un quartiere rimodernato che restituisca efficienza, bellezza e attrattività.

Nello studio preventivo realizzato dal team dell’ufficio tecnico dell’area c’è già tutto: la mappa e la storia dei singoli edifici, i vincoli a cui sono sottoposti, il valore stimato e il volere potenziale calcolato su dati precisi che si basano sul valore patrimoniale al metro quadro/per canone di concessione/locazione. Un tentativo di bando è stato proposto ed era partito bene, avendo  riscontrato l’interesse di diversi investitori disposti a giocare la partita tramite l’iscrizione alla piattaforma informatica di gara. Si è trattato però, di una storia non a lieto fine. “La gara purtroppo è andata deserta” – ci confessa con rammarico l’architetto. Nessuno è stato disponibile a formalizzare “con la specifica domanda” la partecipazione,  mettere cioè capitale senza le garanzie, dei  tempi di ottenimento dei nullaosta e dei permessi edilizi. Giustamente, gli investitori non vogliono impegnare cifre considerevoli se non hanno la certezza di riuscire a far partire e a chiudere i lavori entro un dato lasso di tempo. Per loro è troppo rischioso, fondamentale poter iniziare il prima possibile per rientrare dell‘investimento e quindi a mettere a frutto il patrimonio”.

Una soluzione a portata di mano, quindi, che rischia però di rimanere carta straccia. Possibile che non esista una via d’uscita? “In realtà la modalità per uscirne ci sarebbe – afferma Pontoriero. Tutto dipende dall’Istituto della “Conferenza di Servizio” previsto dalla Legge 241 del 1990. La Conferenza decide modi e tempi e può fare da garante.

Il riavvio della procedure oggi no può prescindere dall’applicazione delle procedure previste dall’art 66 del Codice degli Appalti, che prevede “La consultazione preliminare del Mercato” al fine di stimolare le iniziative e l’interesse degli operatori all’investimento. In tal senso un aiuto è giunto dall’AGID (L’Agenzia per l'Italia Digitale è l’agenzia tecnica della Presidenza del Consiglio che ha il compito di garantire la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana e contribuire alla diffusione dell'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, favorendo l'innovazione e la crescita economica) che ha ritenuto di promuovere tra le sue iniziative, anche quella del San Giovanni.

 “Alla base di ogni iniziativa vi è la necessità  credere nell’idea e provare a lavorare tutti insieme, privati pubblico ed istituzioni, per realizzarla; altrimenti tutto rimarrà nebuloso e presto il patrimonio sarà dimenticato e il nostro sarà solo l’ennesimo buon progetto”.

 

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