PROGETTAZIONE

Un miliardario norvegese finanzia un ponte-museo

l'infrastruttura che sembra una scultura diventa il must-see architettonico in un parco vicino Oslo

Asia Ruffo di Calabria

23 GENNAIO 2020
design, norvegia, progettazione e architettura

Potrebbe sembrare strano, ma una distesa di conifere norvegesi ospita una serie d’installazioni d’arte contemporanea tra le più più invidiate al mondo. Tutto è nato nel 1996, quando il miliardario Christen Sveaas ha rivoluzionato l’area su cui sorgeva la cartiera costruita da suo nonno nel 1889 a nord di Oslo. E’ nato così un centro di promozione culturale a cielo aperto, il Kistefos Sculpture Park. Ogni anno è stato chiamato un artista per realizzare un’opera site-specific, come Olafur Eliasson, famoso per aver illuminato nel 2012 una sala della Tate con 200 lampade creando l’effetto di un sole artificiale.

Per permettere una migliore fruizione del parco e dare una continuità alla visita delle opere contemporanee, il collezionista norvegese ha deciso di far costruire un ponte sul fiume Randselva, che lo divide in due estremità, nord-sud. Con lo studio danese BIG (Bjarke Ingels Group) è nata l’idea di un ponte-museo, inaugurato lo scorso settembre. Trovano qui un nuovo spazio espositivo i dipinti e le sculture che il collezionista per ragioni conservative non potrebbe presentare en plein air.

Il design del ponte sintetizza in se l’unione tra architettura, elemento infrastrutturale e una scultura d’arte contemporanea. Il nome del progetto, The Twist, dal verbo “to twist”, ovvero torcere, è concretizzato nella parte centrale del corpo con una rotazione di 90 gradi. L’edificio assume una piega come se fosse anche lui una scultura contemporanea. Si può accedere al museo da tutte e due le estremità. Il disegno rispetta le  quote sfalsate delle due rive del fiume: la doppia altezza del corpo sud, che appoggia sulla parte pianeggiante del bosco, bilancia l’estremità nord che si trova a una quota più alta con accesso da una zona collinare. La parte a sud è illuminata da un lucernario - nastro che diventa il leitmotiv di tutta la facciata. La scelta dei materiali per il ponte-museo è stata influenzata proprio dalle essenze rigogliose che popolano il parco. Bloomberg News di New York lo definisce come un must-see per gli amanti dell’architettura e dell’arte per il 2019.

Ad un esterno di pannelli in alluminio in sequenza di ventaglio, corrisponde un interno totalmente bianco di doghe di abete larghe 8 cm. Il colore bianco è certamente una scelta classica per gli spazi espositivi d’arte contemporanea, ma risponde anche ad un’esigenza di maggiore luminosità nelle sale. La Norvegia manca di luce naturale per quasi tutto l’anno. Lo studio BIG ha voluto muovere il lucernario come un nastro che scende fino ad avere un affaccio diretto sul fiume, diventando una presenza effettiva all’interno del museo. All’esperienza naturale immersiva si aggiunge poi il profilo dell’antica cartiera, il cui sviluppo economico ha consentito l’opera di mecenatismo di Christen Sveaas. Dietro questa parete vetrata, ci sono tre tipologie di spazi espositivi per mostre temporanee. Per combinare la visita al parco e al ponte occorre non dimenticare che il clima norvegese consente l’apertura del parco solo da maggio a novembre.

 

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