RIGENERAZIONE

Un Masterplan per la città più bella del mondo

Solo un anno fa Unindustria Roma presentò un piano strategico per il rilancio della città in due fasi. A colloquio con Filippo Tortoriello, presidente di Unindustria Roma

Redazione CIVILTA' di CANTIERE

18 SETTEMBRE 2019
governance, roma, città, capitale, economia, sviluppo e unindustria

Erano i primi di luglio del 2018 quando il presidente di Unindustria Roma, Filippo Tortoriello, insieme a The European House Ambrosetti, presentò il progetto “Roma Futura: 2030-2050” basato su un’analisi degli scenari strategici e delle azioni necessarie per rilanciare la città e pianificare uno sviluppo con due orizzonti temporali di riferimento, il 2030 e il 2050.  È passato un anno e Unindustria ha consolidato il proprio ruolo di attore di riferimento per un rilancio di Roma, con un’assidua attività di relazioni, di comunicazione e di networking. Senza tralasciare un impegno particolare per costruire un dialogo costruttivo con la giunta capitolina. Dietro a tutto questo c’è un disegno e una strategia.

Per il presidente di Unindustria “il problema di Roma è l’assenza di una visione. Sono oltre 20 anni che manca, quando invece proprio la pianificazione del futuro deve essere la principale prerogativa della politica e di chi è chiamato a guidare l’amministrazione di una città come Roma. Si tratta di una visione che  deve avere a cuore un costante miglioramento della qualità della vita dei cittadini e che non può prescindere dalla creazione delle condizioni per favorire quell’effervescenza economica, essenziale per creare la ricchezza necessaria per svilupparsi e trasformarsi. Roma è la città con la più alta concentrazione al mondo di siti culturali, il suo Centro Storico è interamente patrimonio Unesco ed il luogo dove è possibile ripercorrere la storia della civiltà occidentale e non solo: un simbolo di innovazione sociale e culturale da 26 secoli.”

Per Tortoriello dotarsi di una visione per la Roma del futuro vuol dire guardare lontano e non si può prescindere dalla percezione dell’importanza che Roma riveste per tutti cittadini del mondo.

Venendo all’attuale situazione critica in cui versa la città come bisognerebbe muoversi? E quale ruolo deve svolgere la componente industriale della classe dirigente romana?

“Come industriali abbiamo la responsabilità di agire e di essere un interlocutore propositivo. Da qui il lavoro svolto in questi anni, partendo dalla certezza che oggi nel mondo la competizione non è più solo tra imprese bensì tra territori. È pertanto essenziale per il tessuto imprenditoriale e produttivo operare all’interno di un territorio in grado di competere ai massimi livelli. Ciò significa creare le condizioni per attrarre investimenti, competenze, conoscenza e innovazione, creando così un mercato dinamico, forte, fondato su certezze e su una programmazione trasparente e rigorosa. Tutte condizioni che oggi a Roma non si riscontrano, quando tutte le maggiori città del mondo ormai si sono dotate di una strategia di sviluppo e di una pianificazione almeno ventennale. Per questo Unindustria ha deciso di mettere a disposizione una riflessione e una ipotesi organica e strutturata di progettazione con queste prospettive temporali. Ci siamo posti alcuni obiettivi facendo riferimento a parametri e a indicatori imprescindibili per essere attrattivi e competitivi: una città interazionale perché fa crescere l’export e la spesa dei turisti stranieri; una città dinamica perché capace di triplicare in 30 anni la sua capacità brevettuale; una città ad impatto zero perché in grado di produrre il 10% dell’energia rinnovabile di tutta la Nazione; una città a disuguaglianza zero perché azzera i gap tra centro e periferia. Obiettivi ambiziosi, ma misurabili, che necessitano di un approccio sistematico e non emergenziale, di una strategia complessiva che riguarda le infrastrutture, la reputazione, l’efficienza amministrativa, la tecnologia, la cultura. È ovvio che se guardiamo alla situazione attuale di Roma, senza una pianificazione pluriennale, una stima seria delle risorse necessarie e delle fonti di finanziamento, il ritardo con le altri Capitali e città internazionali è destinato ad allargarsi.”

E quale è stata la vostra riflessione e il vostro percorso per dotare la città di un metodo e di strumenti in grado di raggiungere obiettivi come questo?

“Una volta deciso che dovevamo svolgere un ruolo attivo abbiamo avviato un’ampia attività di brainstorming coinvolgendo innanzitutto le università presenti a Roma, così come i principali stakeholders, invitandoli a collaborare nel segno di una responsabilità dovuta alla città e a noi stessi. Da questa fase è emerso un consenso e sono state poste le premesse per la messa a punto di una metodologia da sviluppare con un partner in grado di raccogliere tutte le istanze, le idee e le proposte per inserirle in un progetto organico. Così ci siamo rivolti a tre società specializzate, finendo per individuare nella European House Ambrosetti l’interlocutore a noi più affine rispetto sia ai presupposti che agli obiettivi. Questa  collaborazione ha portato alla stesura di una matrice metodologica per un Masterplan che abbiamo sottoposto innanzitutto al nostro advisor board interno, composto da imprenditori e rappresentanti autorevoli della cultura e della ricerca. Una volta condiviso il documento strategico, abbiamo provveduto a verificarne la validità con una serie di incontri, prima con le altre associazioni imprenditoriali e successivamente con i sindacati, per poi approdare ad un confronto con le istituzioni e con i rappresentanti delle forze politiche territoriali, con la sola eccezione dell’amministrazione comunale, con la quale, in questa fase, non siamo riusciti ad ottenere un colloquio.”

Quali sono i cardini della proposta del Masterplan?

“Partendo dall’evocativa immagine di Roma Caput Mundi, il documento strategico è stato progettato e costruito intorno alla visione di Roma ‘città più bella del mondo’; per rispondere alla domanda di come renderla attrattiva, puntando a un’idea assoluta di bellezza, da costruire intorno alle sue vestigia storiche, a cui collegare un sistema di servizi e di infrastrutture adeguate alla loro valorizzazione. Tutto ciò nella convinzione che un piano così pensato e realizzato avrebbe conseguentemente apportato una sempre migliore qualità della vita, anche ai residenti. Un piano che include le attuali criticità che la città sta vivendo: dalla mobilità ai rifiuti, alla manutenzione, proiettandole in una visione futura al 2030 e al 2050, senza mai perdere di vista il riferimento e il confronto con lo scenario internazionale. Ciò ha portato ad individuare un secondo fattore caratterizzante il Masterplan, quello di fare di Roma la sede del principale Think Tank sull’evoluzione delle città, in quanto centri principali dello sviluppo dei territori e dell’economia mondiale.  Un ‘pensatoio’ permanente in cui coinvolgere le massime autorità della conoscenza e i maggiori operatori dell’innovazione e della ricerca, applicato alle trasformazioni e alla crescita della città sotto i più diversi punti di vista: dall’urbanistica alla mobilità, dal concetto di Smart city all’economia circolare. È nato così ‘Rinascimento Roma’, il progetto presentato lo scorso Aprile, dove, insieme alle altre 6 principali Associazioni imprenditoriali di Roma (Acer Roma, Coldiretti Roma, Confcommercio Roma, Cna Roma, Confesercenti Roma, Federlazio), abbiamo messo in evidenza le principali criticità attuali offrendo piena disponibilità per lavorare a una serie di soluzioni per superarle: le datoriali che rappresentano l’80% delle imprese occupate e il 70% del PIL della Città metropolitana di Roma chiedevano congiuntamente un cambio di passo. E finalmente il 16 maggio siamo riusciti ad aprire un dialogo con la sindaca e la giunta capitolina. Un dialogo che purtroppo non si è consolidato ancora sul piano operativo, come da noi ipotizzato, e che avrebbe dovuto, invece, concretizzarsi nella costituzione di un gruppo di lavoro per passare dalla fase progettuale a quella dell’attuazione, individuando risorse, strumenti e soluzioni in grado anche di agire sui meccanismi decisionali e gestionali della macchina amministrativa. I termini che ci eravamo posti per avviare il gruppo di lavoro sono scaduti ma non disperiamo che si possa ripartire. Nel frattempo, abbiamo lanciato alcuni progetti paralleli, sempre con l’obiettivo di fornire all’amministrazione pubblica alcune possibili soluzioni a problemi nevralgici, quali, ad esempio, lo smaltimento dei rifiuti. Visione, pianificazione, progettualità, ma anche soluzioni concrete secondo precisi e rigorosi piani di fattibilità, ecco l’impegno di Unindustria per la città più bella del mondo.”

 

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