RIQUALIFICAZIONE

Superbonus: una sfida da vincere

Il parere degli imprenditori del nord est: a colloquio con Sereno Ghiotti, Cristiano Perale, Elvis Santin, Carlo Trestini.

Emanuele Incanto

04 NOVEMBRE 2020
superbonus, normativa, politica, riqualificazione e risparmio energetico

L’approvazione del Decreto Rilancio e, conseguentemente, l’entrata in vigore del superbonus, costituisce il provvedimento più significativo per il mercato edile in questa fase così difficile. Siamo di fronte a un documento che risponde alla logica di rilanciare il settore, mettendo al centro la riqualificazione del patrimonio esistente, collegandola agli obiettivi green indicati dalla Commissione Europea. Con un incentivo pari al 110% si intende accelerare un processo avviato da alcuni anni, mettendo in condizione una grande platea di famiglie e di cittadini di poter intervenire su un patrimonio caratterizzato da elevata inefficienza energetica, spesso degradato e necessario di interventi significativi di ristrutturazione. La consapevolezza dell’importanza del provvedimento attraversa tutta la filiera produttiva e dei servizi dell’edilizia. Abbiamo cercato di cogliere come alcune imprese di diversa dimensione e caratteristiche imprenditoriali differenti si stiano confrontando con quella che appare come una vera e propria sfida per crescere e ampliare il proprio mercato. Ad alcuni imprenditori del Nord Est abbiamo chiesto di riflettere e di valutare in quale modo il superbonus e la politica degli incentivi fiscali collegati al meccanismo della cessione del credito possano rispondere adeguatamente agli obiettivi di sostenibilità e, altresì, contribuire a modificare il tessuto produttivo e con quali risultati, cercando di analizzare oltre alle potenzialità del provvedimento anche le criticità e i fattori di rischio.

Una grande occasione

“Quel che sta avvenendo in seguito al Decreto Rilancio è qualcosa di nuovo e dalle prospettive indubbiamente interessanti per la filiera dell’edilizia e per il tessuto delle imprese.” Carlo Trestini, imprenditore veronese, presidente di Ance provinciale e, a livello nazionale, della Commissione Nazionale Casse Edili, (CNCE) la considera un’opportunità. “Si rafforza un sistema, quello degli incentivi fiscali, che ha sostenuto il settore dell’edilizia negli anni terribili della crisi dopo il 2008 e ha continuato a svolgere un ruolo stabilizzante e a indirizzare il mercato sulla riqualificazione. Oggi lo si porta alle estreme conseguenze, consentendo anche a chi non ha le risorse di migliorare la qualità della casa in cui vive, riducendo i consumi energetici e rivalutando il patrimonio.”

Condivide la valutazione Elvis Santin, alla guida di una piccola impresa cresciuta in questi anni attraverso un’attenta e dinamica attività di promozione immobiliare, ma anche di fornitura di lavori e servizi a terzi, dal 2019 presidente di Ance Pordenone Trieste. “Il superbonus - non ci sono dubbi - è una grande opportunità e allo stesso tempo costituisce una sfida per noi piccole imprese. Una sfida che coinvolge molti aspetti della nostra attività, ad iniziare dalla capacità di cogliere le occasioni che ci vengono offerte, sapendo scegliere i lavori che ci vengono proposti e misurare le nostre capacità con i modelli e i meccanismi insiti nelle regole che sono a monte di quanto previsto dalla normativa nazionale.” Per Santin gli obiettivi sono chiari: “il cuore del provvedimento va individuato da un lato negli obiettivi di sostenibilità, ovvero nell’abbassamento dei consumi energetici attraverso una pluralità di opzioni e di lavori, dall’altro negli incentivi fiscali, che possono concretizzarsi per il cliente finale nello sconto in fattura o attraverso la cessione del credito.” Le preoccupazioni sono in gran parte quelle legate alle procedure, al complesso iter burocratico, “Come spesso accade ci si trova davanti a qualcosa di simile ad un labirinto amministrativo e burocratico, complicato, se si vuole, anche da fattori legati alla gestione finanziaria del provvedimento. Ma noi imprenditori edili ci siamo abituati, sappiamo come muoverci e, se in questi anni siamo riusciti ad organizzarci siamo anche pronti. Certo dobbiamo essere bravi ad adeguare le nostre strutture e le nostre competenze a processi in cui dobbiamo trovare la nostra corretta dimensione.”

Analizzare il Decreto e i meccanismi previsti costituisce l’imprescindibile premessa per collocarsi in modo adeguato e responsabile rispetto alle opportunità offerte. “Quando è uscito il Decreto – racconta Sereno Ghiotti, contitolare con il fratello dell’omonima impresa di Trecenta in provincia di Rovigo, un’azienda con oltre 60 dipendenti che opera in diversi ambiti di mercato sia pubblico che privato – lo abbiamo analizzato con la massima attenzione e ne abbiamo colto gli aspetti importanti di novità. Ci abbiamo creduto subito, iniziando ad attrezzarci e a strutturarci per operare al meglio. É stato selezionato il personale, allargando la squadra tecnica, per essere in grado di dare risposte immediate ai nostri clienti storici e di pianificare i lavori e le richieste che nel mese successivo all’approvazione del provvedimento ci sono state poste. Abbiamo svolto un grande lavoro di relazioni e di preventivazione e misurato la nostra capacità produttiva, ampliandola, nei confronti di una domanda crescente. Tanto che oggi abbiamo già la pianificazione di tutte le attività fino a tutto il 2021. Ai clienti che non siamo stati in grado di accontentare abbiamo suggerito di cercare squadre tecnicamente competenti per fare i lavori richiesti, impegnandoci a fornire loro una supervisione e un controllo. Del resto realizzare un cappotto termico non è un’attività da tutti, richiede competenze e professionalità che non sono facili da trovare.”

La cessione del credito: opportunità e rischi

Cristiano Perale è uno sviluppatore immobiliare che guarda al superbonus come all’occasione “per offrire al mercato appartamenti da ristrutturare che possono avvicinarsi alle prestazioni del nuovo.” Il valore principale, la novità da cogliere e utilizzare al meglio è per Perale la cessione del credito, un percorso non semplice che richiede grande attenzione. “Siamo di fronte a un’opportunità da affrontare con cautela e intelligenza, e soprattutto metodo. Il salto dallo sconto in fattura al nuovo modello consente allo stesso tempo di allargare le sue potenzialità in termini di dimensione degli interventi e di selezionare meglio le imprese. Ci vuole metodo, perché l’iter e le modalità con cui il finanziamento viene erogato e recuperato ha in sé processi di verifica e di valutazione a cui il tessuto delle imprese edili non è abituato. Possiamo definirla un’opportunità, ma non per tutti. La convenienza c’è, ma l’impresa deve definire tutte le procedure necessarie a perseguire l’obiettivo. Le potenzialità sono ampie, potremmo dire straordinarie. Ma bisogna fare grande attenzione all’elemento tempo. Il meccanismo prevede certezza nei tempi e nelle procedure. Sottovalutare questi 2 aspetti può voler mettere a rischio la sopravvivenza dell’impresa.” Per Perale “ci sono condizioni molto diverse. Il quadro richiede una attenta valutazione delle condizioni di partenza, consapevolezza delle criticità che un edificio esistente presenta per poi definire ciò che si può fare e quali risultati si possono ottenere. Sbagliare può costare caro. Per questo diventa fondamentale lo screening preventivo. La carta vincente è la capacità organizzativa. I lavori previsti sono nelle corde e nella storia delle nostre imprese, quello su cui vi è carenza è l’organizzazione del processo. Il superbonus, da questo punto di vista, diventa un’occasione per industrializzare le nostre imprese, il che non vuol dire crescita dimensionale ma approccio e metodo industriale: organizzazione appunto.”

L’organizzazione e l’attenzione alla qualità delle imprese è un punto nevralgico secondo gli imprenditori intervistati. Per Sereno Ghiotti: “con il Decreto Rilancio il Governo completa un percorso in grado finalmente di mettere in condizione le imprese di operare in un mercato non più asfittico e fortemente condizionato dalla logica dei prezzi bassi, a scapito della qualità. Con il superbonus le imprese strutturate potranno assicurare quella qualità che sono in grado di dare e quei risultati, in termini di sostenibilità e di abbattimento dei costi energetici, che sono all’origine delle scelte politiche. Si apre un’operatività non più legata a un mercato caratterizzato da scontistiche esagerate. Domanda e offerta sono più allineate. É una grande occasione per dare più solidità al tessuto imprenditoriale e aiutarlo a crescere.” Anche l’impresa di Trestini, come molte altre, sta ricevendo diverse richieste di preventivi, ampliando le possibilità di lavoro. “La macchina è partita, ora dobbiamo capire meglio come si comporteranno le banche. E soprattutto come funzionerà il processo di asseverazione, quali saranno le regole e le istruzioni in materia di certificazioni dei progettisti.” Santin, in proposito, ha fatto una scelta precisa. “Come impresa abbiamo scelto di operare insieme a una multiutility, con la quale avevamo già una partnership costruita precedentemente nell’ambito di un lavoro similare. Abbiamo valutato l’opzione banche, ma fatti i conti e considerato l’iter di validazione abbiamo optato per una soluzione più semplice e immediata.”

Per quanto riguarda le banche, come sottolinea Cristiano Perale, “hanno costruito delle piattaforme digitali, attraverso le quali, con criteri di valutazione automatici, selezionano i diversi operatori e ne verificano le diverse fasi dei lavori, la congruenza tra progetto e realizzazione, tra prestazioni previste e prestazioni finali. In questo modo potranno garantirsi nei confronti dell’Agenzia delle entrate e dei suoi controlli nel tempo, vedendo riconosciuto il bonus. A questo fine diventa importante attrezzarsi e trovare delle soluzioni anche ricorrendo all’innovazione tecnologica. A questo proposito, come ANCE Venezia, stiamo chiudendo un accordo con una società che si occupa di controllo dei processi, secondo i criteri della blockchain. In questo modo ogni passaggio viene firmato e garantito, così da consentire di verificare tutto il processo passaggio per passaggio. Come si vede, siamo di fronte a un meccanismo innovativo che promuove di fatto una diversa capacità organizzativa e favorisce un percorso trasparente, rafforzando in questo modo le imprese più capaci di innovare.”

Vecchie e nuove criticità

Per Cristiano Perale l’iter e le procedure di validazione che sono alla base del meccanismo della cessione del credito costituiscono un rischio rilevante per le imprese. Per questo diventa essenziale trasparenza e organizzazione. Ma non è l’unico rischio che può determinare criticità, anche consistenti. Come ricorda Sereno Ghiotti: “dobbiamo anche considerare che, di fronte alla dimensione e alle caratteristiche del nostro patrimonio immobiliare, che è molto degradato, da un lato si amplia notevolmente lo spettro dei lavori possibili, creando le condizioni per un numero elevato di interventi, dall’altro questo nuovo mercato risulta di molto superiore alle capacità dell’attuale filiera dell’edilizia, soprattutto in termini di disponibilità di mano d’opera, di conoscenza e di competenze. C’è un gap quantitativo e qualitativo.” Non secondario è poi, come spesso accade, i il fattore temporale.  “Sarà difficile dare una risposta adeguata - continua Ghiotti - anche in considerazione dei tempi previsti dal provvedimento. Un miglioramento della situazione lo si potrebbe avere con il prospettato prolungamento, almeno fino al 2023, e ancor più se si collegherà il superbonus al Recovery Fund, arrivando a un arco temporale di almeno sette anni. Ciò consentirebbe di attuare una programmazione adeguata, dando risposte a un numero maggiore di esigenze. L’obiettivo dovrebbe essere quello di arrivare al 2030 potendo disporre di un patrimonio edilizio più adeguato alle esigenze di chi vi abita ma anche complessivamente rispetto agli obiettivi generali.” Conferma Carlo Trestini: “l’ampiezza temporale del provvedimento deve necessariamente aumentare. L’orientamento a prolungarlo fino al 2023 è un segnale positivo e ancor più lo sono le parole del ministro Patuanelli sulla possibilità che il 110% diventi una disposizione strutturale.”

Un altro rischio per le imprese, sottolineato da tutti, è quello che Ghiotti evoca con una frase ad effetto: “non bisogna avere gli occhi più grandi della bocca. Chi ritiene che fare impresa voglia essenzialmente dire fare fatturato ha la tendenza ad accaparrare un numero sempre maggiore di commesse che poi non è in grado di portare a termine, o di non rispettare quanto promesso sul piano delle prestazioni. Il risultato potrebbe essere devastante. In questo senso potremmo essere di fronte a un provvedimento che fa selezione.”

Sostenibilità e legalità

Come ricorda Cristiano Perale: “il Decreto ha un obiettivo dichiarato: migliorare l’efficientamento energetico, arrivare a una consistente riduzione dei consumi, puntando sulle fonti rinnovabili, sull’elettrico e le pompe di calore, sul solare. Ma non solo: si prevede e si spinge per un ampio utilizzo di soluzioni tecniche e di materiali nel rispetto dei CAM, aumentando la quota di sostenibilità del processo edilizio, attraverso un diverso smaltimento e il riciclo.”

“Con una programmazione a sette anni – aggiunge Ghiotti - potremmo avere degli effetti positivi in termini di efficientamento energetico e di rinnovo qualitativo e funzionale del patrimonio. Certamente, sta crescendo una cultura e un orientamento verso un sempre maggiore ricorso alla bioedilizia, a materiali e prodotti in grado di garantire un basso impatto ambientale e maggiore benessere e meno rischi per la salute. Così come l’applicazione dei CAM, con il ricorso a materiali a più elevato contenuto di riciclato, va in questa direzione. Sicuramente può anche aiutare, nel caso dei condomini, la presenza di persone più sensibili che possono contribuire ad orientare gli interventi verso un’accelerazione in termini di maggiore attenzione ad aspetti legati alla salute e a processi produttivi più sostenibili. Si sta diffondendo la coscienza di un’edilizia ad impatto più basso e più compatibile con l’ambiente.”

Per Santin il superbonus amplifica un trend di mercato che da alcuni anni si va affermando sul territorio, orientato alla sostenibilità ambientale e che sarà ulteriormente rafforzato per effetto della pandemia. “Noi ci troviamo ad affrontare da un po’ di tempo una domanda di famiglie e committenti sempre più attenti alle caratteristiche della nostra offerta progettuale, ma anche rispetto alle soluzioni costruttive, così come sul piano dei materiali. Ci vengono chieste garanzie sugli effetti ambientali delle nostre soluzioni. Dobbiamo aumentare la nostra conoscenza e allargare la nostra rete di fornitori, includendo competenze in passato impensabili. Oggi i nostri clienti sono in grado di valutare la qualità del lavoro svolto ed esigono di verificare quanto gli andiamo a proporre e a preventivare. Così un valore aggiunto diventa la nostra disponibilità e capacità di dialogo e di fornire informazioni misurabili. Ed è chiaro che in questo ambito l’impiantistica assume una rilevanza particolare. Ciò vale soprattutto per le nuove generazioni, che costituiscono, del resto, anche il nostro futuro come impresa.”

Il provvedimento, inoltre, potrebbe contribuire a far crescere il comparto edilizio anche per quanto riguarda un più ampio rispetto della legalità. Lo sottolinea Ghiotti evidenziando che si tratta di un aspetto importante e che se “non riguarda le imprese strutturate come la nostra, caratterizza i comportamenti di tante piccole imprese, che dovranno necessariamente cambiare mentalità se vogliono operare nell’ambito del 110%. L’ampiezza normativa e la sua complessità costituiscono un elevato fattore di rischio se non fai uno sforzo per entrate con rigore ed esattezza di comportamenti nel meccanismo di gestione, rispettando le regole.” Un fattore che sta particolarmente a cuora a Trestini che ne condivide il rigore. “Le regole previste per l’applicazione del 110% al fine della cessione del credito sono giustamente stringenti e prevedono la verifica dei comportamenti delle imprese, anche in materia di gestione della mano d’opera. In questo senso il provvedimento può aiutare a far crescere il settore. In questo modo sarà possibile selezionare più attentamente e premiare le imprese meglio organizzate, in grado di assemblare competenze e metodo, garantendo il rispetto della legge.”

Volendo sintetizzare, dalle parole degli imprenditori il superbonus appare non solo uno strumento per dare fiato al settore, ma anche il terreno su cui misurare la capacità del tessuto delle imprese di innovarsi, di adeguarsi ai trend del cambiamento. Il che vuol dire saper gestire processi costruttivi, soluzioni, modalità di lavoro diversi. Il superbonus come l’occasione per selezionare le imprese, nel segno della qualità, dell’organizzazione, della sostenibilità e del rispetto delle regole. In questo senso è una sfida da vincere, non solo per la filiera, ma per tutti.

 

t

o

p