TECNOLOGIA

Stare bene. L’importanza della Telemedicina

Lo scenario aperto dall’emergenza mostra nuove opportunità e scelte di innovazione tecnologica per il benessere e la salute

Martino Almisisi

27 APRILE 2020
salute, telemedicina, benessere, tecnologia e medicina

La pandemia da Coronavirus ha evidenziato drammaticamente l’importanza di poter disporre di attrezzature in grado di limitare i contagi, ridurre gli effetti sanitari e salvare vite umane. Di particolare rilevanza è poi il monitoraggio delle condizioni fisiche, soprattutto per quanto riguarda persone anziane o che presentano patologie croniche, per le quali il rischio di contagio e di morte aumenta esponenzialmente. Condividere informazioni e relazionarsi da remoto con chi ci può aiutare a curarci a distanza e a consentire di ridurre i contatti, assicurando comunque livelli di assistenza adeguati alle diverse situazioni fa la differenza.

Quale scenario avremmo potuto avere se avessimo potuto disporre di un sistema integrato di telemedicina e sensoristica diffusa, abbinata a sistemi di smart home rispetto a tutte le categorie di persone, ad iniziare da quelle a maggior rischio? Quasi sicuramente saremmo stati in grado di gestire meglio i contagi, ridurre i rischi degli operatori sanitari, consentire alle persone di sentirsi meno esposte e rassicurate.

Una definizione e qualche numero

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con eHealth si intende l’uso della tecnologia per migliorare la salute e il benessere umano e per potenziare i servizi del sistema sanitario nazionale. Per l’Unione europea essa è l’insieme di strumenti e servizi che valorizzano le tecnologie informatiche e di telecomunicazione per migliorare la prevenzione, la diagnosi e le terapie delle patologie, oltre al monitoraggio e alla gestione della salute e degli stili di vita.

Utilizzare al meglio le potenzialità offerte dalla digitalizzazione e dalle tecnologie per far stare bene le persone, rendendo più efficiente il sistema assistenziale e sanitario. Il che vuol dire migliorare la qualità della vita e allo stesso tempo ridurre i costi economici pubblici e molte criticità presenti nei servizi ospedalieri.

Stando ai dati dell’ultimo rapporto presentato poco meno di un anno fa a cura dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, "nel 2018 la spesa per la sanità digitale cresce del 7%, raggiungendo un valore di 1,39 miliardi di euro e rafforzando il trend iniziato nel 2017, quando l’aumento era stato del 2%. Le strutture sanitarie sostengono la quota più rilevante della spesa, con investimenti pari a 970 milioni di euro (+9% rispetto al 2017), seguite dalle Regioni con 330 milioni di euro (+3%), dai Medici di Medicina Generale (MMG) con 75,5 milioni (+4%), pari in media a 1.606 euro per medico e dal Ministero per la Salute con 16,9 milioni di euro (contro i 16,7 milioni nel 2017)."

Secondo The European Healthcare Startup Ecosystem, realizzato dal fondo di venture capital Nina Capital, in Europa ci son 162 acceleratori di start-up dedicate al settore Healthcare, tra questi la Gran Bretagna, con 20, la Germania con 17 e l’Italia con 15.

Le start-up nel campo della sanità digitale, secondo Assobiomedica, solo nel settore dei dispositivi medici nell’aprile del 2018 erano 324, di cui il 43% "spin-off" della ricerca pubblica, circa il 20% aziendali e il 30% incubate in parchi scientifici e tecnologici. L’ambito di sviluppo riguarda per circa un terzo le biotecnologie (31%), circa un altro terzo la ICT (31%) e il resto materiali avanzati (9%), nanotecnologie (6%) e robotica (6%).

Questo processo di sostegno alla ricerca e ad esperienze innovative nel campo della sanità digitale trova un riscontro ancora più significativo a livello mondiale dove sempre nel 2018 si sono investiti nell’eHealth ben 18 miliardi di dollari, con una crescita del 56% rispetto all’anno precedente. Dal 2014, inoltre, ne sono stati raccolti dai fondi di venture capital ben 45 miliardi. Un trend destinato a crescere ulteriormente, alla luce dell’attuale emergenza sanitaria mondiale, anche rispetto alle stime più recenti che prevendevano nel 2024 un valore globale del mercato di 400 miliardi di dollari.

L’attenzione alla salute delle persone cresce in tutto il mondo e i risultati raggiunti dall’innovazione e dalle potenzialità della digitalizzazione spingono gli investimenti e incalzano gli Stati a sostenere sistemi amministrativi e scelte in grado di favorire la diffusione della digitalizzazione e del monitoraggio a distanza della salute. Del resto gli effetti positivi anche sul debito pubblico e sull’efficienza dei sistemi sanitari appaiono ormai evidenti.

La telemedicina e la sua diffusione in Italia

Sono diversi i fattori che favoriscono una sempre maggiore diffusione e ricorso alla telemedicina. Tutti destinati ad assumere una sempre maggiore rilevanza in seguito a questa pandemia. In primo luogo la crescente consapevolezza dell’importanza di poter fare riferimento a una gestione della propria salute evitando l’ospedalizzazione, se non in casi di necessità. In secondo luogo la crescente dimestichezza e facilità di utilizzo di device digitali a cominciare dallo smartphone che accompagna continuamente la nostra quotidianità. Due fattori destinati a costituire la base su cui innestare un processo di accelerazione nel rapporto con la sanità digitale.

Nel 2017 nel nostro Paese su un totale di 43 milioni di utenti attivi, il 32% aveva utilizzato i servizi digitali per raccogliere informazioni sulle strutture sanitarie, mentre il 22% per prenotare servizi di check-up e un 18% per controllare i referti medici o per ricevere dei promemoria sulle visite mediche precedentemente prenotate.

Come è emerso dalla ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano "le App e i wearable stanno ormai entrando nella quotidianità dei cittadini, con il 41% che utilizza una applicazione di coaching o un dispositivo indossabile per il monitoraggio dello stile di vita. Sono particolarmente diffuse tra i giovani sotto i 35 anni (55%), mentre l’uso diminuisce oltre i 55 anni (29%). Lo strumento più presente è lo smart watch, utilizzato da un cittadino su tre, con un vero e proprio boom rispetto all’8% registrato nel 2018." Dall’indagine del Politecnico emerge, tuttavia, come ben il 75% dei cittadini che usa le App non invii né comunichi al proprio medico i dati raccolti, che rimangono quindi spesso inutilizzati. Cresce anche l’utilizzo di strumenti digitali da parte dei medici e del personale sanitario per comunicare o condividere informazioni e documenti con i pazienti. Secondo un sondaggio relativo a 2.322 medici, inserito sempre nella stessa ricerca, la mail è il canale più usato: mediamente lo utilizza l’83% degli intervistati. Ricorre a WhatsApp oltre il 60% del campione.

La crescita di un utilizzo quotidiano dei device rafforza e potenzia il valore della telemedicina favorendone una sempre maggiore diffusione. Ciò appare ancora più essenziale in una società come quella italiana caratterizzata da progressivo invecchiamento della popolazione e a cui si accompagna una spesa sanitaria sempre più insostenibile. Lo scenario che si sta vivendo nel nostro Paese ne ha evidenziato le principali criticità. Ecco allora che la telemedicina può giocare un ruolo fondamentale nell’integrazione fra ospedale e territorio e nelle nuove forme di aggregazione delle cure primarie. Se però guardiamo alla composizione della spesa sanitaria digitale italiana quella dedicata al rapporto con il paziente attraverso sistemi di informazione e gestione in remoto risulta poco sviluppata. Nel 2019 i servizi di Telesalute, per la diagnosi, monitoraggio, gestione e responsabilizzazione dei pazienti e Teleassistenza, per la presa in carico della persona anziana o fragile a domicilio, risultano sostanzialmente presenti solo con progetti pilota, e riguardavano rispettivamente il 27% e il 22% delle aziende ospedaliere. Anche tra i medici di base la Telemedicina fatica a diffondersi. Il sondaggio dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità lo rileva soltanto nel 4% del campione. Secondo il responsabile scientifico Cristina Masella "il livello di maturità che emerge dalla fotografia della situazione attuale mostra un quadro ancora disorganico, nonostante una lenta, seppur costante, crescita rispetto alle rilevazioni degli ultimi anni." Per poi sottolineare come "l’adozione delle tecnologie digitali e la loro corretta integrazione nel Patient Journey consentirebbero, se pienamente sfruttate, di mettere davvero il paziente al centro dell’ecosistema, rendendo più appropriato e sostenibile il suo rapporto con i professionisti sanitari e con il sistema salute".

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