ABITARE

Soluzioni a prova di confort

La progettazione integrata e le nuove tecnologie nel mercato residenziale a Milano e non solo

Guido Davoglio

26 GIUGNO 2020
domotica, risparmio energetico, ambiente, sostenibilità, impianti, innovazione e casa

Milano è il più grande laboratorio italiano per le nuove declinazioni dell’abitare e degli spazi di lavoro, ma è anche teatro di significative trasformazioni urbanistiche che coniugano le singole iniziative (nuove costruzioni o recupero e riqualificazione dell’esistente) con una più ampia rigenerazione del territorio (quartieri degradati o aree dismesse), innervandole sempre più spesso di nuove tecnologie.

Tutto ciò ha accresciuto negli ultimi anni l’attrattività della città come luogo dove vivere, con la consapevolezza però che il prodotto “casa” non è più riducibile alla sola iniziativa immobiliare in senso stretto. Si assiste infatti a una correlata e crescente domanda di servizi e tecnologie, ma anche ad una più approfondita valutazione degli impatti sociali ed ambientali degli interventi durante l’intero ciclo di vita.

L’edilizia in altri termini non è più autoreferenziale (per la verità non lo è mai stata, ma forse oggi ne abbiamo maggior consapevolezza), e fin dalle prime fasi della progettazione è inevitabile l’adozione di un nuovo paradigma: la progettazione integrata. Essa costituisce ormai un approccio necessario, tuttavia non sempre gli strumenti culturali in nostro possesso, derivanti da una visione parcellizzata dei saperi, consentono di apprezzarne appieno la portata e di disporre delle strategie più adeguate ad applicarla. La progettazione integrata esprime già nella sua stessa definizione il concetto di integrazione dei saperi; una integrazione che orienti non solo verso un progetto coordinato, ma soprattutto verso precisi obiettivi di sostenibilità economica, sociale ed ambientale attraverso l’applicazione di una visione aperta e multidisciplinare.

Ma quali sono oggi gli strumenti operativi per assecondare questo nuovo approccio? Il BIM (Building Information Modeling) innanzitutto, non solo come strumento di coordinamento multidisciplinare in fase di progetto, ma soprattutto come base di dati per la gestione dell’immobile nel suo intero ciclo di vita. Il “digital twin” ovvero il modello digitale dell’edificio, se sufficientemente accurato ed interoperabile, sia con il sistema di supervisione (B.A.C.S.: Building Automation & Control System) sia con il software di gestione e manutenzione del facility, rappresenta un patrimonio informativo fondamentale per l’efficace monitoraggio dell'efficienza e della sicurezza dell’edificio, nonché per la programmazione degli interventi di manutenzione. Inoltre l’acquisizione e storicizzazione dei consumi energetici e la sensoristica con intelligenza distribuita consentono azioni predittive in ottica di miglioramento e di ottimizzazione delle prestazioni nel tempo (continuous commissioning). Il modello digitale permette poi di dialogare con i sistemi di controllo degli utenti (domotica), sia per quanto riguarda il controllo dei consumi, sia per assecondare comportamenti virtuosi, fornendo avvisi e reportistica personalizzata.

Un altro strumento potente è costituito dall’adesione volontaria a un protocollo di certificazione ambientale, uno strumento di rating oggettivo e misurabile della sostenibilità dell’intervento che, andando oltre il “business as usual” rappresentato dalla normativa cogente, offre i vantaggi dell’ulteriore riduzione dell’impatto ambientale, sia in fase di costruzione, sia durante il ciclo di vita degli immobili (energia, materiali, acqua, mobilità…), ma anche una maggior attenzione per il benessere per gli occupanti (Indoor Environmental Quality), con l’attenzione per la salubrità e per il comfort.

È opportuno rammentare infine anche le prestazioni richieste dal più recente PGT di Milano, in particolare i nuovi concetti di neutralità carbonica e di Riduzione dell’Impatto Climatico (RIC), introdotti dall’art. 10 “Sostenibilità ambientale e resilienza urbana”, che spingeranno ancor più verso un approccio sostenibile nella progettazione dell’ambiente costruito. Il prodotto della progettazione non è più quindi solo lo spazio fisico confinato che accoglie l’occupante, ma anche la sua “nuvola” di comfort (benessere termo-igrometrico ed acustico, luce naturale, salubrità dell’aria…) che lo accompagna all’interno degli ambienti, adattandosi dinamicamente alle variazioni del metabolismo umano e alle fluttuazioni climatiche esterne.

Le tecnologie proposte devono pertanto assecondare questo nuovo approccio, garantendo obiettivi apparentemente divergenti (efficienza e comfort) che una buona progettazione può però riconciliare attraverso la massima integrazione del sistema edificio-impianto.

La pianificazione del sistema edilizio, per esempio, seguirà i criteri della progettazione a basso consumo energetico, mediante un’analisi dell’irraggiamento solare e degli scambi termici tramite appositi strumenti di simulazione dinamica energetica, che tengano conto non solo della trasmissione di calore (trasmittanze, ponti termici) ma anche dei più complessi effetti di mitigazione determinati dall’inerzia termica delle strutture e da eventuali tecniche passive (schermature solari e ombre portate, attenuazione dell’isola di calore con materiali di copertura chiari e/o riflettenti e tetti verdi).

Tali azioni sull’involucro ridurranno a monte i fabbisogni energetici e la potenza installata degli impianti di climatizzazione, basati ormai in larga prevalenza su sistemi a pompa di calore (a scambio aerotermico, idrotermico o geotermico) in sinergia con altre sorgenti a fonte rinnovabile (negli edifici soprattutto il fotovoltaico e il solare termico); le prestazioni minime saranno conformi all’attuale normativa sugli edifici NZEB (Near Zero Energy Buildings) o superiori, se si intende orientare il progetto verso prestazioni di eccellenza.

I sistemi residenziali di climatizzazione a bassa temperatura, che ben si abbinano alla tecnologia della pompa di calore a bassa entalpia, assicurano superiori condizioni di comfort, specie se associati a sistemi radianti (pavimento o soffitto), benché occorre riconoscere come i fabbisogni specifici sempre più contenuti delle nuove abitazioni consentano di valutare anche sistemi alternativi ad aria che, se ben progettati, offrono garanzie simili sotto il profilo del comfort integrando anche l’ormai imprescindibile sistema di ventilazione meccanica controllata (VMC) a recupero di calore.

La qualità dell’aria (IAQ: Indoor Air Qaulity) negli ambienti confinati è un tema altrettanto decisivo che la VMC già citata asseconda, insieme ad altre ulteriori strategie come l’adozione di materiali di finitura ecologici e/o basso-emissivi (privi di VOC e solventi) e di sistemi di monitoraggio in continuo dell’IAQ (sonde di qualità dell’aria).

La rivoluzione digitale ha attraversato negli ultimi anni anche l’edilizia residenziale, e nella gestione quotidiana degli impianti di un’abitazione di nuova costruzione essa può essere declinata in un sistema domotico strutturato, con funzioni di base e opzionali.

L’alternativa, specie se vogliamo trasformare in “Smart Home” un’abitazione esistente con impianto elettrico tradizionale, consiste più spesso nel ricorso a sensoristica e dispositivi intelligenti IoT (Internet of Things), oggetti direttamente connessi alla rete domestica e gestibili anche con i principali assistenti vocali presenti sul mercato (Amazon Alexa®, Google Home® o Apple Casa®…). Questa alternativa è un’opportunità che il mercato consumer ha rapidamente arricchito con un ventaglio di prodotti pressoché illimitato, che spazia dalla sicurezza (videosorveglianza, antintrusione e controllo accessi, rilevazione fumi) alla regolazione dei sistemi termici, dall’illuminazione al monitoraggio della qualità dell’aria ecc.

Concentriamoci per il momento esclusivamente su un sistema domotico strutturato, come generalmente viene proposto in fase di commercializzazione nelle nuove iniziative residenziali. Prescindendo dalla specifica scelta di mercato, la nostra esperienza ci suggerisce le seguenti caratteristiche imprescindibili per disporre di un sistema domotico flessibile e scalabile, che ne mitighi la rapida obsolescenza: disporre di un’infrastruttura digitale aggiornabile nel tempo, basarsi su un protocollo di comunicazione aperto, consentire l’integrazione di nuovi dispositivi IoT di terze parti ed agevolare l’accesso e la gestione del sistema anche da remoto.

E’ sempre bene concentrarsi sull’effettiva utilità e semplicità d’uso delle dotazioni di base da proporre, tra esse possiamo annoverare la gestione della climatizzazione degli ambienti (con cronoprogrammi), il controllo dei carichi elettrici, il comando on/off dell’illuminazione, l’integrazione della video-citofonia nel touch panel di appartamento e la creazione di scenari di base personalizzati; sono generalmente solo predisposte la gestione centralizzata degli oscuranti motorizzati, l’integrazione dell’impianto antintrusione e della videosorveglianza, la filodiffusione, il monitoraggio dell’IAQ ed altre dotazioni e scenari evoluti (per esempio l’illuminazione dimmerabile e RGB).

La casa si configura pertanto come un sottosistema intelligente e connesso, inserito all’interno di un’architettura più ampia a partire dai sistemi di regolazione di edificio con i quali dialoga per monitorare e ottimizzare i consumi energetici e idrici, ma anche con i servizi offerti dallo sviluppo dei servizi collettivi in ottica “Smart City” quali la mobilità, i servizi pubblici ai cittadini, lo smart metering, la gestione integrata del servizio idrico e della raccolta rifiuti.

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