FORMAZIONE

Serve un’edilizia che sappia guardare al futuro

Intervista al sindaco di Cittareale, Francesco Nelli, uno dei comuni del reatino colpiti dal terremoto e più danneggiati dal sisma.

Viola Moretti

27 DICEMBRE 2017
edilizia, terremoto, sicurezza, formazione e innovazione

Lo scorso anno è stato definito “nero” per via dei numerosi danni causati dai tanti episodi sismici nell’Italia centrale. Cittareale è uno dei comuni colpiti dal terremoto del 24 agosto 2016. Come è stata affrontata l'emergenza dalla vostra amministrazione? 

Sono diventato sindaco il 6 giugno del 2016 e mai avrei pensato di dover affrontare l’emergenza di un terremoto che il 24 agosto ci ha costretto a dover ripensare dalle fondamenta la nostra vita. Dopo il sisma del 2016, nel mio paese, pur non essendoci crolli, abbiamo dovuto far fronte sia all’inagibilità totale della scuola, che a quella parziale dell’edificio comunale. Nel contempo, abbiamo da subito dialogato con la Prefettura per i soccorsi ad Amatrice ed Accumoli, mettendo a disposizione il nostro campo sportivo come base operativa avanzata dei Vigili del Fuoco che intervenivano ad Amatrice. Già da quei primi momenti, ho capito di dover prendere una decisione che dopo il 30 ottobre è diventata una certezza: rimboccarci le maniche e ripensare totalmente il nostro territorio ed il nostro vissuto. Le scosse del 30 ottobre e del 18 gennaio 2017 hanno infatti reso inagibile totalmente il municipio e ci hanno costretto a chiudere buona parte del centro storico di Cittareale, situato a monte, in quanto le inagibilità erano troppo estese. Così dopo i necessari confronti con la Protezione Civile e le valutazioni del caso, abbiamo ritenuto opportuno di trasferire a valle, nei pressi della strada Salaria, in un’area chiamata Ricci, sia la scuola che tutti i servizi fondamentali per il nostro comune.

Come sta avvenendo la ricostruzione? 

In questo momento si stanno prendendo in considerazione i danni più lievi e quindi le abitazioni classificate come “B”. Nei prossimi mesi siamo in attesa di altri procedimenti amministrativi riguardanti le aree perimetrate che, nel caso del mio comune, riguardano due frazioni. Sicuramente mi aspetto che i procedimenti possano essere snelli. Siamo in contatto giornaliero con l’Ufficio Ricostruzione della Regione ed abbiamo organizzato incontri informativi pubblici nelle settimane scorse. Capisco che la burocrazia spaventi i cittadini, ma il compito di chi rappresenta le istituzioni deve essere quello di vigilare ed informare prontamente la popolazione su tutte le ordinanze che stanno susseguendosi in questi mesi. Trattandosi di denaro pubblico occorre gestirlo nella maniera più trasparente e aderente alle norme.

Quali sono le priorità e le principali azioni da mettere in atto sul territorio per evitare nuovi disastri? 

Io credo che nella fase di emergenza vera e propria, e mi sembra che il mio pensiero sia condiviso da molti, si è ancora una volta data dimostrazione di grande preparazione da parte della Protezione Civile e da tutte le Forze impegnate. E parliamo di un evento mai affrontato e che ha visto numerose repliche. Quello che dobbiamo fare è capire che in una casa, in un edificio pubblico, la priorità assoluta deve essere quella delle strutture portanti. Molto spesso ci occupiamo di curare l’arredamento, gli impianti all’interno delle case, che tuttavia rimangono strutture fatiscenti. Dobbiamo anche qui segnare un cambio di passo.

Come fare perché la ricostruzione divenga un'opportunità di sviluppo? 

Rimboccandoci le maniche e cercando di programmare il futuro in maniera intelligente. La scelta di portare a valle i servizi, visto anche il periodo storico attuale, ci è sembrata la più vincente e consona; oggi il nostro paese va ripensato alla luce di nuove strategie digitali, di ecosostenibilità e di costruzioni antisismiche. Solo rilanciando in questo modo e pensando alle nostre produzioni tipiche e ai nostri tesori ambientali, possiamo affrontare questo periodo di difficoltà cercando di cogliere le opportunità che già numerose abbiamo trovato sul nostro percorso.

Quale ruolo può avere l’edilizia? 

L’edilizia ha un compito epocale: quello di ripensare in maniera ecosostenibile e tecnologica (domotica) i nostri territori. Il dibattito sulle modalità costruttive è inevitabile in questi frangenti. Ma credo che più che le tipologie di costruzione, dovremmo soffermarci su un’edilizia che sappia guardare al futuro senza aver paura di utilizzare materiali innovativi e sfruttare tutte le tecnologie, cercando nel contempo di non snaturare la tipicità tradizionale delle nostre costruzioni. Credo che sia una sfida emozionante e nel nostro paese sicuramente siamo all’avanguardia su queste tematiche.

Il FORMEDIL si occupa di formazione in edilizia. Che importanza ha, secondo lei, la formazione in situazioni di emergenza come quella della sua città? 

Ha un’importanza essenziale. Lo si è visto con le macerie di Amatrice ed Accumoli che hanno portato alla luce gravi lacune costruttive sulle quali giustamente la magistratura sta svolgendo le adeguate indagini del caso. I primi quattro seminari di “formiamo il territorio”, vanno in una direzione auspicabile. Serve multidisciplinarietà fra gli esperti delle singole materie. Io credo che abbiamo esperti e tecnici in abbondanza, dovremmo solo far valere questi argomenti e queste riflessioni nel contesto nazionale, facendo capire a tutti che è necessario riflettere e programmare non solo dopo un disastro come il nostro, ma anzi investire risorse sui borghi che sono attualmente in pericolo. E’ un cambiamento epocale per il nostro modo di pensare, ma lo dobbiamo a tutti i morti dei precedenti terremoti. Non facciamo passare ancora una volta questa opportunità di cambiamento. 

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