ABITARE

Saper gestire il cambiamento: flessibilità, qualità, benessere

A colloquio con Paolo Poddi, consigliere d’amministrazione di Copernico Srl

Martino Almisisi

20 MAGGIO 2020
coworking, smart, work, lavoro, ufficio, innovazione, progettazione e spazi

Oggi i Business centre firmati Copernico costituiscono un modello in forte espansione, frutto di un progetto che ha saputo rispondere pienamente al cambiamento del mondo del lavoro nell’era della digitalizzazione. Intorno a questa trasformazione si è sviluppato un progetto di investimenti e di business nel quale rientrano tutti quegli elementi che caratterizzano le soluzioni innovative e di successo nel mercato immobiliare orientato al futuro: flessibilità, centralità dei servizi, personalizzazione degli spazi. Di questo mondo che cambia e dell’impatto sempre maggiore della digitalizzazione sul Real Estate abbiamo parlato con il consigliere d’amministrazione di Copernico, Paolo Poddi.

“Per ragionare di quali spazi abbiamo bisogno dobbiamo avere la consapevolezza dei profondi mutamenti sociali che, soprattutto nell’ultimo ventennio, hanno caratterizzato la nostra società. Se penso a mio padre, avvocato figlio di avvocati, mi trovo davanti una persona che ha vissuto sempre e costantemente all’interno di un percorso lavorativo e di relazioni predefinito, con chiari punti fermi, stabile e fortemente radicato su un determinato territorio, con un sistema di relazioni basato sul rapporto umano diretto. Oggi per noi e per i nostri figli è molto diverso. Quel che sta accadendo in questi giorni è un esempio concreto della profonda e irreversibile trasformazione che caratterizza il nostro tempo e che è destinata ad accelerare i cambiamenti proprio sul piano delle relazioni. Vivere nell’era della digitalizzazione vuol dire aver abbandonato quel mondo stabile e certo, vuol dire vivere in condizioni di continua mutazione, di forte mobilità. Con la conseguenza che le nostre relazioni, i nostri modi di vivere e di lavorare sono altri, completamente differenti. Essere sempre connessi è oggi una condizione umana che modifica profondamente il modo con cui ci relazioniamo con gli altri e che si riverbera sul nostro rapporto con lo spazio e con gli ambienti di vita e di lavoro. Così gli spazi in cui queste relazioni si esplicano cambiano. I vecchi luoghi di aggregazione come le piazze non ci sono più, la motorizzazione spinta, i tempi di lavoro ne hanno cambiato la funzione originaria. Il tuo modo di vivere richiede nuove modalità per costruire queste relazioni. Abbiamo bisogno di nuove forme di costruzione delle nostre reti relazionali. Cerchiamo modi nuovi di costruire o entrare a far parte di una comunità nell’era digitale. La nostra esigenza è quella di condividere partner, reti e, sul lavoro, clienti. Abbiamo bisogno di contrastare i rischi di disumanizzazione delle città contemporanee. Tutto ciò porta a richiedere nuovi spazi e all’affermazione di nuovi modelli di abitare questi spazi.”

Tutto questo cosa comporta rispetto alla progettazione e al modo in cui approcciare nuove operazioni immobiliari?

“Per qualunque progetto innovativo, per qualunque nuovo modello il punto da cui partire è la domanda di comunità, il che vuol dire identità, scambio, maggiore sicurezza e ricerca di certezze, quelle certezze che il mondo contemporaneo ha smontato ed emarginato dai suoi modelli di successo e di vita. Ecco allora le risposte come il cohousing, dove mettere al centro l’idea di comunità, non di semplice messa a disposizione di spazi anonimi, ma progettati e forniti secondo una ampia e qualificata gamma di servizi orientati a favorire lo stare insieme. Luoghi come i business centre che noi progettiamo e gestiamo o i co-housing, vogliono dare delle risposte al cambiamento, ad esigenze profonde che caratterizzano le donne e gli uomini del nostro tempo. La situazione straordinaria che stiamo vivendo in questi giorni ci riporta alla concretezza di relazioni tra persone, scopriamo chi ci vive accanto perché passiamo più tempo con loro. È questo il senso della comunità. Ecco allora l’importanza degli spazi comuni dei nuovi luoghi di aggregazione collegati da un lato ai luoghi di lavoro, dove si passa sempre più tempo e dall’altro alle abitazioni dove a fronte di appartamenti piccoli fanno da contrappeso spazi ampi dove ritrovarsi intorno a servizi comuni.

 

Quindi come si sta delineando il mercato? Quali le priorità e i processi destinati a produrre le maggiori innovazioni?

“Quello che stiamo vedendo, ad iniziare da Milano, ma non solo, è un modo completamente diverso di percepire l’investimento immobiliare. I nuovi investitori si muovono verso rendimenti stabili, anche con ritorni medi più contenuti, ma richiedono certezze sulla riuscita dell’operazione. Egualmente, si presta grande attenzione ai processi di cambiamento demografico, ai nuovi target. Pensiamo al tema dell’invecchiamento, alle nuove esigenze di un senior housing di qualità con soluzioni progettuali costruite intorno a una ampia gamma di servizi individuali e collettivi. E in grado di recepire una varietà di esigenze ad iniziare da quelle di anziani soli. Un senior housing permeato di digitalizzazione e di innovazioni in grado di aumentare e qualificare la propria offerta sul piano ad esempio della salute e dell’assistenza domiciliare o a distanza. Un altro aspetto importante riguarda la capacità di pensare e gestire l’offerta immobiliare in una logica di flessibilità, ovvero essendo in grado di adeguare le soluzioni proposte a diverse tipologie di domanda e di categoria sociale. Ciò va d’accordo con le richieste di personalizzazione e con la crescita della consapevolezza degli utenti di ciò che vogliono. Un terzo aspetto è quindi la sartorizzazione. In questo scenario in evoluzione un altro elemento fondamentale è la redditività delle diverse categorie di utenti. L’immobile, l’appartamento, la casa ambita dai nostri genitori è qualcosa di impossibile per le nuove generazioni. Ecco un altro fattore che richiede al Real Estate un ripensamento profondo dei modelli di offerta e delle tipologie edilizie. In questo ambito rientra anche il tema della riqualificazione del patrimonio esistente, delle dimensioni medie degli alloggi e della loro riconfigurabilità rispetto alle nuove famiglie, ai nuovi stili di vita. Per chi opera su questo mercato diventa importante avere la capacità di inventare soluzioni in grado ad esempio di usare il patrimonio come bene di scambio, gestendolo all’interno di una strategia più ampia attirando nuove modalità di investimento e nuovi operatori, spesso assenti nel nostro Paese.” 

Come tutto questo va ad impattare in una logica di rigenerazione urbana?

“Le nostre città devono trasformarsi per saper dare risposte adeguate alle esigenze nuove di una popolazione cambiata profondamente nella sua struttura sociale, nelle sue abitudini e nei suoi modi di vivere. Sulla città l’impatto della digitalizzazione può avere un effetto molto positivo, nell’alleggerire le criticità legate ad esempio all’affollamento, agli effetti negativi sull’ambiente, alla cattiva gestione dei flussi turistici. La concezione della smart city è alla base di questo cambiamento e mette in gioco le potenzialità dell’innovazione legata a una gestione più organizzata, a prevedere i fenomeni. Dobbiamo pensare a trasformare le nostre città a dimensione delle nuove esigenze. Dobbiamo rendere nuovamente vivi i centri storici, restituendo sviluppo economico e sapendo gestire il grande patrimonio monumentale di cui disponiamo.  Pensiamo a Venezia, alle sue criticità, alla sua perdita di popolazione, alle difficoltà di assorbire flussi turistici senza controllo e alla crescita esponenziale di bed & breakfast e affittacamere. Tutto questo potrebbe cambiare mettendo al centro un grande progetto di digitalizzazione, puntando sulle potenzialità oggi offerte in termini di programmazione, di gestione dei flussi, di investimento in una logica di smart heritage. Usare queste potenzialità per cambiare il modello di fruizione della città e delle sue ricchezze culturali, dei suoi paesaggi, favorendo anche nuovi modelli di business immobiliari. Sono riflessioni che possono valere per tutte le nostre città storiche. L’idea guida dovrebbe essere quella di puntare a semplificare la fruibilità dei beni e dei servizi.”

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