POLITICA

Roma: dal degrado alla rigenerazione

La soluzione può essere una visione condivisa che preveda la collaborazione tra pubblico e privato

Alfredo Martini

05 GENNAIO 2020
roma, governance, città, capitale, riqualificazione e rigenerazione urbana

Per ripartire Roma ha bisogno di una profonda e attenta riflessione sull’attuale stato di crisi che sta vivendo. È un’esigenza che emerge con forza da tutte le analisi e dalla diffusa consapevolezza della società civile e del tessuto economico del territorio. Quel che oggi serve, al di là di un dibattitto sulla congiuntura e sulle soluzioni per risolvere problemi emergenziali e strutturali, è una condivisione su una visione di quello che Roma dovrà essere nella sua dimensione metropolitana, rispetto sia al territorio regionale che nazionale. Una visione che chiama in causa il suo essere  “Caput mundi”, Capitale d’Italia e città metropolitana.

 

Invertire il declino fisico e morale

Roma oggi appare slabbrata nella sua identità, abbandonata dalla nazione, dalle amministrazioni chiamate a governarla e a salvaguardarla. I suoi stessi cittadini negli ultimi anni hanno sviluppato aggressività e comportamenti ispirati più all’esigenza di sopravvivere che di rispettare le regole. Così che il risultato è sotto gli occhi di tutti: degrado e declino fisico e morale. Dallo stato delle strade, alle carenze del sistema dei trasporti, alla città coperta dai rifiuti. Ma dietro questo c’è qualcosa di ben più profondo e preoccupante.

La fotografia, infatti, che emerge da una prima, rapida e sintetica analisi dei dati economici rilevati da diverse fonti ufficiali vede una città:

• in costante calo demografico; - 7,6% di nascite nel 2017;

• con un numero crescente di stranieri: in 8 anni la percentuale sul totale della popolazione è più che raddoppiata: dal 6% al 13,4% ed occupati prevalentemente in lavori non qualificati (50,6% contro il 38,8% della media nazionale)

• con una struttura economica in profonda crisi: dal 2008 il PIL è sceso del 6%, mentre a Milano è cresciuto dell’1% e il dato pro-capite è calato del 15% contro il 9% della media nazionale e il 6% di Milano; caratterizzata da una consistente contrazione dell’occupazione nei settori produttivi (agricoltura -15,9%, industria -22%, edilizia-15,4%, trasporti -11,4%) e una crescita concentrata nella  PA (+10,2, contro -11,5% Italia), nel commercio ambulante (dal 2011 +30% di imprese) e degli  “affittacamere” (+150%);

• con una crescita del disagio economico e sociale: fra il 2008 e il 2016 il numero di famiglie senza alcun occupato sono aumentate del 117,3%; la povertà in età infantile è passata dal 3,9% del 2005 al 12,5% nel 2016; i minori che vivono in famiglie di potenziale difficoltà economica rappresentano il 13,2% del totale dei minori, con un aumento del 184,5% rispetto al 2008;

con condizioni sanitarie allarmanti: al 29 posto nella classifica nazionale delle città per qualità della salute (contro l’8° posto di Milano), al 22° posto per mortalità ogni 1000 abitanti e 102° posto per farmaci e soprattutto 102° per consumo di farmaci per asma e BCO.

E se proiettiamo questa fotografia rispetto a quelli che sono alcuni fenomeni destinati a condizionare qualunque ipotesi di futuro - quali il cambiamento demografico, le dinamiche migratorie, il cambiamento climatico, la globalizzazione e la rivoluzione digitale -  siamo di fronte a uno scenario che esige, da un lato una ridefinizione delle vocazioni economiche e produttive e dall’altro una rinnovata e originale capacità di saper immaginare cosa deve diventare Roma nel nuovo contesto globale e rispetto a uno sviluppo territoriale e nazionale. Diventa indispensabile e urgente costruire un percorso in grado di aggregare pensiero, competenze e proposte dalle quali partire per condividere una forte visione della Roma del futuro.

E’ necessario innescare un processo che restituisca alla città e ai suoi abitanti fiducia in sé e rispetto alla possibilità di cambiare, di invertire il trend negativo. Una fiducia da costruire su un’analisi delle potenzialità esistenti, frutto di competenze diverse e attenta a quello che oggi può esprimere la città, alle sue vocazioni economiche tradizionali, in grado di intercettare le novità, il dinamismo, soprattutto proveniente dalle periferie e dalle nuove generazioni. Un grande progetto fondato su modelli di trasformazione e di sviluppo basati sulla sostenibilità, sulla connettività, sull’interoperabilità, l’inclusione e la solidarietà.

 

Un metodo per la rigenerazione

Il lavoro svolto da Civiltà di Cantiere negli ultimi 3 anni ci ha consentito, studiando percorsi e modelli di successo che si sono succeduti in tutta Europa, di approdare all’individuazione di un metodo e di un percorso per la rigenerazione di un territorio o di una  città indipendentemente dalle sue dimensioni. Un metodo che ha al centro una definizione e un concetto preciso di rigenerazione, ovvero “una strategia di ampio respiro volta a trasformare intere parti di città per creare sviluppo economico e sociale, migliorando la qualità della vita di tutti i cittadini e contribuendo ad aumentare il valore dei luoghi e del patrimonio edilizio”.

Crediamo che solo dotandosi di un metodo a cui collegare una pianificazione e una Governance adeguata sia possibile invertire il declino di Roma.

Del resto Roma dalla fine degli anni Novanta e fino ai primi anni Duemila aveva saputo affermarsi per la sua capacità di investire e di trasformarsi. Appariva allora quel che Milano è oggi, un riferimento, un’esperienza di successo. Ciò deve contribuire a ricreare quel clima di fiducia di cui si è detto. Del resto la riqualificazione delle grandi ensemble dell’edilizia residenziale pubblica, la questione della dotazione di spazi pubblici e servizi alle periferie, il ripensamento dell’ingente numero di immobili statali in condizioni di abbandono costituiscono un capitale prezioso ai fini della rigenerazione urbana e rappresentano opportunità rilevanti, a cui dovrebbero tendere nel futuro le politiche della capitale.

Quel che si vuole sottolineare è che potenzialmente la città è viva e ha al suo interno patrimonio e competenze, ciò che manca è la consapevolezza che rigenerarsi non può essere un percorso casuale, frammentario, basato su necessità, emergenze e improvvisazione, bensì su un percorso metodologico ormai consolidato e riconoscibile proprio sulla base delle esperienze internazionali.

Un percorso che è possibile, come abbiamo illustrato in altre occasioni, e parte dalla condivisone di una visione strategica per proseguire con la consapevolezza dell’imprescindibilità di una cabina di regia pubblica in grado di coinvolgere  società operative miste pubblico/private. Sono elementi altresì irrinunciabili nella pianificazione, così come nella definizione della progettualità: una flessibilità urbanistica, oggi quanto mai estranea alla nostra cultura giuridica e  pianificatoria.  Così come si rende necessario un coinvolgimento attivo della cittadinanza, fondato non su operazioni demagogiche, bensì su sistemi e processi trasparenti e realmente in grado di acquisire proposte e riflessioni provenienti dalla società civile. Anche in questo caso modelli ed esperienze europee possono essere di grande aiuto.

La collaborazione tra pubblico e privato deve diventare un fattore strategico così come la continuità amministrativa. Imprenditorialità ed attivazione sociale sono quindi due diverse facce di come l’azione privata possa avviare iniziative in grado di permettere alle istituzioni pubbliche di pensare un processo di rigenerazione urbana più ampio.

 

Verso la Roma del futuro

Se condividere una visione per la Roma del futuro è una priorità propedeutica a qualunque ipotesi o idea di pianificazione è anche vero che, considerate le caratteristiche geografiche, dimensionali, funzionali e di ruolo di Roma vista nella sua complessità, diventa quanto mai urgente e utile operare su altri due fronti.

 

Rivedere la Governance

Il primo riguarda il modello di Governance. Nella sua definizione e condivisione il modello dovrà necessariamente tenere conto innanzitutto proprio della complessità di ruoli svolto da Roma in quanto Capitale, città di città e città metropolitana. La dimensione del territorio, il suo sprawl, fa sì che per dimensione e per numero di popolazione i suoi municipi corrispondano ad altrettante grandi e medie città italiane.

 

Le criticità rilevate in questi anni nella gestione amministrativa e di governo da parte del Comune, a cui si aggiunge la difficoltà del solo sindaco di Roma di svolgere il ruolo guida della città metropolitana, mette in evidenza l’urgenza di un sistema differente, fondato su un nuovo equilibrio tra autonomia dei Municipi, coordinamento e capacità di regolamentazione di un Comune metropolitano nel pieno delle sue funzioni. Così come va trovato un nuovo equilibrio tra la gestione della città metropolitana e il ruolo di rappresentanza in quanto Capitale. Un modello di Governance a cui agganciare funzioni e risorse adeguate, meccanismi di spesa più agili, autonomia di progettualità e di acquisizione della risorse all’interno di un quadro unico coerente e condiviso.

Da tempo giacciono in Parlamento proposte di legge e ipotesi che possono essere ricondotte a unità intorno a pochi e chiari obiettivi. Ciò che deve essere compreso è che non c’è più tempo e che la riforma deve trovare un percorso privilegiato per arrivare alle elezioni del 2021 con il nuovo sistema di governo.

 

Una progettualità tra vecchie e nuove vocazioni

Il secondo fronte con cui confrontarsi da subito riguarda una capacità progettuale che sappia coniugare vocazioni uniche, come il fatto di essere il luogo con la più alta concentrazione di monumenti e di storia al mondo, con le straordinarie potenzialità offerte dall’innovazione digitale e tecnologica in grado di trasformare un ritardo in un vantaggio.

Si pensi, ad esempio, a un progetto che sappia mutuare l’approccio delle Smart City verso quello che potremmo chiamare uno Smart Heritage, applicando al grande patrimonio della città di Roma e al suo ampio  territorio metropolitano le soluzioni e le tecnologie oggi sperimentate e utilizzate nella lettura e nella valorizzazione dei servizi e delle infrastrutture urbane: dalla sensoristica, alle reti veloci, fino alla robotica e alla realtà virtuale, già utilizzata per valorizzare alcuni monumenti. Tutto ciò non in modo episodico ma con una visone, un progetto, una pianificazione, un coordinamento, aprendo a un dialogo fattivo tra pubblico e privato. Egualmente, appare incredibile che l’immagine di Roma non sia più legata all’acqua, al mare, al suo porto. Ecco un altro ambito progettuale in grado di spostare la riflessione verso l’alto, riconducendo questioni nevralgiche, come ad esempio le infrastrutture in una logica più ampia. Si tratta di due esempi con i quali si intende sollecitare un diverso approccio alla rigenerazione di Roma. Esempi che vanno ricondotti all’interno di quella visione condivisa che resta il primo passaggio obbligato da cui partire per riuscire a restituire a Roma il suo valore all’interno dell’attuale contemporaneità.

 

 

 

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