INNOVAZIONE

Robot, droni e città auto-riparanti

Il futuro passa dalla tecnologia ma la vera innovazione è riuscire a gestire la complessità che ci circonda.

06 AGOSTO 2018
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Quando Isaac Asimov nel 1964, durante l’Esposizione universale di New York, venne invitato a fare delle previsioni su come sarebbe stato secondo lui il mondo da lì a 50 anni, egli ipotizzò alcuni cambiamenti che, se esaminati oggi, corrispondono esattamente alla realtà: «le comunicazioni saranno insieme visuali e auditive: si potrà vedere e sentire la persona che avete al telefono. Gli schermi serviranno non solo a comunicare, ma anche a consultare dei documenti, leggere dei libri, guardare fotografie».

In effetti, a guardare il mondo di oggi, sembrerebbe per alcuni aspetti di essere stati catapultati in un romanzo di fantascienza: robot, realtà virtuale, case che si costruiscono con una stampante, oggetti che si autoriparano. La tecnologia sta correndo più veloce della luce e, per quello che riguarda l’industria delle costruzioni, le sperimentazioni che stanno nascendo sono sorprendenti.

Il settore più avanzato dal punto di vista high tech è sicuramente quello industriale-manifatturiero, che sta puntando tutto su marketing e ricerca. In Europa la Francia ha impostato il suo modello industriale sull’individuazione di alcune grandi imprese in grado di trainare le più piccole, mentre in Germania si è puntato tutto sul marketing dovuto alla sua fama di Paese altamente tecnologico.

L’Italia, arrivata con leggero ritardo, sta scommettendo molto sulla formazione, sia a livello imprenditoriale che di risorse umane, provando a creare dei centri altamente specializzati che diano uno slancio nuovo al Made in Italy. In questo scenario rientra anche il settore dell’edilizia, che però sembra rimanere indietro rispetto ad altri comparti. Mentre il design vive un momento di fulgore, langue la parte di ricerca e sviluppo legata ai prodotti e alle soluzioni costruttive.

Esistono però delle esperienze interessanti che fanno ben sperare nel futuro. Uno fra tutti è il caso della abitazione di 100 mq che viene costruita tramite la stampa 3D. Una struttura completamente sostenibile che può essere realizzata in tempi record: solamente una settimana. L’idea di Massimiliano Locatelli di CLS Architetti, realizzata in collaborazione con Italcementi (main partner), Arup e Cybe, è stata presentata quest’anno alla Design Week di Milano con l’obiettivo di realizzare un modello di casa flessibile, modulabile e interamente eco-compatibile. Il concetto che fa da base al progetto è quello di, come indicato direttamente dai promotori, «garantire una casa a 1,2 miliardi di persone che, nel mondo, non hanno una sistemazione adeguata, costruire rapidamente unità abitative nei luoghi delle emergenze, costruire le case dei visionari contemporanei nei luoghi più esotici, persino su Marte». Asimov non era poi così lontano…

Ha la cittadinanza italiana, nonostante il nome ispirato al Giappone, Origami, il robot ideato nel (lontano!) 2006 da Personal Factory, azienda calabrese con sede in provincia di Vibo Valentia, in grado di produrre in autonomia malte, colle, intonaci e altre miscele per l’edilizia. La macchina occupa meno di sei metri quadrati ed è controllato da un server centrale che monitora ogni procedimento e valuta i quantitativi in base alle singole esigenze, evitando sprechi di materiale e energia. Origami è comunque in buona compagnia e ha “cugini” sparsi per il mondo, in forme più o meno evolute.

Hadrian è il robot muratore realizzato dalla compagnia australiana Fastbrick Robotics in grado di lavorare venti volte più velocemente di un normale operaio. Questa macchina può costruire, grazie ad un braccio meccanico di 28 metri, una casa di medie dimensioni in due giorni, partendo da un progetto 3D. 

 

Città che si auto riparano

Tutto ciò che nasce dalla tecnologia a servizio dell’industria e, in questo caso, delle costruzioni, rientra però nel normale corso delle cose, si chiama evoluzione. Ciò che diceva Asimov era in realtà una previsione dello sviluppo di alcuni concetti attraverso l’applicazione tecnica. Siamo infatti oggi circondati da oggetti sempre più complessi nati, in realtà per semplificarci la vita. La vera innovazione rientra, allo stato attuale, nella manutenzione di tutti questi oggetti e nell’evitare che essi impattano sul nostro ambiente e sulla nostra sicurezza. Per questo la ricerca ora si sta spostando verso l’individuazione di sistemi (meccanismi e materiali edili) in grado di rigenerarsi o di auto ripararsi. Un esempio eccellente è quello del grande progetto finanziato dal Consiglio di ricerca dalle scienze ingegneristiche e fisiche del Regno Unito, guidato dall’università di Leeds, con ingegneri di Southampton, Birmingham e dal onsorzio di ricerca del l’University College di Londra guidato dal professor Mark Miodownik. Un progetto che vede il Comune di Leeds come oggetto di una sperimentazione come centro urbano in possesso di un sistema infrastrutturale (in questo caso si tratta di strade) in grado di auto ripararsi. 


La città destina attualmente gran parte del suo budget alla manutenzione della rete viaria e questa è diventata per chi la gestisce un’opportunità per tagliare drasticamente il conto, creando meccanismi di riparazione autonomi che agiscono come un sistema immunitario metropolitano.

I ricercatori di Leeds stanno portando avanti varie sperimentazioni. Dal cemento che si autorigenera al robot che interviene sulle buche stampando il giusto quantitativo di materiale per ripararla ancor prima che essa si crepi, fino ai droni che segnalano guasti o problemi di efficientamento alla rete elettrica o al sistema fognario attraverso un meccanismo a sensori. Sarà presto possibile avere nelle nostre città uno o più droni equipaggiati in grado di intervenire nei luoghi segnalati per disostruire tombini e grondaie e riparare eventuali perdite in modo automatico. L’impatto economico di tali sistemi permetterebbe alle città come Leeds di risparmiare milioni.

Scrive Miodownik sul Financial Times: “Le città oggi sono sistemi di servizi complessi che forniscono elettricità, acqua, gas, trasporti, cibo e assistenza sanitaria. Così come è aumentata l’aspettativa per una migliore qualità di vita, così è aumentata la complessità delle infrastrutture che la rendono così lunga. In parallelo è aumentato anche il numero di infrastrutture per singolo abitante. Tutto ciò richiede una adeguata capacità di gestione di tale complessità che però non siamo stati in grado di concretizzare.

Se si mette a confronto una città con un essere vivente, la differenza è ovvia. Il corpo umano, ad esempio, ha un sistema di auto guarigione automatico - rileva il “danno” e impiega il sistema adeguato per ripararlo. Occasionalmente, ovviamente, abbiamo bisogno di un intervento di emergenza, come può essere un intervento chirurgico, ma la ragione per cui viviamo così a lungo è proprio perché i nostri corpi riescono a rigenerarsi in modo costante. Fondamentalmente, il nostro corpo possiede tutti gli strumenti per intervenire prima che un problema diventi critico. Quindi un oggetto, per essere davvero “intelligente” dovrebbe essere capace di ripararsi da solo, così come le città, è sicuramente questo l’unico futuro economicamente sostenibile.”

Il nostro corpo è, in effetti, una macchina perfetta. Ciò che ci sembra a volte così lontano è invece proprio davanti ai nostri occhi, ma non riusciamo a notarlo. Spesso per evolvere ed innovare bisogna prima capire, sperimentare, avere il coraggio di bruciarsi. Aveva ragione ancora una volta il vecchio Asimov: “Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio, e il linguaggio ancor di più; si può dire che entrambi siano ancora pericolosi al giorno d’oggi, ma nessun uomo potrebbe dirsi tale senza il fuoco e senza la parola.”

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