CULTURA

Ripartire dalla musica

Per Roma la musica diventa una voce nelle voci, una carica di energia verso il rinnovamento unica nel suo genere.

Ernesto Assante

25 SETTEMBRE 2019
roma, musica, cultura e società

Per la nuova generazione degli artisti della Capitale Roma è un mistero svelato, raccontato dai suoi vicoli e dalle sue periferie, nascosto tra gli angoli bui e i cieli stellati di una città che si presenta sempre nuova anche se sembra sempre, millenariamente, uguale. Invece no, la giovane generazione della musica romana vede la città con occhi nuovi e la presenta con voci nuove. Non ci sono le “cartoline” del bel tempo che fu e nemmeno i sogni di una città che non c’è ancora, la giovane musica della nostra città racconta la realtà, racconta storie di tutti i giorni, piccole e piccolissime alle volte, ma vere, scritte con il linguaggio dei nostri tempi, con tutte le contraddizioni, gli estremi, gli eccessi, che questo linguaggio comporta. C’è un fervore nuovo, insomma, tra le colonne del centro e i palazzoni delle periferie, tra i colori delle “backstreet” e quelli dei lungotevere, ragazzi che usano ogni suono, ogni musica, ogni parola a loro disposizione.

Non c’è un “genere” della nuova musica romana, ci sono mille ipotesi diverse, mille idee, e questa ricchezza è il bello della scena romana di oggi. Cantautori, rapper, trapper, rockers, cantanti pop e jazz, musicisti elettronici e folk, autori e interpreti, formano una enorme legione che suona nei club e nei centri sociali, nelle cantine e nei pub, provando a trasformare la città con una clamorosa “botta” di energia, di poesia, di cultura e di musica. Non succedeva da tanti anni, era da molto, troppo tempo, che non si vedeva così tanta musica in città, così tante etichette, manager, team di lavoro attorno alla musica, una realtà in movimento che offre l’immagine di una realtà vitale e “giovane”, se ci è concesso l’aggettivo.

 

La creatività contro il degrado

La retorica della “gioventù” per anni ci ha fatto sognare, oggi la retorica non c’è più, c’è davvero una generazione “giovane” che prova a conquistare il palcoscenico d’Italia. Non c’è altra città con la stessa forza creativa, con la stessa originalità e la stessa ricchezza: al di la della qualità delle proposte e dei generi, Roma oggi è la Capitale della musica, senza ombra di dubbio. È tornata ad esserlo da qualche anno, nonostante la crisi, nonostante le difficoltà. Anzi, forse proprio a causa della crisi e delle difficoltà. Quando le cose in città non vanno per il verso giusto ognuno risponde a proprio modo, reagisce come può. E gli artisti reagiscono con l'arte. Non può essere un caso che nella Capitale del degrado e dell'abbandono sia fiorita una nuova, straordinaria, originalissima scena musicale, che gli artisti che vengono da Roma, città nella quale sono nati o che hanno scelto come luogo in cui crescere e vivere, stiano in questo momento dominando la scena musicale italiana. Artisti che, va sottolineato, sono "qualitativamente" interessanti e musicalmente validi, realtà che parlano la lingua di un pubblico giovane che queste band e questi solisti sostiene con entusiasmo. Sì, perché la novità più interessante non è soltanto quella di una nuova generazione di musicisti, cantanti, rapper che si sta affacciando con successo sulle scene, ma soprattutto quella di un nuovo pubblico che, sempre più spesso, la sera esce di casa e va ad ascoltare musica, affollando club grandi e piccoli, sale e teatri. Un pubblico che sceglie tutte le sere di tenere viva questa città e la sua cultura, che sceglie di dare credito a giovani e giovanissimi che cantano e suonano canzoni nuove e vere, superando le categorie, i generi, gli stili. Un pubblico che non si rassegna, così come non lo fanno gli artisti, che vuole vedere Roma crescere e brillare di nuovo, che sa che la città ha uno straordinario serbatoio di energie positive e creative che non è più possibile tenere coperto e chiuso. Importa poco se vi piacciano o meno Rancore, Achille Lauro, Ultimo, se preferiate la canzone d'autore di Motta o il pop r'n'b di Biondo, se annoveriate Briga, Cristicchi, Moro, Silvestri o Paola Turci tra i vostri preferiti, quello che conta è che Roma con i suoi artisti: Calcutta, The Giornalisti, Coez, Gemitaiz, Carl Brave, Noyz Narcos, Franco 126, Il Muro del Canto, Roberto Angelini, Livia Ferri, Mimosa, tanto per citarne alcuni alla rinfusa) dice chiaramente che questa città, la nostra città, è tutt'altro che morta, che la disperazione non serve a cambiare le cose, che la cultura e la musica sono una bellissima arma, la migliore arma, contro il degrado e contro la noia, contro il silenzio e l'apatia.

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