ABITARE

Restyling di edifici post-bellici senza traslochi

Bordeaux: assegnato agli architetti Lacaton & Vassal, Druot e Hutin il premio europeo Mies van der Rohe per il ripristino di tre edifici a carattere sociale

Asia Ruffo di Calabria

01 LUGLIO 2019
riqualificazione, edilizia sociale, progettazione, bordeaux, architettura e premio

Tre edifici di edilizia sociale a Bordeaux sono stati interamente rinnovati con il finanziamento pubblico de “Office public de l’habitat de Bordeaux métropole”. Il ripristino, firmato dagli architetti francesi Lacaton & Vassal, Druot e Hutin  ha permesso  loro di aggiudicarsi il premio Mies van der Rohe 2019. Gli architetti si sono cimentati con  edifici tipici del periodo post-bellico,  che hanno caratteristiche condivise dalla maggior parte delle periferie europee, aumentandone la volumetria senza necessità di spostare  i suoi abitanti. Hanno cosi dimostrato la possibilità di inverventi su edifici conosciuti per la loro “bruttezza” e senso di alienazione in favore di un nuovo tipo di comfort, piu adatto alle esigenze reali di coloro che vivono al loro interno.  Si è in questo modo conferito a edifici destinati a edilizia sociale un valore architettonico che non avevano al momento della loro realizzazione, restituendo nuova dignità alle persone.

Il quartiere in cui si trovano i tre blocchi si chiama Grand Parc e con il bel tempo le massicce facciate di vetro riflettono forti bagliori. Il Grand Parc, nel dipartimento francese della Gironde, fa parte dei quartieri di nuova costruzione progettati in Francia dopo le distruzioni prodotte dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Fino dalla sua costruzione, il quartiere ha accolto dei “rapatriés” dell’Algeria, con una grande zona a verde al centro (quasi 8 ettari) attorno alla quale si dispongono gli edifici. La “salle des fetes du Grand Parc” fu un luogo rappresentativo cittadino importante negli anni 1970-1990: chiusa per vent’anni, è stata riaperta nel 2018 dopo un lavoro di ristrutturazione.

Le Grand Parc ha un posto centrale a Bordeaux,  in quanto è ben collegato con il centro con efficienti mezzi pubblici nella zona nord della città. Per evitare la distruzione di una parte troppo obsoleta degli edifici gli architetti hanno ingrandito la volumetria aggiungendo alla facciata un nuovo “spessore” costituito da balconi e da piccole “serre” con una profondità di 4 metri.

Più luminosità e più superficie utile per gli utenti tramettono certamente più ottimismo a classi sociali spesso emarginate. La risposta degli abitanti non è però unanime: secondo alcuni l’aumento della superficie vetrata richiede una manutenzione considerevole che, se non adeguatamente  posta in essere, diminuisce la luminosità degli spazi.

Il premio Mies van der Rohe, rilasciato dall’Unione Europea, è stato consegnato al gruppo di architetti francesi non solo per un cantiere che non ha richiesto il trasloco degli abitanti, ma soprattutto per la sua filosofia: evitare di abbattere  edifici esistenti, seppure malfunzionanti, ma  piuttosto riabilitarli aggiungendo un valore impensabile all’inizio della loro costruzione negli anni 60.  Riabilitazione piuttosto che “tabula rasa”: si può fare,  e lo dimostrano 530 appartamenti su una superficie di 60 000 mq, che hanno giustamente attirato l’attenzione delle autorità politiche europee.

 

 

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