ABITARE

Progettare la salute pensando alla persona

L’esperienza dello studio di Luisa Fontana offre nuovi punti di vista sui modelli di progettazione che riguardano la sanità e la cura di chi ha bisogno di assistenza. la soluzione è una miscela di diverse professionalità e discipline.

Luisa Fontana

12 MAGGIO 2017
salute, sociale, infanzia e architettura

Lo studio di progettazione LFatelier opera attraverso un linguaggio unico dove forma, tecnologia e materiali si incontrano per definire modelli capaci di realizzare una nuova solidarietà tra uomo e ambiente. Una ricerca sperimentale condotta sul campo, che prelude alla nascita di una neo-architettura come presa di coscienza ambientale a livello globale.

LFatelier è una realtà in continuo sviluppo, in grado di gestire progetti pubblici e privati dall’ideazione alla direzione dei lavori. Lo studio è formato da collaboratori con diverse professionalità aventi ciascuno una particolare motivazione verso l’architettura e i suoi valori.

A partire da una generale “tabula rasa” e dal rifiuto di assumere modelli standardizzati, LFatelier sviluppa configurazioni spaziali attingendo alle più svariate discipline alla ricerca di nuove sinergie tra persona, architettura e territorio attraverso un approccio progettuale del tutto originale che viene sintetizzato in dieci asset.

  1. Fare tabula rasa dei preconcetti e guardare la realtà da un punto di vista nuovo; forme e stilemi, in una sorta di grado zero linguistico e di costante avanguardia alla ricerca di nuovi orizzonti;

  2. Progettare per tutti, considerando le persone come individui con le proprie taglie “S, M, L, XL”, con le proprie abilità personali e con le variabili, lente o repentine, alle quali siamo soggetti nel corso della vita, superando i modelli precostituiti.

  3. Conoscere i bisogni effettivi di chi vive e governa gli edifici, attraverso una partecipazione attiva non finalizzata al consenso, ma all’umile e intelligente ascolto degli utilizzatori per individuare le diverse esigenze, oltre alla norma, a cui rispondere con soluzioni adeguate.

  4. Modellare gli spazi dall’interno in funzione dei movimenti delle persone che li vivono, dei flussi e delle funzioni che vi si svolgono, spogliandosi dall’uso di qualunque rigida tipologia, a favore di una nuova logistica dello spazio.

  5. Modulare l’edificio in funzione del movimento del sole, della luce e del vento, del clima e della natura del sottosuolo in modo da creare organismi bioclimatici capaci da un lato di ottimizzare le risorse ambientali e dall’altro fornire il comfort e la salubrità degli spazi interni.

  6. Creare sinergie con il paesaggio urbano e naturale mettendo in relazione lo spazio interno con lo spazio esterno alla ricerca di una continuità, in un processo dinamico e armonico di interazione e reciproca valorizzazione.

  7. Operare con un approccio multidisciplinare integrato, coinvolgendo la pluralità delle discipline scientifiche e artistiche che vanno oltre a quelle tradizionalmente coinvolte dell’edilizia, strutture e impianti.

  8. Adoperare le più svariate tecniche artistiche per rappresentare i diversi concept come la pittura ad acquerello, la graffite, l’olio o la scultura attraverso la preparazione di modelli in creta da scansionare digitalmente.

  9. Utilizzare le tecnologie informatiche più evolute per la messa a punto e la verifica dell’organismo edilizio: dalla modellazione energetica dinamica e fluidodinamica al Building information modeling, al Life Cycle, al facility management.

  10. Progettare organismi architettonici sostenibili da un punto di vista ambientale, economico e sociale, in configurazioni spaziali nuove, con un linguaggio che privilegi forme libere ed espressive, linee fluide e dinamiche, volumi plastici modellati e modulati, spazi articolati, accessibili e confortevoli.

L’innovativo approccio è rappresentato da due case history: il nuovo centro oncologico presso l’ospedale dell’angelo di Mestre (VE) e il nuovo centro d’infanzia Zip a Padova.

Progettazione partecipata e art therapy

Il progetto per il nuovo centro oncologico presso l’ospedale dell’angelo di Mestre è un esempio di progettazione partecipata che ha visto coinvolti l’azienda sanitaria veneziana, il progettista, il personale medico infermieristico e i pazienti in cura nella struttura. LFatelier ha in prima battuta organizzato workshop e interviste coinvolgendo il primario e la caposala e inserendo nel gruppo di progettazione un architetto malato oncologico, che ha redatto una relazione testimoniando la sua personale esperienza riguardo ai bisogni percepiti come paziente. Il progetto ripercorre il racconto del malato oncologico dalla presa di coscienza della malattia, all’inizio delle cure, alle visite periodiche, ai prelievi, alle terapie, individuando le migliori soluzioni non solo dal punto di vista sanitario ma anche umano. L’attenzione alla sensibilità del paziente inizia dagli spazi dedicati all’attesa all’interno delle zone ambulatoriali e di terapia, impostando soluzioni aperte per il paziente che desidera condividere e separate per chi preferisce isolarsi. Analogamente la zona per le terapie è organizzata in salottini ad una o più poltrone, disposti a panottico in modo da garantire al contempo la privacy del paziente e il monitoraggio costante da parte del personale. In linea con la ricerca spaziale di LFatelier, centrata sui flussi e sulle persone, lo spazio è caratterizzato da un design curvilineo che, abbinato all’uso del colore, accoglie e orienta il paziente accompagnandolo alle varie aree del percorso di cura. Il progetto introduce la art therapy come parte integrante del percorso terapeutico, integrando nelle pareti in prossimità del connettivo e dell’Area Terapie un’opera pittorica dell’artista veneziano Luigi Voltolina realizzata appositamente per la struttura.

Progettare quando le persone sono bambini

Il centro per la prima Infanzia di Padova è stato commissionato dal Consorzio Zip a LFatelier e Arup per l’ingegneria, con l’obiettivo di fornire un servizio alle famiglie dei lavoratori della zona industriale per i figli di età compresa tra tre mesi e sei anni. L’obiettivo era quello di realizzare una struttura di eccellenza per la qualità dell’architettura, l’innovazione del modello pedagogico, il risparmio energetico, ma soprattutto per il benessere e la salute del bambino. Luisa Fontana ha concepito il progetto come un organismo pluricellulare, modellato in funzione delle diverse esigenze dei più piccoli che crescono e si muovono in uno spazio fluido e avvolgente in continua relazione con l’ambiente esterno. Il risultato è un sistema costituito da aule a forma di “bozzolo” che si protendono verso il parco, collegate dal connettivo che accoglie attività inter-ciclo e servizi, affacciandosi sul giardino interno attrezzato per attività all’aperto. Anche in questo progetto l’aspetto bioclimatico è parte integrante della modellazione degli spazi e genera nelle aule la presenza di serre solari e camini di ventilazione, che modulano il clima interno attraverso il sistema di Building management system. Il centro per l’Infanzia utilizza esclusivamente energie rinnovabili grazie agli impianti solare, termico e fotovoltaico integrati in copertura e all’impianto geotermico con pompa di calore e pannelli radianti per riscaldamento e raffrescamento. Non manca nel progetto la componente cromatica e pittorica che si esprime nel rivestimento in mosaico artistico delle aule che riproduce disegni fatti dai bambini, nelle diverse fasi evolutive, che orientano e identificano lo spazio. L’architettura del centro è concepita per essere essa stessa parte integrante del processo di crescita e sviluppo del bambino, offrendo esperienze percettive, sensoriali e immaginative grazie a forme libere ed espressive. 

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