SOSTENIBILITÁ

Per le costruzioni la sostenibilità è una questione di consapevolezza

La sfida della sostenibilità per l’industria delle costruzioni è fatta di maggiore organizzazione, digitalizzazione spinta e attenzione all’evoluzione dei meccanismi di investimento. Con una forte propensione al sociale e alla capacità di gestire processi complessi.

Piero Petrucco

16 NOVEMBRE 2020
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Quando pensiamo ai settori industriali che hanno maggiore impatto sull’ambiente, facciamo facilmente riferimento alle industrie tradizionali, alle acciaierie o alle industrie chimiche per esempio, mentre c’è minore consapevolezza degli effetti indotti dalle attività legate al mondo delle costruzioni. Questo è probabilmente dovuto alla capillarità e alle ridotte dimensioni delle singole produzioni edilizie, rispetto alla consistenza degli insediamenti industriali. Se però consideriamo l’impatto che complessivamente viene determinato dall’edilizia sul consumo energetico, sulle emissioni di CO2, sulla produzione di rifiuti e di conseguenza sulle dinamiche climatiche e ambientali, la rilevanza del settore emerge in tutta la sua dimensione.

Stando agli ultimi dati disponibili, nel 2018, l'attività edilizia nell'Unione Europea ha rappresentato il 9% del PIL e il 6,4% dell'occupazione totale, con quasi 15 milioni di lavoratori e più di 3 milioni di aziende, il 95% dei quali ha meno di 20 lavoratori. Si tratta di un settore che consuma notevoli quantità di energia e materie prime, ad esempio sabbia, ghiaia, cemento; la conduzione degli edifici incide per oltre il 40% sul totale dell'energia utilizzata. Relativamente alla produzione dei rifiuti, l’industria delle costruzioni e delle demolizioni rappresenta il 25-30% del totale generato nell'UE. Con questi numeri e queste percentuali appaiono evidenti sia l’impatto che il settore ha sul footprint ecologico sia il ruolo chiave che l’industria delle costruzioni è destinata a giocare nel processo di decarbonizzazione e nello sviluppo dei modelli economici delineati dal New Green Deal approvato dalle Commissione Europea, in continuità con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile indicati dall’ONU (i 17 SDG)

Perché ciò avvenga, diventa essenziale favorire e promuovere una consapevolezza sempre maggiore del ruolo del nostro settore; individuare risorse adeguate e modalità per una diffusa e capillare azione sui territori e presso le associazioni di rappresentanza imprenditoriale; creare sinergie con i programmi e piani europei e nazionali. Come sempre avviene, prendere atto delle nostre responsabilità è il primo passo per cambiare. Su questo la FIEC, la Federazione europea dell’industria delle costruzioni sta lavorando e dialogando con le istituzioni europee.

Sono molti gli ambiti in cui intervenire dal punto di vista del mercato delle costruzioni. Nella riqualificazione del patrimonio immobiliare le politiche di natura fiscale, come il superbonus recentemente potenziato, assumono un ruolo decisivo per incentivare e sostenere processi virtuosi, finalizzati alla contrazione dei fabbisogni energetici degli edifici e all’incentivazione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili. Inoltre, in considerazione dell’entità media dei singoli interventi, questa misura sarà particolarmente utile per le tantissime aziende piccole e piccolissime che rappresentano la fetta più consistente del nostro sistema, oltre a poter costituire uno strumento di fondamentale importanza per la diffusione della cultura della sostenibilità.

L’adozione di misure come il sisma bonus e l’eco bonus, è al centro dell’attenzione di diversi altri paesi europei, a testimonianza della bontà dello strumento. Va, tuttavia, sottolineato che la sostenibilità riguarda non solo il prodotto, ma anche i processi dell’industria delle costruzioni. E’ a questo proposito significativo, per esempio, l’impatto delle emissione dei macchinari e della attrezzature impiegate nei cantieri. Si tratta di mezzi, per lo più con motori termici di grande potenza, che possono incidere in modo rilevante sulle emissioni. Nei mercati più sensibili alle tematiche ambientali, come quelli scandinavi, una specifica legislazione obbliga all’uso di mezzi di recente costruzione (per es. 9 anni in Svezia) e dotati di sistemi per la riduzione delle emissioni (motori tier IV, filtri antiparticolato ecc.). E’ evidente che una tale legislazione determina una virtuosa selezione degli operatori di questi mercati, favorendo le imprese più strutturate e capitalizzate, elevando di fatto la soglia di ingresso in essi.

I processi connessi alla sostenibilità vanno considerati in relazione alla digitalizzazione e alla conseguente ridefinizione delle varie attività aziendali. L’utilizzo delle nuove tecnologie non significa semplicemente effettuare con strumenti digitali processi “analogici”, ma ripensare completamente i vari processi aziendali, adeguandole alle esigenze della digitalizzazione. La nostra esperienza come ICOP da questo punto di vista è stata significativa. Il confronto con i modelli organizzativi e con i processi avanzati di digitalizzazione ormai consolidati nei Paesi scandinavi, così come l’interazione tra la gestione contabile e amministrativa con il processo costruttivo, hanno determinato un’accelerazione nell’aggiornamento dei processi, delle modalità di lavoro, con un crescente utilizzo delle tecnologie ICT e la conseguente necessità di un grande sforzo formativo. Il sempre maggiore ricorso al BIM e a modelli sempre più raffinati, come il Digital Twin, consentono la drastica riduzione degli errori in fase di progettazione e la possibilità crescente di azioni predittive che consentono importanti ottimizzazioni della fase esecutiva; anche questo può essere letto in chiave di maggiore sostenibilità.

La razionalizzazione dell’organizzazione e della gestione dell’impresa, comporta un efficientamento significativo con la conseguente riduzione dei costi e il miglioramento complessivo delle prestazioni. Importanti e significative sono, inoltre, sia la crescita del personale tecnico sul piano delle competenze, sia l’incremento della gratificazione. A questo proposito va sottolineato che anche si tratta di aspetti fondamentali del percorso verso la sostenibilità.

Per raggiungere, infatti, obiettivi concreti di sostenibilità, nel momento in cui ci si confronta con progetti complessi, nei quali si integrano una molteplicità di funzioni e con l’applicazione di tecnologie diverse, a cui collegare modelli gestionali articolati, la digitalizzazione diventa indispensabile. Come ad esempio negli impianti di produzione di energia solare. Di dimensioni medio piccole e con una distribuzione diffusa, essi richiedono un cambio di modello: non più flussi unidirezionali dal luogo di produzione a quelli di consumo, tipici dei tradizionali siti di produzione di energia (centrali idroelettriche, a gas, a carbone ecc), ma flussi bidirezionali tra siti che sono diventati allo stesso tempo di produzione e di utilizzo di energia (per es, gli impianti fotovoltaici sugli stabilimenti o sugli edifici).

Il carattere multidirezionale di questo contesto operativo, la necessità di integrare funzioni produttive con quelle distributive e le conseguenti esigenze amministrative e di contabilizzazione, rendono necessaria la digitalizzazione spinta dei processi, con il crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale e con lo sviluppo virtuoso di competenze e la realizzazione di un significativo cambiamento nei modelli organizzativi.

Vi è poi l’ampio fronte dell’economia circolare, fondamentale nelle politiche di sostenibilità, sul quale si rileva che al notevole miglioramento e al deciso progresso degli avanzamenti tecnologici, non corrisponde un adeguato aggiornamento del quadro normativo per consentire la completa ed efficace introduzione delle nuove tecnologie nei processi produttivi. Ma ciò tuttavia non basta. Necessitano risorse consistenti, sperimentazioni, una forte interazione tra centri di ricerca e mondo produttivo. Diventa importante anche in questo caso imparare a gestire i rifiuti individuando e generando nuove possibilità di riciclo.

Sostenibilità ambientale, riduzione degli impatti, riduzione della CO2, efficientamento energetico, progressiva sostituzione dei combustibili fossili con fonti naturali e rinnovabili, ma anche, come abbiamo visto, maggiore sostenibilità economica, collegata alla razionalizzazione e alla digitalizzazione dei processi. A cui si viene oggi ad aggiungere un’esigenza di sostenibilità sociale, un fattore centrale nelle scelte degli investitori e della finanza a livello internazionale. Social è, infatti, il secondo termine tra Enviroment e Governance dell’ESG, lo strumento di valutazione di riferimento per ogni decisione finalizzata a sostenere un progetto, un’azienda, un’operazione, un investimento. Sostenibilità che si coniuga con responsabilità, con la capacità e la scelta delle imprese di operare tenendo conto degli effetti sulle comunità, dando risposte ad esigenze legate alle condizioni delle popolazioni. Anche qui la consapevolezza gioca un ruolo decisivo. Oggi, tra le imprese di costruzioni, indipendentemente dalla loro dimensione e dal mercato di riferimento, si registra ancora un ritardo culturale che spesso si manifesta con la difficoltà a riconoscere la responsabilità sociale come essenziale per la propria attività. In una recente indagine FIEC il 90% delle esperienze descritte come sostenibili dal punto di vista sociale non rientra nelle caratteristiche comunemente riconosciute dai modelli finanziari.

La sostenibilità, come ho cercato di far emergere, comprende una molteplicità di aspetti che coinvolgono tanto il costruito quanto i processi costruttivi, organizzativi e sociali; è una via ineludibile per tutta la filiera delle costruzioni e al contempo un importante fattore di sviluppo e di innovazione delle nostre imprese: l’auspicio è di essere in grado di coglierne la decisiva importanza.

 

 

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