PROGETTAZIONE

Per i suoi 90 anni il MoMA riapre con nuovi spazi

Un cantiere ambizioso ha coinvolto il Museum of Modern Art di New York per quattro mesi per offrire al pubblico un modo multidisciplinare di fruire l’arte.

Asia Ruffo di Calabria

10 GENNAIO 2020
arte, museo, cultura, rigenerazione, new york, architettura e progettazione

Chi aveva programmato di visitare il MoMA di New York questa estate ha dovuto aspettare il 21 ottobre: il museo è stato chiuso per un cantiere di ampliamento e ristrutturazione durato 4 mesi e permette oggi ai visitatori di ammirare le collezioni di arte moderna e contemporanea in maniera nuova e interdisciplinare. Il costo dell’impresa è stato di 400 milioni di dollari interamente raccolti da privati tramite donazioni o azioni di mecenatismo. Tra questi spiccano due in particolare : 200 milioni di dollari della famiglia Rockfeller e 100 del magnate David Geffen, creatore della casa di produzione di film e musica DreamWorks Pictures. Il mecenatismo della famiglia Rockefeller, i banchieri e industriali americani più famosi al mondo, la cui fortuna costituisce circa il 1,5% dell’economia nazionale americana, è stato fin da subito legato alla storia del museo : Abby Aldrich Rockefeller è la fondatrice del MoMA insieme ad altre due donne americane che nel novembre 1929, pochi mesi dopo lo scoppio della Grande Crisi finanziaria, vollero costruire un luogo di ritrovo e di presentazione della scena artistica americana del momento.

Il MoMA nasce con l’intento di promuovere gli artisti americani al pari delle avanguardie europee degli stessi anni. Tutto questo non cominciò nell’edificio che oggi visitiamo sulla 53rd Street, tra la Fifth e la Sixth Avenue. Per circa dieci anni il primo nucleo del futuro Museo si spostò da un edificio di uffici a  un’abitazione affittata dal marito di Abby, John D. Rockefeller Jr. Nel 1939 gli architetti Philip L. Goodwin e Edward Durell Stone progettano il MoMA secondo i principi dell’International Style e la sede museale  è già di per sè un simbolo dell’architettura pioneristica americana. L’edificio infatti si caratterizza per semplicità, funzionalismo e per l’utilizzo del cemento a vista, materiale moderno che permette di negare qualsiasi riferimento ad architetture storiche. Lo stile modernista dell’edificio venne continuato da un altro pioniere dell’architettura moderna, Philip Johnson (progettista della Glass House, la sua casa totalmente di vetro immersa nel verde, simbolo dell’architettura moderna americana). Negli anni 60 progetta il giardino, luogo di visita privilegiato nei mesi estivi per le sue sculture moderne.

Oggi,  spazi espositivi aggiuntivi pari a circa un terzo della intera superficie permettono ai  moderni visitatori  del MoMA di mettere in relazione in modo multidisciplinare pittura, architettura,  performance artistica e proiezioni di film.

Il piano di rinnovo del MoMa inizia nel 2014 con l’assegnazione dei lavori allo studio Diller Scofidio + Renfro in collaborazione con un altro importante studio americano, Gensler, e la prima tappa è stata  inaugurata già nel 2017. L’aspetto più innovativo del rinnovamento è stato l’abbandono delle presentazioni « per disciplina », come è avvenuto durante i 90 anni di apertura al pubblico: il Museo ora mescola i supporti, ponendo fianco a fianco pittura, scultura, architettura, design, fotografia e opere su carta. La rotazione degli oggetti esposti permetterà di rinnovare del 30% ogni 6 o 9 mesi il cuore del Museo così da consentire  alla istituzione di far conoscere il più possibile la propria collezione al pubblico..

Lo studio Diller + Scofidio, basato a Manhattan, è conosciuto anche per aver realizzato la scenografia di installazioni artistiche, a contatto diretto con la creazione di arti plastiche da parte di artisti contemporanei come la performance Who’s Your Dada? del 2006 sempre al MoMA o l’installazione video con mappe interattive proiettate in uno spazio circolare al Palais de Tokyo (museo di arte contemporanea di Parigi) nel 2015 con il nome di EXIT Animated map, dove lo studio di architettura ha affrontato la problematica dell’immigrazione e del suo impatto climatico.

La capacità di realizzare progetti che oltrepassano il dominio della progettazione architettonica classica ha permesso loro di completare con successo l’estensione di ben 3.700 metri quadri del Museo newyorkese. Questo ha inglobato gli spazi dell’edificio adiacente (museo del folkore americano) e le gallerie esistenti hanno subito altre modifiche per avvicinarsi verso il grattacielo residenziale 53W53 di Jean Nouvel. Il visitatore, una volta che entra nel nuovo museo, ha un piano terra più ampio con sale che affacciano direttamente sulla strada con lo scopo di avvicinare l’arte ancora di più alla città. Al secondo piano il pubblico avrà la possibilità di concepire delle opere d’arte in uno spazio totalmente dedicato a laboratori creativi (Creativity Lab) attraverso cui il pubblico può approfondire con percorsi interattivi i temi delle esposizioni. La zona chiamata The Studio accoglierà performance artistiche live (Marie-Josée And Henry Kravis Studio, interamente dedicato alle performance di danza, musica, immagini in movimento e opere sonore).

Lo spazio è reso più facilmente accessibile ed esplorabile, grazie all’abbattimento di alcuni muri divisori sostituiti da pannelli trasparenti e del soffitto nella lobby, nonché all’espansione nell’ala ovest. La segnaletica è stata molto migliorata, così da permettere ad ogni visitatore un itinerario libero. Il restauro ha intaccato alcuni pezzi storici, come la scalinata Bauhaus, che ora collega il piano terra a quelli superiori. Sono comunque abbondanti le citazioni del passato grazie all’uso di materiali come noce e acciaio per le finiture e gli arredi realizzati.

Il museo si propone di dare maggiore visibilità ad artisti non americani o europei e alle donne. Non sono mancate, comunque, le prime critiche, come quelle di Michael Kimmelman, che dal New York Times parla di stile Apple, ovvero di una ristrutturazione puramente funzionale, ma senza carattere. E’ un invito ad andare a verificare per giudicare di persona.

 














 

t

o

p