POLITICA

Pensare al futuro. Roma metropoli sostenibile

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dall’idea comune di una città dinamica, raggiungibile nelle sue diverse parti, in tempi sempre più ridotti. E le nostre azioni quotidiane sono state conseguentemente condizionate da questo visione del rapporto spazio - tempo. In tutti i s

Giovanni Carapella e Salvatore Codispoti

27 NOVEMBRE 2020
roma, edilizia, città, costruzioni e infrastrutture

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dall’idea comune di una città dinamica, raggiungibile nelle sue diverse parti, in tempi sempre più ridotti. E le nostre azioni quotidiane sono state conseguentemente condizionate da questa visione del rapporto spazio - tempo.

In tutti i settori di attività gli obiettivi da raggiungere avevano come comune denominatore l’idea di fondo di rendere la città competitiva con le altri grandi città. Le grandi questioni che stanno caratterizzando il cambiamento nel rapporto tra le persone, lo spazio e la gestione del tempo, possono costituire uno stimolo decisivo per ripensare e costruire una nuova visione dello sviluppo metropolitano per quanto riguarda Roma e il suo hinterland, per offrire servizi, funzioni ed opportunità economiche in grado di esaltare la forza di attrazione di un sistema urbano nell’era della globalizzazione economica.

É anche sulla base di questi principi che si sono formati negli ultimi decenni quelle organizzazioni territoriali che definiamo aree metropolitane.
Cosa rimane al tempo del COVID di queste convinzioni, di questi progetti, di queste aspettative?
Le “letture” del territorio oggi, per forza di cose, sono cambiate e c’è bisogno attualmente di un nuovo linguaggio, di nuove idee, di nuovi impianti normativi per affrontare le necessità’ di cambiamento.

Quanto incide lo smart working nell’organizzazione territoriale assieme allo sviluppo della digitalizzazione e delle energie sostenibili nel rapporto spazio tempo, nei collegamenti tra il lavoro e il tempo libero e tra i centri delle città metropolitane? Come è cambiata e cambierà ancora l’organizzazione dello spazio residenziale delle famiglie e dei nuclei familiari?

Le città metropolitane di oggi ed i progetti delle loro trasformazioni future sono sempre stati impostati sulla base di esigenze che oggi risultano, seppure forse temporaneamente, venire meno. Ora che gli scenari sono completamente trasformati per la diffusione delle pandemie prevale la prevenzione sanitaria e cambiano le abitudini delle persone.

Mentre ci si affida alla efficienza delle comunicazioni ferroviarie, delle modalità su gomma per garantire una sempre maggiore velocità di trasferimento delle persone e delle cose all’interno delle aree metropolitane e tra le stesse il paradosso è che attualmente questa efficienza viene ridimensionata per la nuova necessità di limitare gli spostamenti e sostituita dalle reti digitali e dalle comunicazioni via web, che viaggiano ad una velocità assolutamente superiore.

Queste due differenti velocità questa volta non riguardano il rapporto tra centro e la periferia di una città o di un sistema territoriale, ma due macro sistemi economici e produttivi ed hanno infinite ricadute e conseguenze dirette nell’impianto delle città e dei territori.

Ne consegue che diventa necessario rispondere ad alcuni interrogativi: di quale organizzazione territoriale abbiamo realmente bisogno? Come risentiranno di questi nuovi fenomeni i progetti dei centri urbani? Quale politica per il riuso degli edifici sarà necessario attivare se lo smart working ha già cambiato le nostre abitudini? Dovremo cambiare il modo di spostarci? Avremo delle case con diverse prestazioni e con spazi più vivibili? Come useremo i servizi digitali? Chiuderanno uffici ed esercizi commerciali?

Non ci sono ovviamente risposte facili o già’ pronte, ma solo tante strade aperte da percorrere per approfondire le nuove esigenze, essere consapevoli che saranno necessarie nuove competenze, riflettere per individuare nuovi obiettivi sui quali sviluppare nuovi processi produttivi.

All’orizzonte, tuttavia, alcune cose sembrano ormai essere certe. Abbiamo bisogno di una poderosa politica ambientale rivolta alla preservazione dei valori naturali, alla salvaguardia dei valori storico culturali e alla ricerca di “nuove utopie” e di nuovi percorsi collettivi. Occorre trovare una nuova concezione dello sviluppo, mettendo al centro la sostenibilità e la rigenerazione come collante dei nuovi comportamenti sociali.

Le opportunità di Roma

Sotto questo profilo l’area metropolitana di Roma ha grandi risorse e grandi potenzialità’ di cambiamento e di valorizzazione. Se Roma è un grande polo di attrazione culturale e turistica, i centri della sua cintura sono altrettanto ricchi di storia ma anche di alti valori paesaggistici e naturalistici. Un invidiabile sistema ambientale che unisce le risorse marine a quelle collinari; un sistema di collegamenti viari e su ferro già rilevante, ma da potenziare e valorizzare per rendere maggiormente accessibili i luoghi della diversità culturale e naturale; un invidiabile sistema di ricerca culturale e scientifica fondato sulla esistenza di importanti università.

Certo, una funzione centrale e trainante spetta a Roma, la cui riorganizzazione funzionale può indurre significativi cambiamenti in tutta l’area metropolitana. Ecco che allora Roma potrà risolvere i suoi problemi e migliorare la vivibilità’ complessiva dell’area metropolitana se riuscirà ad instaurare una osmosi tra se stessa e la fascia dei comuni esterni. Ci troviamo, infatti, di fronte a territori collegati tra loro in stretta contiguità, esito di un modello di sviluppo fortemente imperniato sulla soluzione individualista del bene casa e per il quale più che mai oggi è fondamentale individuare tutti gli elementi che possono consentire la formazione di nuovi progetti imperniati sulla ricerca di una qualità’ di vita migliore.

Roma per tantissimi anni ha “esportato abusivismo “nei comuni contermini nella pianura Pontina e lungo la costa, ma anche a nord, dove il saldamento è meno pronunciato rispetto alla parte meridionale dell’area metropolitana per la forte consistenza di aree naturali organizzate nei parchi regionali e, quindi, in grado di contrastare sia le lottizzazioni abusive che le relative densificazioni edilizie illegali.
Oggi le politiche di intervento necessarie per migliorare la vita degli abitanti dell’area metropolitana non si devono ricercare nei progetti di pianificazione di area vasta, ma nei progetti di settore e nella specializzazione funzionale. Si pensi, ad esempio, all’attuazione dei progetti di mobilità sostenibile tra comuni come garanzia della interdipendenza tra luoghi diversi, alle politiche della sicurezza urbana e per il welfare urbano metropolitano. Non va infatti dimenticato che è nella cintura metropolitana che si concentra parte del disagio e dello svantaggio urbano.
Questa cintura non è etichettabile, quindi, semplicisticamente come quarta fascia periferica come alcuni studi del passato hanno forzatamente evidenziato.

Si tratta di ambiti di territorio che vedono la presenza di comuni con una forte storia identitaria, spesso governati da una classe politica locale alla ricerca di una alternativa agli schemi della politica tradizionale, con un evidente problema di dipendenza gerarchica da Roma e con rilevanti problemi di periferizzazione culturale, di peso politico e decisionale. Occorre pertanto organizzare funzioni specialistiche ed accompagnare le vocazioni dei quadranti territoriali in sostituzione al ruolo di semplice polmone di riserva delle necessità che la metropoli rigetta.

Nel piano territoriale redatto dalla Provincia di Roma qualche anno fa, con Nicola Zingaretti presidente, l’idea di fondo era quella di rispondere alla tracimazione demografica da Roma con la valorizzazione dei luoghi più’ utilizzati dal punto di vista residenziale, attraverso la realizzazione di servizi a scala metropolitana. Era un tentativo di conferire vitalità’ ai territori destinandoli a nuovi poli anche di cultura e turismo sostenibile. A distanza di anni di quel piano si sono perse le tracce ed i nuovi scenari disegnati dalla pandemia rendono probabilmente alcune di quelle previsioni non più attuali così come per molti aspetti del piano regolatore di Roma del 2008. Gli elementi di crisi presenti da anni nel modello economico produttivo e della gestione dei servizi della città di Roma e gli scenari della pandemia rendono non più rinviabile un nuovo programma per lo sviluppo strategico della città, individuando dei punti cardine che riconnettano al meglio il capoluogo con i comuni della prima e seconda cintura.

Occorre prevedere in primo luogo un piano di infrastrutturazione tra Roma ed i comuni contermini che da soli, come sottolinea il CRESME, per dimensione demografica, costituiscono di fatto la quarta area metropolitana del Paese.

La sfida sta anche nella capacità di proporre soluzioni più sostenibili rispetto ai modelli tradizionali. É il caso, ad esempio, delle monorotaie da realizzare anche per brevi tratti con funzioni di raccordo con reti esistenti, associando a tali interventi dei piani di supporto per la realizzazione di piste ciclabili. Sarebbe importante in questo contesto prevedere un piano di riqualificazione della rete delle stazioni ferroviarie (sia quelle delle Ferrovie di Stato che delle della Metropolitana) garantendo una maggiore gamma di servizi ai viaggiatori.

Si tratta in fondo di completare il progetto strategico del «ferro» della prima Giunta Rutelli partendo dalla chiusura dell’anello ferroviario e irradiando a raggiera la rete delle ferrovie per superare l’attuale debolezza storica del territorio della capitale.

Altrettanto importante, come suggerito da più parti, un progetto di valorizzazione delle acque in considerazione della presenza del mare, dei laghi, di due fiumi e di una fitta e storica rete di acquedotti. Partendo dalle problematiche del rischio idrogeologico si può ricostruire un rapporto armonico tra la città di Roma e la città metropolitana guardando proprio al sistema idrico dell’area metropolitana.
Per non parlare poi della ricca potenzialità dei parchi che dovrebbero essere considerati delle vere e proprie agenzie di sviluppo per l’organizzazione di servizi ambientali soprattutto in questa fase di espansione delle pandemie, a partire dalla definitiva approvazione dei piani di assetto.

E d’altra parte non è più rinviabile una diffusa ed articolata politica di sviluppo della rigenerazione urbana, garantendo una forte ripresa al settore edilizio e preservando la città e la sua area metropolitana da ulteriore sviluppo di suolo sulla falsariga di quanto sta avvenendo già da tempo nelle principali capitali europee. Un importante motore di questo nuovo modello di sviluppo è costituito dalle opportunità’ fornite dal cosiddetto superbonus perché introduce nella cultura collettiva una più chiara considerazione sul risparmio energetico. Le opportunità offerte dal decreto rilancio permettono in ogni caso di intervenire in consolidati segmenti di gestione patrimoniale come gli insediamenti ATER, le cooperative di abitazione a proprietà indivisa, gli enti del terzo settore, le associazioni e società sportive dilettantistiche. Le opportunità della rigenerazione aprono la strada alla produzione di tipologie residenziali maggiormente rispondenti alle domande di abitazioni più consone alle esigenze dello smart working e ad una diversa concezione del rapporto lavoro tempo libero e degli spazi pubblici della città.

 

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