DIGITALE

Opere pubbliche e digitalizzazione: da dove e come ripartire

Alcuni suggerimenti su gli elementi da valorizzare e sulle soluzioni da adottare, partendo da iniziative già pronte ed avviate. Intervista a Pietro Baratono, Provveditore alle OOPP di Lombardia ed Emilia Romagna

Alfredo Martini

22 GIUGNO 2020
bim, digitale, progettazione, opere pubbliche, innovazione e tecnologia

“Gli effetti della pandemia sui comportamenti dei funzionari e delle stazioni appaltanti potrebbero essere di chiusura rispetto alle innovazioni. Vi è la possibilità che, come per le persone, anche le amministrazioni, che sono fatte di donne e di uomini, reagiscano in una fase di incertezza e di forte pressione a fare e a muoversi rapidamente cercando porti sicuri. Ovvero propendano ad affidarsi a ciò che si conosce meglio, rimandando a un tempo successivo ogni innovazione. Ciò avrebbe delle conseguenze devastanti sul processo di transizione digitale verso una gestione efficiente degli appalti di lavori.”

È con questa preoccupazione che Pietro Baratono, provveditore alle opere pubbliche della Lombardia e dell’Emilia Romagna e riferimento non solo all’interno del Ministero delle Infrastrutture, ma anche per il mondo delle costruzioni, affronta il tema delle prospettive per una maggiore diffusione della digitalizzazione e del BIM a livello di committenze pubbliche. “Questo clima di preoccupazione, caratterizzato da un forte calo del PIL e a fronte di una situazione economica e finanziaria così difficile per professionisti ed Imprese, gioca un ruolo non secondario a favore di una resistenza mentale che potrebbe portare a ritenere il BIM non più così necessario. Ecco che allora, al rischio di una diffusa resistenza al nuovo e a recepire le istanze di cambiamento, si dovrebbe contrapporre un forte e chiaro richiamo da parte delle istituzioni centrali all’importanza di accelerare il processo di digitalizzazione attraverso atti e scelte concrete.

Si tratta di dare attuazione a quanto già indicato nel Codice degli Appalti e poi definito nel Decreto ministeriale n. 560, rendendo possibili quegli obiettivi e quegli indirizzi. Vanno create le condizioni per favorire una cultura della digitalizzazione e una riorganizzazione delle amministrazioni chiamate a gestire gli appalti pubblici. A ciò dobbiamo aggiungere, altrettanto importante, la rimozione degli ostacoli burocratico- amministrativi necessari per restituire tranquillità e responsabilità a chi opera nella PA, così come degli interlocutori privati. A questo fine diventa sempre più urgente individuare i nodi e procedere rapidamente a scioglierli eliminando gli ostacoli. Penso ad esempio ai farraginosi meccanismi di spesa (es. questione della perenzione dei fondi in conto capitale e degli impegni di spesa verso operatori economici falliti o con contratto risolto), che causano enormi ritardi nei pagamenti alle imprese, con conseguenti effetti negativi sui tempi di realizzazione e sulla qualità delle opere. Penso anche alla necessità di condividere le banche dati di verifica degli operatori economici di tutte le Amministrazioni; insomma da un attento studio dei flussi procedurali si potrebbe arrivare ad una concreta velocizzazione degli appalti, senza scomodare improbabili «modelli Genova» che non sono coerenti con la necessaria concorrenza nei mercati”

Dove, oggi, l’attenzione alla digitalizzazione appare più solida, in qualche modo radicata, così da pensare che il processo non solo non si arresti, ma possa trovare anche le condizioni per una ripartenza addirittura accelerata?

“Sicuramente il processo di digitalizzazione nella progettazione e gestione di opere infrastrutturali è in atto da più tempo e io credo che sia destinato ad ampliarsi e a trovare concretezza nelle gare di appalto. Penso soprattutto alle scelte e ai percorsi che sono in corso in ANAS, piuttosto che nelle Ferrovie o presso i maggiori concessionari autostradali. Si tratta nella maggior parte dei casi di infrastrutture essenziali e collegate alla mobilità di persone e merci. In alcuni casi di vere e proprie opere strategiche, ma non solo, si pensi alla digitalizzazione prevista nelle Linee Guida per la gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio dei ponti, che prevede la progressiva digitalizzazione di circa 60.000 ponti nei prossimi anni.

Un altro ambito dove il BIM sta trovando crescente utilizzo, o per lo meno è diventato un modello sul quale costruire progetti futuri, è quello della logistica. Ora si tratta di conoscere quali saranno le scelte politiche nella gestione e nella destinazione delle risorse. Come si risponderà alle domande: dove investire e quali le priorità? È qui che si misurerà la capacità di comprendere il valore specifico della digitalizzazione in quanto passaggio obbligato rispetto a garantire una maggior efficienza e minori costi nella costruzione di opere pubbliche, così come nella loro gestione e manutenzione. Si dovrà decidere se la digitalizzazione deve realmente diventare un fattore determinante a sostenere la competitività del Paese puntando concretamente e con risorse e competenze adeguate a ridurre il deficit tecnologico e a farci fare quel salto di produttività che da anni costituisce uno dei principali handicap del nostro sistema economico. È un tema centrale, questo, anche rispetto alle strategie e alle scelte che siamo chiamati a fare rispetto alle risorse che l’Europa ci sta mettendo a disposizione. Fare della digitalizzazione una priorità anche come modalità in grado di contribuire a innovare profondamente la macchina pubblica può veramente fare la differenza. “

Volendo sintetizzare, quali sono le scelte prioritarie?

“Sicuramente diventa quanto mai urgente una razionalizzazione del numero delle stazioni appaltanti superandone l’eccesso di frammentazione. É una questione nevralgica che riguarda l’efficienza dell’intero sistema, una condizione essenziale se si vuole realmente puntare sulla digitalizzazione come modello di gestione dei processi e di gestione delle opere pubbliche. In questo modo si potrebbe concentrare l’investimento attraverso un percorso virtuoso a cascata, evitando dispersioni ed eliminando molte delle attuali difficoltà di applicazione del Decreto 560. Ad iniziare dagli investimenti in hardware e software, necessari anche a una profonda riorganizzazione delle committenze pubbliche.  A cui si collega l’accettazione e la crescita di una cultura manageriale come strumento concreto di superamento delle attuali logiche burocratiche, spesso collegate a una diffusa deresponsabilizzazione del personale. Resta poi la questione delle competenze, al quale ho accennato all’inizio. A questo proposito bisogna essere consapevoli che una pubblica amministrazione con un’età media di oltre 50 anni ha grande difficoltà a recepire le innovazioni e quindi anche la digitalizzazione come modello di riferimento del proprio lavoro.  Appare urgente un ricambio generazionale e un rafforzamento delle competenze tecniche. Così come la pandemia ha evidenziato le carenze di medici dobbiamo essere consapevoli che non potrà esservi crescita tecnologica senza l’immissione di un numero consistente di tecnici qualificati nelle amministrazioni impegnate sul fronte dei lavori pubblici. Dobbiamo colmare il rilevante gap di cultura tecnica accumulato negli ultimi decenni. A questo ricambio dovrà accompagnarsi un grande programma di formazione, così da adeguare le conoscenze alle modalità gestionali del BIM, garantendo se non una capacità autonoma di progettazione, almeno in una prima fase, l’attuazione dei compiti di verifica e di controllo attraverso l’acquisizione di figure quali BIM Manager e CDE Manager (Manager di ambiente di condivisione dati).”

In una logica di sistema, quindi comprensivo anche delle relazioni tra committenze pubbliche e filiera delle costruzioni, su cosa si dovrebbe puntare?

“Direi che sarebbe importante se si lavorasse tutti insieme per la creazione di una vera e propria piattaforma digitale delle costruzioni, così come da alcuni anni esistono in alcuni Paesi. Poter contare su un sistema aperto e interoperabile a cui accedere per acquisire i diversi oggetti digitalizzati, collegati a tutte le informazioni normative e in grado di offrire in modo trasparente tutte le informazioni tecniche e prestazionali certificate, avrebbe un effetto consisteste di accelerazione in una logica di sistema. Noi abbiamo già delle esperienze passate così come delle infrastrutture in grado di costituire degli ottimi punti di partenza. Ora vanno prese delle decisioni per arrivare a condividere un unico progetto coinvolgendo tutta la filiera così da pianificare modalità e tempi.”

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