DIGITALE

Nuovi traguardi per il BIM

Intervista a Simone Eandi, Direttore Tecnico di NET Engineering SpA

31 GENNAIO 2020
bim, progettazione, innovazione, digitale e tecnologia

C’è chi ancora non sa nemmeno il significato dell’acronimo, ma invece c’è anche chi già guarda oltre il BIM e già sta riflettendo sul suo utilizzo futuro. Uno di questi ultimi è sicuramente Simone Eandi, Direttore Tecnico di NET Engineering SpA che abbiamo intervistato durante la tappa di Padova del Tour di One Team srl a favore della diffusione della cultura sulla progettazione in BIM.

 

Il BIM è ormai necessario e progettare in Bim dovrebbe presto diventare la norma. Cosa bisogna fare se si è agli inizi?

Entrare oggi nel flusso BIM non è affatto semplice, soprattutto per chi inizia ora il processo di avvicinamento. Questo perché esistono già ormai figure professionali specializzate e diventa davvero faticoso approcciare al BIM senza avere le competenze necessarie. Abbiamo compreso da tempo che serve la capacità di vedere oltre al BIM e oltre a ciò che si è riusciti a fare fino ad oggi perché si tratta di un sistema in continua evoluzione e quello che andava bene ieri, già oggi non è più adatto. Esistono però delle chiavi interpretative, dei fattori che comunque rimangono sempre validi per chi desidera iniziare.

 

Quali sono questi fattori da considerare?

Possiamo indicare sostanzialmente quattro fattori base da considerare come punto di partenza. Il primo fattore è senz’altro la diffusione capillare del BIM: siamo circondati dal BIM ma spesso non ce ne accorgiamo. Ad esempio BIM è ovunque ci sia un dato condiviso, tridimensionale ed organizzato: in un certo senso è BIM anche Google Earth o uno foglio di Excel. La seconda cosa che abbiamo imparato in questi anni, grazie alla nostra lunga esperienza, è che esistono, o possono crearsi situazioni che possono nuocere al BIM. Uno di questi può essere individuato nella presenza di coloro che iniziano a progettare in tradizionale con il pensiero di “trasferirla in BIM” in una seconda fase. A questi si aggiunge il “Machismo BIM” ossia modelli in cui il dato è mostrato graficamente ma in realtà risulta inutile, in quanto basterebbe una buona scheda tecnica o un buon dato numerico associato. Un terzo elemento molto importante che abbiamo compreso è che bisogna essere come l’acqua, ossia adattarsi al contenitore. Essere capaci di progettare con gli strumenti adeguati ad ogni particolare contesto: non serve a nulla approcciare uno studio di fattibilità come se fosse un esecutivo.

Infine mi preme segnalare che la potenza non è nulla senza il controllo, ovvero avere una montagna di dati non esime il progettista dalla necessità di capire il contesto: calpestare il terreno; comprendere l’infrastruttura esistente; cogliere anche quello che l’occhio del laser scanner non vede.

 

Esiste una metodologia efficace, comprovata?

Non esiste un dogma sul BIM, ma sicuramente ci sono alcuni step, alcuni approcci che aiutano. Sulla base degli elementi enunciati sopra, abbiamo infatti individuato alcuni passaggi chiave per chi desidera operare in BIM.

Il primo è sicuramente legato alla scelta dello strumento più adeguato in base alle necessità: esistono tantissimi software BIM (Revit, Allplan, Civil3d, ecc). Un solo software non va bene per tutto. Così come l’adozione di un unico approccio per tutti i progetti non è un approccio vincente. La seconda chiave riguarda le competenze: l’ideale è avere in squadra dei professionisti in grado di saper scegliere lo strumento e la metodologia più adeguati a seconda del progetto.

Il segreto, che poi in realtà è quello che viene fatto da tutti i migliori professionisti BIM, è avere un adeguato portfolio di strumenti e di competenze in modo da essere sempre in grado di scegliere l’incrocio giusto tra competenze e strumenti adatti al Cliente ed al livello di progetto ricercato.

 

Parlando di futuro invece, quale sarà l’evoluzione del BIM?

Sicuramente la realtà aumentata costituisce la tecnologia più promettente per il prossimo futuro, anche grazie al supporto del 5G che ci permette di ottenere una velocità di calcolo e di trasmissione dati straordinaria. Questa tecnologia diventa ancora più interessante quando si guarda alla manutenzione delle infrastrutture direttamente sul campo: l’operatore, grazie al proprio tablet, riesce a vedere la criticità e capisce esattamente dove e come intervenire. Di grande rilevanza parlando ad esempio di IoT è la sicurezza del dato. Grazie al 5G e all’Edge computing, l’IoT sarà sempre più diffuso nella gestione degli oggetti che compongono una infrastruttura sia essa stradale che ferroviaria o metropolitana. Tanti oggetti connessi portano al rischio di vulnerabilità e ciò rende necessario un progetto serio di security: visto che è tutto interconnesso e tutto molto veloce sarà possibile un domani hackerare un deviatoio o un segnale CBTC?

Bisogna comunque già iniziare a guardare oltre il BIM. Guardare oltre il BIM significa non solo immaginare i benefici immediati che ne deriveranno ma organizzarne e garantirne la loro fruizione nel tempo. Questo discorso riguarda ovviamente l’utilizzo e la sicurezza del dato. É questo il momento di chiedersi: cosa conviene davvero condividere con gli IFC? Come si può essere sicuri che tra 20-30 anni (un’era geologica in informatica) tutti i dati che oggi stiamo immagazzinando saranno ancora fruibili?

 

 

 

t

o

p