ABITARE

Nuovi modelli abitativi, uno sguardo in Europa

Condivisione e rispetto della privacy le parole chiave del nuovo cohousing europeo

Asia Ruffo di Calabria

15 MAGGIO 2020
abitare, casa, cohousing, senior housing, progettazione, olanda, francia e danimarca

I cambiamenti demografici degli ultimi 30 anni hanno prodotto rivoluzioni dell’organizzazione sociale, della distribuzione del reddito e, soprattutto della composizione dei nuclei familiari.

Nelle ultime decadi, l’attesa di vita è aumentata di circa 10 anni, producendo vistose modifiche nella piramide di distribuzione delle fasce di età. Accanto al fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, l’aumento del lavoro femminile ha ridotto la natalità nei paesi occidentali. Lo stile di vita è profondamente mutato, con perdita del supporto familiare agli anziani e aumento delle famiglie mononucleari. Dalla rivoluzione socio-economica scaturisce l’esigenza di soluzioni abitative a contrasto dell’isolamento e a favore della ricreazione di alcune funzioni che erano proprie delle famiglie tradizionali. In Europa lo sviluppo delle forme abitative collettive si è sviluppato in modo diverso tra i paesi membri della Comunità Europea.

Il cohousing può essere definito come una condizione in cui i residenti rinunciano ad una parte della propria individualità abitativa a favore della realizzazione di aree comuni con finalità di interazione sociale ed economia di gestione. Vengono messe in comune aree ricreative, servizi come lavanderie e cucine, giardini o spazi all’aperto.

La recente letteratura sul co-housing ha affrontato il tema sotto diversi aspetti, ad esempio: co-housing concepito all’interno dell’economia a basso impatto ambientale, con potenziale riduzione del consumo di energia a seguito della condivisione di aree comuni; come alloggio autogestito; come investimento per la costituzione di capitale sociale; come alternativa di organizzazione per le persone anziane; come un'opportunità per i comuni di favorire lo sviluppo urbano socialmente inclusivo per ricreare un (perduto) senso di comunità; in relazione alla progettazione per la parità di genere; come  vita in comune  conservando la dimensione privata;  per offrire opportunità di miglioramento della salute individuale e dei bisogni di assistenza e di cura  rafforzando il supporto di vicinato e il coinvolgimento associativo. Non esiste un modello univoco di cohousing, in quanto la “dimensione sociale” può essere interpretata in modi diversi a seconda della cultura, del livello socio-economico, della popolazione prevalente con i conseguenti bisogni specifici (p.es. servizi socio-sanitari, assistenza domiciliare per anziani, babysitting, doposcuola, ecc.).

Mentre nella edilizia residenziale pubblica prevale la dimensione economica, per offrire una abitazione a soggetti a basso reddito, nel cohousing l’obiettivo è prevalentemente la ricerca di condivisione di determinati servizi e di modi nuovi di abitare. Le realizzazioni di cohousing abitualmente prevedono un partenariato pubblico-privato e l’offerta proviene spesso dal settore privato, dal terzo settore e dalle fondazioni.

Sono in aumento gli anziani soli, che, soprattutto con entrate ridotte e non potendo contare sull’aiuto dei figli, uniscono le forze, dividono le spese e trovano una alternativa alla tradizionale casa di riposo. Da questo fenomeno è nato infatti il termine senior housing. Si tratta spesso infatti di persone attive e completamente autonome, capaci di mettere a disposizione della comunità le loro competenze.

Il fenomeno del cohousing è nato in Olanda negli anni’60 e si è diffuso nei Paesi del Nord Europa e negli Stati Uniti e Canada, dove si sono sviluppate agenzie di promozione di questo tipo di organizzazione. In Italia, a causa di un retaggio culturale diverso, il fenomeno si sviluppa più lentamente e spesso è favorito da organizzazioni di promozione sociale, attraverso soluzioni di coabitazione mista, ad esempio tra anziani soli e studenti fuori sede presso l’abitazione divenuta troppo grande per l’anziano.

Nella parte che segue citeremo alcuni esempi nazionali e internazionali, sia dal punto di vista della tipologia architettonica che gestionale, con alcune riflessioni critiche.

 

Groningen (Olanda): il senior cohousing Oosterkade

Il cohousing Oosterkade ha ricevuto il Premio del Pubblico come miglior edificio di Groningen 2015-2016. L’edificio è stato realizzato sotto la guida e coordinazione dello studio cohousing LAB di Barcellona per iniziativa della comunità “Associazione I vicini”.

I promotori sono un gruppo di amici, prevalentemente anziani, che hanno deciso di ridisegnare il proprio futuro andando a vivere insieme in cohousing. La scelta è stata motivata dall’intenzione di conservare il controllo del luogo e il potere decisionale senza l’intermediazione di terzi a fini speculativi. Una volta individuate le necessità relative agli spazi da condividere (palestra, lavanderia, sauna, magazzini, giardino, terrazza), sono stati realizzati sei appartamenti autonomi e privati. Gli appartamenti sono stati adeguati ai desideri e alle esigenze dei singoli, ottenendo un giusto equilibrio tra area privata e spazi condivisi.

 

L’impressione dell’edificio è di grande sobrietà, con una geometria che rispecchia quella degli altri edifici del quartiere. È stata privilegiata la costruzione di grandi balconi e aperture con affaccio sul canale antistante.

 

Bourg-Achard  - Alta Normandia (Francia)

La struttura è costituita da una serie di miniappartamenti in successione, all’interno del centro storico del paese. É destinata agli anziani, con ingressi indipendenti e ascensore. I miniappartamenti sono collegati tra loro da corsie vetrate e da un edificio per utenze ordinarie. Gli edifici sono destinati ad anziani e a famiglie ordinarie. É in comune un self-service per i pasti, una biblioteca aperta anche al pubblico ed esiste un passaggio pubblico tra le residenze e il centro della città, per integrare ulteriormente l’edificio nella realtà cittadina.

La struttura è stata realizzata in maniera tale da favorire l’interazione e il supporto reciproco tra gli anziani, così da superare molti dei problemi dei non autosufficienti, ai quali viene comunque consentita la conservazione dell’autonomia.

Si è così creato un villaggio perfettamente integrato nel centro della città, sottolineando fortemente la funzione collaborativa tra le persone.

 

 

Strandcenter: Greve, stazione ferroviaria di Hundige (Danimarca)

Questo centro è dotato di 55 unità abitative per anziani su uno o due piani intorno a una corte. L’ ingresso è sul ballatoio e la pianta-tipo è composta da una prima zona destinata a cucina e pranzo (che affaccia sempre sul ballatoio), una seconda a soggiorno (con affaccio esterno e piccolo balcone al piano superiore), da un ambiente separato che costituisce la zona notte (con un ampio bagno in diretta connessione) e dal giardino al piano terra.

Gli spazi condivisi sono rappresentati dai locali per lo svago e attività ricreative, la sala biliardo, il bar, la palestra. Si può accedere alla stazione mediante ascensore o scala. Gli ambienti privati sono collegati direttamente con quelli pubblici. I diversi piani sono uniti da un grande atrio di accesso alto tre piani con una copertura trasparente. Gli ambienti collettivi sono molto luminosi, grazie a grandi fenestrature del soffitto e delle pareti, contribuendo a creare una atmosfera serena e accogliente. Tutto l’insieme è estremamente gradevole e vivace, grazie anche agli alberi interni alla grande entrata, lontano da quello delle classiche istituzioni per anziani. La corte costituisce uno spazio eccezionale per la conversazione e gli incontri.

Sono moltissimi gli esempi che si potrebbero riportare sulle esperienze architettoniche di cohousing all’estero, e anche in Italia stanno sorgendo molte strutture, alcuni esempi sono il Cohousing di Via Scandellara a Bologna, la Casa del Moro a Lucca, Casa alla Vela a Trento, Homefull a Roma, Ca’ nostra a Modena, il Condominio solidale Via Gessi  a Torino.

In contrasto con le prime esperienze degli anni ‘90, che proponevano soluzioni “gigantiste”, la nuova tendenza del cohousing è quella di strutturare soluzioni di dimensioni contenute e “sartoriali”. Si possono identificare alcuni punti irrinunciabili che costituiscono il denominatore comune delle progettazioni più recenti, tra cui l’elemento verde e spazi aperti come luoghi di relazione, una corretta ed equilibrata ripartizione tra spazi privati e collettivi e spazi pubblici, con un intreccio tra funzioni private e comuni.

Gli aspetti gestionali devono prevedere una risposta organizzata alle attività collettive, dando spazio alle relazioni intergenerazionali. Viene data maggiore attenzione alla dimensione privata, pur mantenendo una progettualità comune. L’accesso al cohousing comporta una necessaria selezione degli utenti, al fine di evitare elementi di non sanabile conflittualità.

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