RIGENERAZIONE

Nuove frontiere per l’urbanistica

Condividere obiettivi e soluzioni per la rigenerazione urbana e per andare incontro alla domanda di nuove tipologie di spazio.

Alessandra Bazzani

10 GIUGNO 2020
rigenerazione, edilizia, milano, città, ambiente e sostenibilità

Il tema della riqualificazione e della rigenerazione urbana costituisce una questione nevralgica nel processo di sviluppo delle nostre città e dei nostri territori. Essa costituisce l’ambito di riflessione più rilevante rispetto alla capacità di saper intercettare e dare risposte adeguate alle nuove esigenze espresse dalla società italiana e internazionale. Una società che nella sua composizione demografica, per condizione economica e per aspettative e stili di vita, sta profondamente mutando.

Oggi Milano, da questo punto di vista, costituisce la realtà più dinamica e un esempio da prendere come riferimento.  Quanto è avvenuto negli ultimi anni è il frutto di un processo lungo e articolato, su cui hanno inciso una pluralità di fattori. Vale la pena, per comprendere bene quanto avvenuto, prendere in considerazione il caso dell’area di Porta Garibaldi. Ciò che oggi vediamo e che apprezziamo come un’area in cui la riqualificazione è stata vincente è il risultato di un percorso accidentato durato vent’anni e che si è sbloccato soltanto grazie a una decisione giurisdizionale, rimettendo in gioco le relazioni tra amministrazione pubblica e operatori privati. Ne è seguito un procedimento urbanistico articolato, che ha beneficiato e ha messo a valore anche l’evoluzione normativa in materia di urbanistica negoziata. La riqualificazione di piazza Gae Aulenti e dell’area in cui si trova il Bosco verticale costituisce non solo un progetto innovativo, ma anche un’indicazione preziosa di come anche nel nostro Paese sia possibile intervenire mettendo a valore le capacità degli operatori privati all’interno di un determinato contesto urbanistico. Un contesto che ha consentito e reso possibile la collaborazione tra pubblico e privato grazie all’affermazione di una visione basata su quella che è stata definita l’urbanistica condivisa. Non possiamo infatti dimenticare che la Regione Lombardia ha cercato nuove vie per costruire percorsi decisionali condivisi e soluzioni per interventi di riqualificazione sin dagli anni ottanta del secolo scorso, a partire dalla legge Verga (L.r. 22/1986) volta al recupero degli ambiti urbani edificati, per passare alla legge Adamoli (L.r. 23/1990), sino alla legge sulla programmazione integrata (L.r. 9/1999).

La L.r. 12/2005, che è la nostra legge urbanistica regionale, è frutto di quelle sperimentazioni e nei suoi aggiornamenti – tra tutti la L.r. 31/2014 sul consumo di suolo e la L.r. 18/2019 sulla rigenerazione – ha recepito anche le nuove istanze dirette a garantire la sostenibilità dell’uso dei suoli.  Possiamo quindi affermare con serenità che ciò che oggi apprezziamo e consideriamo interessante e innovativo è qualcosa che viene da lontano. Così come viene da lontano il nuovo PGT da poco approvato dall’amministrazione comunale milanese, in cui l’aspetto più rilevante riguarda proprio l’assenza di limitazioni precostituite alle iniziative di sviluppo, valorizzando quello che è uno degli elementi vincenti della riqualificazione e della rigenerazione: l’indifferenza funzionale. Ciò nella logica di rispondere al principio che le vocazioni territoriali devono essere declinate sulla base delle esigenze sociali ed economiche transeunti, in divenire. Vocazioni che sono il risultato di idee e di volontà alla base della nascita di nuovi quartieri di elevata qualità edilizia ed urbanistica.

Nel nuovo PGT di Milano si pone l’accento sul concetto di rigenerazione intesa come un processo trasformativo orientato in modo particolare alla tutela ambientale. Concetto al quale viene legato quello di resilienza. Un approccio che risulta coerente e favorito da una legislazione regionale che, come si è detto, ha introdotto negli ultimi anni indirizzi e norme volti a favorire un salto di scala, proprio guardando alle nuove sensibilità ed esigenze di salvaguardia ambientale e evidenziando l’importanza di un nuovo equilibrio tra popolazione e territorio. Un quadro normativo che sembra rispondere alla consapevolezza della necessità di prevedere modelli di trasformazione diversi da quelli fino ad oggi considerati ordinari.

Nuovi modelli, nuove norme

In questo contesto di regole e norme, gli operatori privati dispongono delle condizioni necessarie a progettare e pianificare i propri investimenti, coinvolgendo professionalità e competenze, poiché in un territorio come quello milanese le destinazioni e le funzioni possono essere insediate se esiste una volontà sufficiente a convogliare idee e risorse. In questo modo sono state date risposte coerenti con l’evoluzione sociale e in linea con le nuove domande che via via emergevano e continuano a nascere nel territorio milanese. É utile, altresì, sottolineare come l’esperienza urbanistica e regolatoria lombarda, e milanese in particolare, abbia dimostrato grande pragmatismo nel dare risposte ad esigenze nuove, anche in assenza di norme ad hoc. Si pensi allo strumento della perequazione e del trasferimento dei diritti volumetrici, introdotto dalla L.r. 12/2005 sull’onda dell’esperienza maturata da strumenti urbanistici, ma anche, ad esempio, al caso dell’edilizia sociale, o da ultimo alla valorizzazione degli alloggi temporanei per turisti e lavoratori. Ciò è stato possibile grazie all’applicazione di regole generali che hanno orientato l’iniziativa privata nel trovare soluzioni corrette a richieste nuove. Si tratta di un principio importante a cui ispirarsi, in quanto esso consente di valorizzare allo stesso tempo il ruolo di chi è chiamato a regolare le attività nell’interesse dei cittadini e di chi deve dare al mercato concrete risposte attraverso le proprie capacità imprenditoriali, professionali e tecniche. Un simile approccio, tuttavia, non è sufficiente per risolvere quella che è una grave criticità del sistema, ovvero la lentezza amministrativa e decisionale rispetto alle richieste di un mercato per il quale il fattore tempo è determinante per il successo delle operazioni immobiliari. Ciò è tanto più vero in un momento storico come il nostro dove i cambiamenti sono quanto mai repentini e poter contare su certezze amministrative e tempi rapidi spesso fa la differenza nella scelta se investire o meno.

Oggi quel che serve è un percorso comune da parte delle pubbliche amministrazioni, delle imprese e dei professionisti per crescere insieme nella consapevolezza della necessità di sviluppare una cultura urbanistica e progettuale comune e di alto livello. Perché la rigenerazione e la riqualificazione non sono solo questione di regole e di norme, bensì di progettazione con implicazioni tecniche diverse rispetto a quelle che siamo abituati a leggere nelle definizioni urbanistiche e nei regolamenti edilizi. Le regole devono saper rispondere all’evoluzione tecnica, aperte al cambiamento e contenere nella loro struttura la propensione alla flessibilità. Da questo punto di vista il nuovo PGT di Milano presenta aspetti ancora tutti da scoprire, ad esempio nella valorizzazione della resilienza (art. 10 NdA del Piano delle regole) e nella individuazione di zone di rigenerazione con regole alternative ai tessuti urbani di riferimento (artt. 14 e 15 NdA del Piano delle Regole) che aspettano chiarimenti interpretativi, ad esempio, per quanto riguarda le morfologie edilizie. Una normativa aperta consente l’interpretazione applicativa, che garantisce l’adattamento degli istituti giuridici alle esigenze via via attuali della collettività, favorendo la creatività e quindi la capacità propositiva degli sviluppatori e dei promotori immobiliari. Così facendo possiamo disporre di soluzioni rispetto a tematiche innovative, che oggi stanno riscuotendo, sul fronte residenziale e dell’edilizia terziaria, grande successo da parte del mercato. E’, tuttavia, anche vero, che in alcuni specifici ambiti come nel caso dell’housing sociale o del senior housing, oggetto di particolare sviluppo in relazione alla evoluzione socio-demografica, stanno emergendo nuovi modelli che necessitano di adattamento delle regole, legate a fattispecie tradizionali di edilizia sociale. In questo il comune di Milano ha dato prova di innovazione sin dall’adozione della delibera consiliare n. 42 del 2010, anche se alcune delle ipotesi innovative lì menzionate non hanno avuto ancora seguito applicativo. Diventa quanto mai urgente pertanto stimolare una riflessione congiunta con la pubblica amministrazione affinché si creino le condizioni per favorire la sperimentazione di nuovi modelli così da riuscire a individuare e regolamentare in modo efficace le nuove esigenze di questo tipo. È molto importante coltivare una cultura orientata al confronto nella comune consapevolezza che le istanze della collettività devono trovare una risposta efficace sapendo anche utilizzare al meglio aspetti legislativi, con uno sguardo aperto al futuro, così da superare le criticità che via via si presentano. Ciò anche seguendo il principio che la pubblica amministrazione è chiamata a svolgere una funzione di servizio alla collettività, perseguendo il bene comune. Così facendo è possibile rendere più agevole la vita e il lavoro dei cittadini.

 

 

 

t

o

p