SOSTENIBILITÁ

Non solo Green, ma anche Social & Governance

La sostenibilità è il focus degli investitori, declinata ora oltre che sul green anche se non soprattutto sulla componente sociale, fatta di sicurezza sanitaria, qualità della vita e adattamento ai nuovi trend digitali che investono tutti gli ambiti.

Stefano Caratelli

02 DICEMBRE 2020
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La pandemia del COVID-19 ha colto completamente di sorpresa un mondo concentrato sul confronto USA-Cina per il primato economico e tecnologico, sempre più preoccupato per la sostenibilità della crescita e per l’aumento delle disuguaglianze. Ma non ha fatto cambiare rotta, anzi ha impresso una potente accelerazione a una serie di trend ‘secolari’ già in atto, a cominciare dalla digitalizzazione distruttiva del vecchio e levatrice della nuova organizzazione produttiva e sociale. Tra questi trend c’è sicuramente quello della sostenibilità, fino a non molto tempo fa declinato prevalentemente in termini ambientali con l’etichetta ‘green’. Ma dal 2019, soprattutto nel mondo corporate e degli investitori, la declinazione è sempre più inclusiva e, con la sigla ESG che sta per Environment, Social e Governance, definisce la sostenibilità come un mix di azioni e politiche che non si limitano alla conversione energetica dai combustibili fossili alle rinnovabili e si estende alla sostenibilità della crescita in senso lato, compresa la riduzione delle ineguaglianze di reddito e di accesso alla conoscenza, e ai modelli di governo, per ora d’impresa, più adatti a conseguirla.

FLUSSI IN ENTRATA E IN USCITA DAFONDI E ETF BASATI SU CRITERI ESG (BLU) E TRADIZIONALI (ROSSO)

DATI DEL PRIMO TRIMESTRE 2020 SU 3.297 FONDI APERTI E ETF GLOBALI UTILIZZANDO CRITERI ESG

FONTE: MORNINGSTAR 2020

 

Accelerazione potente ai fattori Social

Anche qui la pandemia ha impresso una accelerazione potente, tirando fuori e mettendo al centro la S di Social dalla sigla ESG. Per l’industria delle costruzioni questo ha un impatto molto importante, sia nel campo delle infrastrutture che in quello dell’edilizia abitativa e commerciale. Prediamo le infrastrutture di trasporto, urbano e non: fino a prima del COVID le priorità condivise erano velocità, puntualità, costi accessibili, raggiungibilità di più destinazioni possibili per il maggior numero di utenti possibili, insieme ovviamente alla sicurezza. Quest’ultima però era concepita come protezione da possibili incidenti, mentre il COVID la ha ‘allargata’ a 360 gradi, facendone la priorità assoluta anche a scapito di costi, velocità e raggio dei collegamenti. Oppure, prendiamo l’infrastruttura idrica, dove le priorità erano il costo e l’accessibilità universale. L’acqua che esce dal rubinetto non ha avuto un ruolo nel contagio, ma si può star certi che dopo il COVID l’asticella dell’attenzione sulle caratteristiche di sicurezza sanitaria dell’acqua sarà molto più alta.

 

L’importanza del fattore Spazio

Sull’edilizia abitativa e commerciale la spinta verso il futuro impressa dal COVID è ancora più potente. Prima di tutto perché la diffusione del lavoro remoto sembra una strada senza ritorno. Ma se questo vuol dire meno spazi destinati agli uffici e abitazioni più spaziose, per consentire il telelavoro ma anche il tele-studio, vuole anche dire che tutte le strutture destinate alla ricreazione, alla ristorazione, all’ospitalità, e via dicendo, avranno bisogno di spazi più ampi per garantire il distanziamento, che resterà, come la sanificazione, una costante comportamentale e uno standard di sicurezza, anche quando il virus sarà passato del tutto. Colera, Vaiolo, Tubercolosi non esistono praticamente più nei paesi sviluppati, ma l’impianto preventivo sanitario e strutturale per evitare che si ripresentino non è stato certo smantellato. E poi c’è il tema sterminato dell’infrastruttura sanitaria, che non potrà passare interamente online. Dagli studi dei medici di base agli ospedali, diagnosi e cure fisiche resteranno necessarie, ma in spazi diversi e attrezzati diversamente.

 

Una dimensione fisica per l’e-commerce

Anche l’edilizia commerciale ne sarà fortemente impattata, non solo nel segmento degli uffici, ma anche nella distribuzione, e non necessariamente a senso unico, con l’e-commerce che prende il posto dei punti vendita fissi. Intanto anche l’e-commerce ha bisogno di spazi fisici, non meno importanti dimensionalmente dei distributori tradizionali: centri di stoccaggio e distribuzione, catene logistiche, fino all’ultimo miglio. Ma la sconfitta della distribuzione tradizionale è molto meno scontata di quel che sembra. Ha fatto clamore il caso della catena americana di bricolage e articoli da casa e giardino Home Depot: nel pieno della pandemia ha fatto numeri straordinari in termini di clienti e vendite, con la gente costretta a casa per il Lockdown a fare la fila per rifornirsi di tutto il necessario per rendere l’ambiente domestico adatto alla nuova realtà dello Smart-Working e del tele-studio per i figli.

Le costruzioni restano un’area molto importante di investimento, e le grandi case del settore si chiedono come saranno le città post-COVID per capire dove e come è più redditizio impiegare i capitali, nella convinzione che i centri urbani, che oggi producono circa l’80% del PIL mondiale, continueranno a crescere, ma anche che il COVID-19 trasformerà il modo di costruire e le abitudini di vita e lavoro degli abitanti. Con gli attuali rendimenti del reddito fisso bassissimi se non negativi, la previsione è che l’immobiliare continuerà ad attirare sostanziali flussi di capitali in cerca di rendimenti, ma devono decidere su cosa puntare. Nel campo commerciale, la rivoluzione digitale e l’accelerazione impressa dal COVID non eliminano la distribuzione tradizionale, sopravvivranno i punti vendita che offrono esperienze particolari e attività ricreative, oppure non sostituibili dall’online. Anche gli uffici continueranno ad avere un futuro, se non altro per la loro funzione sociale che ha bisogno di spazi condivisi per creare, confrontarsi e dare vita a nuove idee, con un cambiamento radicale delle mansioni, sempre meno di routine e sempre più “collaborative”. Ci sarà anche un’inversione di tendenza dimensionale, dopo il dimezzamento dello spazio medio per dipendente negli ultimi 20 anni.

Lo scenario prefigurato da Roland Berger prevede abitazioni che offrano la possibilità di lavorare da casa con l’utilizzo di strumenti digitali come le videoconferenze, accesso all’e-commerce, con una focalizzazione sulla resilienza, incluse forme di sostegno finanziario ai costi, come affitto, mutuo o manutenzione. Questo spingerà l’offerta a includere l’accesso digitale e la sostenibilità nelle caratteristiche di base dell’abitazione, anche con lo sviluppo di nuovi prodotti e soluzioni, il che comporterà processi di aggregazione tra le imprese e accelerazione di nuove tecnologie di costruzione.

 

La grande casa di consulenza globale Roland Berger visualizza così la ‘nuova normalità’ delle costruzioni post-virus identificando sia i fattori della domanda (a sinistra) che quelli sul lato dell’offerta (a destra).

 

Un faro che indica la rotta nella tempesta

Un caso interessante è quello di DWS, uno dei più grandi gestori di investimenti a livello globale, parte del gruppo Deutsche Bank, che in Italia è molto attivo negli investimenti infrastrutturali, come la partecipazione importante in SAVE, il gestore degli aeroporti di Venezia, centri logistici (ne ha appena acquisito uno nel novarese) e servizi portuali. In un report sull’impatto e le opportunità aperte dalla crisi del virus per gli investimenti in costruzioni, si legge che è il momento di attribuire nuova priorità ai fattori ESG per rispondere agli effetti più acuti della crisi sul portafoglio gestito di asset immobiliari, dall’edilizia abitativa alle infrastrutture. Perché la pandemia ha messo in risalto la necessità di un robusto programma di investimenti ESG, focalizzato su temi chiave collegati allo ‘Smart Building’, a salute e benessere e alla resilienza, definendo una cornice che aiuti gli investitori a rafforzare il proprio ruolo: come un ‘faro’ a guidare la rotta nella tempesta.

 

Attenzione crescente alla salute e al benessere

Nel settore residenziale le previsioni puntano sulle periferie, se opportunamente riqualificate per adattarsi alle esigenze post-COVID, mentre nei servizi saranno verosimilmente sviluppati i centri dati, i centri medici, le strutture sportive e altri centri dedicati alla cura del corpo, poiché anche dopo la fine della pandemia resterà una maggior attenzione alla sicurezza sanitaria e al benessere in generale. In conclusione, l’impatto del COVID sulle costruzioni sarà importante e potrebbe far scattare una nuova ondata di interesse degli investitori in cerca di ritorni significativi. L’orientamento ‘green’ resterà molto importante, anche perché continuerà a mobilitare risorse pubbliche ingenti, ma anche il fattore ‘Social’ e la ‘Governance’ del territorio sono destinati a giocare un ruolo crescente, in questo caso soprattutto per attrarre capitali privati e di investitori istituzionali.

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