RIGENERAZIONE

Milano e la rigenerazione per un futuro sostenibile

Grande partecipazione da parte delle istituzioni per una città che si rigenera nel segno della sostenibilità e dell'inclusione territoriale

Susanna Rosellini

10 LUGLIO 2019
sostenibilità, sviluppo, comune, milano e rigenerazione urbana

Il 2 luglio si è tenuto a Palazzo Marino a Milano un convegno sul tema della rigenerazione: "Sviluppo e sostenibilità contro  gli immobilismi di ritorno".

A marzo il Comune di Milano ha adottato la prima revisione al Piano di Governo di Territorio, gli obbiettivi dichiarati sono: una città connessa, metropolitana e globale; una città di opportunità attrattiva e inclusiva; una città green, vivibile e resiliente; una città, 88 quartieri da chiamare per nome ; una città che si rigenera.

Nel piano delle Regole c’è un nuovo capitolo dedicato appunto a definire e normare gli ambiti soggetti a rigenerazione. Sono soggetti a questa disciplina tutti gli ambiti di Rinnovamento Urbano (ARU) che nel PGT milanese costituiscono il primo anello periferico esterno agli scali e le aree di rigenerazione ambientale che costituiscono il secondo anello esterno, meno frammentato e più ampio. Unendo le due mappature si può scorgere  un grande atollo che circonda la città. Altri tasselli  identificati come potenziali centri di rigenerazione sono alcune piazze periferiche e i quartieri popolari;  rimangono esclusi gli immobili e le aree abbandonate e degradate.

Il convegno, a partire dalla appassionata introduzione dell’assessore Pierfrancesco Maran, ha saputo superare i limiti della mappatura urbanistica per esporre le implicazioni multidisciplinari che contraddistinguono i processi di rigenerazione urbana, la molteplicità delle ricadute auspicate e la complessità della governance.

Centrale l’importanza della condivisione con le parti sociali ma prima ancora con le altre istituzioni, vera nota dolente per Milano come è facile intuire dal titolo completo dell’incontro.

La filiera della rigenerazione che viene descritta dai relatori è una chimera a due teste, una è la testa delle istituzioni sovraordinate, l’altra quella delle amministrazioni locali e delle parti sociali. La condivisione degli obbiettivi è irrinunciabile per innescare, sostenere e governare i processi di rigenerazione.

La sostenibilità è l’altro principio fondamentale, laddove sostenibilità intesa in senso più ampio implica continuità dei processi, continuità degli accordi pubblico-privato che sostengono e governano i progressi. Una visione nuova, che certamente Milano sta ampiamente sperimentando.

La Regione Lombardia non poteva non raccogliere la sfida e quindi anche il Consiglio Regionale si è dotato di due disegni di legge sulla Rigenerazione che ha presentato il 5 luglio al Pirellone.

Il DDL più strutturato ha titolo “ Misure di semplificazione e incentivazione per la rigenerazione urbana e territoriale, nonché per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Modifiche alla legge 12/2005 (legge per il governo del territorio) ed altre leggi regionali". 

Già dal titolo si intuisce come in primo piano ci siano i processi di riqualificazioni del patrimonio costruito piuttosto che i temi di rigenerazione territoriale, ovvero proprio quegli ambiti di aree e immobili abbandonati e degradati  che per ora il comune di Milano ha escluso dalle aree di rigenerazione.

Il disegno di legge, così come presentato dalle parti proponenti, è infatti teso a semplificare i procedimenti ammnistrativi e a premiare le riqualificazioni di immobili degradati con sconti su oneri di urbanizzazione e monetizzazione degli standard; è inoltre proposto il riconoscimento dei costi di bonifica come opere di urbanizzazioni.

Sconti e premialità di fatto ricadenti sulle amministrazioni locali per sostenere le quali si pensa di ricorrere a un fondo strutturale.

Proprio nell’occasione di confronto offerta da due convegni così vicini, emerge tutta la distanza esistente tra la realtà di una città come Milano che vive un momento di grande energia e può quindi puntare moltissimo sulla governance di processi complessi di rigenerazione,  e il governo del territorio delle province, il territorio ex industriale che circonda tanti piccoli comuni della regione.

La rigenerazione dei territori fuori dall’ambito urbano è infatti altra questione; qui le premialità non funzionano perché non esistono al momento  interessi privati su queste fasce di territorio. Qui sta la vera grande scommessa e la doverosa ricerca: rendere attrattivi anche i territori non urbanizzati e quelli delle province ex industriali.

Il lato positivo è che al tavolo regionale stanno partecipando tutte le parti, opposizione compresa, condividendo la necessità di dare una disciplina a processi tanto complessi.

 

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