DIGITALE

Le politiche di coesione al servizio dell'innovazione

Il Contributo del PON Governance e del PON Metro dedicato al digitale è di oltre 4 miliardi e 400 milioni, di cui quasi l’80% risultano già impegnati in interventi messi in campo.

Giorgio Martini

06 LUGLIO 2020
città, smart, city, innovazione, sviluppo, progettazione e strategia

Con l’adozione della Strategia “Europa 2020”, ormai nel lontano 2010, l’Europa si era data l’obiettivo di prepararsi per rispondere in modo adeguato alle grandi sfide socio-economiche del decennio futuro. La Strategia prevedeva sette iniziative e, tra queste, l’agenda digitale europea aveva l’obiettivo di favorire, attraverso la creazione di un grande mercato digitale, il percorso verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Molto è stato fatto e tanti gli obiettivi, a livello europeo e a livello nazionale, che sono stati raggiunti. Ingenti risorse finanziarie sono state, e sono tuttora, dedicate al rafforzamento di questo mercato e a sostenere importanti cambiamenti attraverso lo sviluppo delle infrastrutture, il sostegno alla offerta di servizi digitali innovativi (verso le imprese, i cittadini, la pubblica amministrazione) l’aiuto alla domanda di servizi.

Molti di questi obiettivi, possiamo chiamarle anche sfide, sono al centro della programmazione 2014-2020 dei fondi europei per la coesione territoriale. Gli investimenti per la trasformazione digitale sono senza precedenti e coprono un ampio spettro di interventi con significative ricadute sui territori.

Secondo i dati comunicati alla Commissione Europea dai Programmi Operativi italiani finanziati dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) e dal Fondo sociale europeo (FSE) a fine 2019, l’ammontare complessivo delle risorse dedicate al digitale è di oltre 4 miliardi e 400 milioni, di cui quasi l’80% risultano già impegnati in interventi messi in campo. La voce più consistente riguarda lo sviluppo della Banda Ultralarga, un intervento infrastrutturale fondamentale per raggiungere i Comuni più isolati, dove il mercato farebbe più fatica a portare i propri servizi.  Contando solo il contributo del FESR, si tratta di oltre un miliardo e 100 milioni di euro, a cui vanno sommate le risorse del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), le risorse nazionali per la coesione e quelle rese disponibili dalle Regioni. Altri servizi infrastrutturali come il finanziamento dei data center e del cloud computing valgono altri 400 milioni di investimenti.

Il FESR interviene anche per portare sui territori i servizi digitali. Complessivamente, gli investimenti per lo sviluppo di servizi delle pubbliche amministrazioni centrali e locali ammonta a oltre 650 milioni, quasi tutti già destinati a progetti in corso. Ulteriori risorse sono dedicate ai servizi per le PMI e il finanziamento dell’innovazione digitale nelle imprese (quasi 200 milioni), alla sanità digitale (100 milioni) e all’accesso alle informazioni pubbliche (140 milioni). Una componente innovativa di questa programmazione sono gli investimenti a livello regionale o urbano in sistemi intelligenti per la distribuzione energetica, che valgono circa 530 milioni di euro, e nei sistemi di trasporto “smart” nelle città (370 milioni, quasi tutti già in attuazione). 

Le politiche per il digitale non includono solo l’offerta di infrastrutture e servizi, ma anche specifici interventi per rafforzare la domanda. Le applicazioni per l’inclusione digitale, l’istruzione online e l’alfabetizzazione digitale finanziate dal FESR ammontano a oltre 500 milioni di euro, dei quali circa 400 sono allocate a progetti in corso. A queste risorse si aggiungono gli interventi finanziati dal FSE per ulteriori 325 milioni, riguardanti il rafforzamento delle competenze digitali, comprese le competenze imprenditoriali in tema di impresa digitale.

L’Agenzia per la Coesione Territoriale, oltre a svolgere una funzione istituzionale di coordinamento e di sorveglianza dell’attuazione della programmazione comunitaria, e della politica di coesione più in generale, ha anche la responsabilità diretta dell’attuazione di due Programmi Operativi Nazionali: il “PON Governance e capacità amministrativa” e il “PON Città Metropolitane”. Entrambi i programmi hanno tra i loro principali obiettivi il tema dell’Agenda digitale: lo sviluppo della digitalizzazione nella PA, il primo, il sostegno alla digitalizzazione dei servizi ai cittadini da parte delle 14 Città metropolitane, il secondo. In questa occasione approfondiamo il primo Programma.

Principali azioni messe in campo dal PON Governance 

La digitalizzazione della PA rappresenta una delle finalità strategiche del PON Governance e Capacità Istituzionale, strumento di politica di coesione che disegna una strategia integrata FSE-FESR a supporto dell’innovazione nella PA, attuazione dell’agenda digitale, coordinamento tra i diversi livelli di governo e cooperazione istituzionale. Il processo di trasformazione digitale della PA costituisce anche una delle leve di attuazione del Programma, quale fattore abilitante nell’evoluzione delle competenze, nella reingegnerizzazione dei processi e definizione di modelli gestionali innovativi e per promuovere una cultura open-gov attraverso strumenti di trasparenza e partecipazione dei cittadini al governo del territorio.

L’attuale contesto conseguente all’epidemia da Covid-19 ha dimostrato come sia urgente implementare questo processo per consentire la gestione di fenomeni complessi, definendo un vero e proprio “ecosistema” digitale che consenta a cittadini e imprese di interagire in modo diretto e semplice con la PA.

È questa la logica che ha animato il progetto PON Governance Italia Login - La casa del cittadino di AgID, che attraverso un profilo civico online offre l’accesso a un sistema di reti e servizi resi in modo omogeneo, oltre la frammentazione delle strutture e dei temi e che, con questo obiettivo, interviene su linee di attività riferite alle infrastrutture digitali materiali e immateriali della PA. Attraverso la creazione di community online, Italia Login supporta il miglioramento delle attività di progettazione, erogazione e monitoraggio dei servizi delle amministrazioni. Sempre nel quadro del progetto è stata avviata la sperimentazione di Web Analytics Italia (WAI), il servizio SaaS open source e gratuito che offre alle PA la possibilità di raccogliere, analizzare e condividere i dati statistici dei propri siti web. Il progetto interviene anche sul fronte delle infrastrutture materiali con azioni di consolidamento dei data center e migrazione verso il Cloud della PA, per migliorare sicurezza, efficienza e costi dell’ICT pubblico. A livello territoriale, Italia Login offre un supporto per l’attuazione delle Agende Digitali regionali attraverso una serie di azioni finalizzate, tra l’altro, alla migrazione dei servizi in cloud, ad aumentare i livelli di sicurezza dei sistemi informativi territoriali, adeguare i servizi regionali alle piattaforme SPID e PagoPA, migliorare i servizi di procurement e sviluppare il sistema informativo open data.

Con la stessa finalità di supportare i processi di innovazione e digitalizzazione della PA a livello locale, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha recentemente pubblicato un Avviso rivolto ai Piccoli Comuni, quasi il 70% del totale dei comuni italiani. L’Avviso, aperto fino a settembre del 2022, stanzia 42 milioni di euro per partecipare a progetti per il rafforzamento della capacità amministrativa interpretata secondo un’ottica multidimensionale, integrando ambiti diversi ambiti intervento. Tra questi, il potenziamento della qualità dei servizi attraverso la riorganizzazione in chiave digitale, l’aumento della trasparenza e dell’accesso ai dati, la riduzione dei tempi dei procedimenti e dei costi amministrativi. 

Il PON Governance promuove la diffusione di soluzioni digitali innovative tra le PA anche attraverso la collaborazione interistituzionale, connettendo tra loro diversi livelli di governo del territorio. Con questa modalità il Programma ha contribuito alla costruzione di una comunità intelligente di PA, Open Community PA 2020, che ha lavorato per lo scambio di buone pratiche e il riuso e l’evoluzione di soluzioni digitali e amministrative innovative. 

 

Gestire le città

TOO(L)SMART, strumenti per la gestione informata e inclusiva delle politiche urbane per le Smart Cities”, è l’iniziativa tramite cui Torino, Lecce, Padova e Siracusa hanno implementato la soluzione #SMARTME dell’Università di Messina, per definire un sistema integrato di raccolta e utilizzo di dati su variabili territoriali utile alla gestione della dimensione urbana. In particolare, attraverso il progetto si sta completando l’installazione di sensori per la creazione della prima rete italiana di monitoraggio ambientale partecipativo, cui cittadini, scuole e associazioni potranno contribuire mediante la comunicazione e condivisione di dati.

Sempre con riferimento all’utilizzo delle tecnologie a supporto della gestione della complessità delle variabili della dimensione urbana, DeSK, progetto di riuso della buona pratica sviluppata dalla Città Metropolitana di Milano che coinvolge le Città Metropolitane di Venezia e di Genova, e alla Provincia di Taranto, offre una piattaforma di concertazione on-line, articolata in più sottosistemi, che consente un dialogo immediato tra gli enti della pubblica amministrazione e un sistema di data-mining per l’analisi dei dati territoriali a supporto delle decisioni. 

Al fine di valorizzare e diffondere su scala nazionale esperienze e possibili sinergie tra le progettualità Open Community PA 2020, è stato recentemente avviato un Tavolo di coordinamento cui partecipano l’Agenzia per la Coesione Territoriale, il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie, l’Agenzia per l’Italia Digitale e la Regione Umbria. Con questo obiettivo la piattaforma Developers Italia di AgID e del Dipartimento per la Trasformazione Digitale potrà costituire la vetrina dove trovare soluzioni tecnologiche adatte alle diverse esigenze delle PA mentre le attività del progetto PON Governance ITALIAE del Dipartimento per gli Affari Regionali offrirà una “palestra del riuso” verificando la possibile declinazione delle soluzioni in sistemi di aggregazione territoriale. Il Tavolo punta a supportare anche i lavori di preparazione della Programmazione 2021-2027 in cui è prevedibile un maggior focus sul consolidamento e sul rafforzamento delle progettualità già sperimentate con successo e sulle comunità di pratica. Questa attività mira inoltre a coinvolgere le aree interne del Paese, che per ragioni di natura dimensionale e strutturale non riescono sempre a seguire le evoluzioni normative, organizzative e tecniche connesse ai processi di digitalizzazione. 

Principali azioni messe in campo dal PON Metro 

Per quel che riguarda le 14 aree metropolitane, il PON Metro si dedica alla realizzazione di nuovi servizi per i cittadini e alla diffusione di buone pratiche a livello dei quasi 1300 comuni. Negli ultimi anni infatti le aree metropolitane hanno investito molto nel rinnovamento dei servizi telematici grazie agli interventi finanziati con le politiche di coesione a livello centrale.

I portali comunali si presentano sempre più come un «hub» di accesso a una molteplicità di servizi, e non come insieme disaggregato di canali, spazi che, garantendo l’accesso a un insieme di servizi online, sono in grado di sostituire le funzionalità offerte dagli sportelli comunali e di facilitare, semplificandolo, il rapporto tra la PA e cittadini. In tal senso molto significative sono le esperienze del nuovo Portale dei servizi Torino Facile, il progetto DIME di Venezia, La casa del cittadino digitale di Bologna e infine la Casa digitale del cittadino di Roma Capitale che permette l’accesso profilato ai servizi online offerti dalla città. Soluzioni favorite dalla diffusione di sistemi unici di identità digitale (SPID/CIE) e di pagamento digitale (PagoPA dispiegato grazie al PON Metro a Firenze, Roma, Napoli, Palermo e Catania), realizzati, in altri contesti, anche grazie al progetto Italia Login del PON Governance.

Il digitale, oltre a diventare uno strumento per facilitare l’accesso ai servizi, riducendo la frammentazione delle soluzioni disponibili, favorisce anche un rinnovamento dei processi interni alle amministrazioni e i rapporti con le numerose aziende municipalizzate responsabili dell’erogazione di servizi essenziali ai cittadini, al fine di rendere le città realtà più intelligenti, integrate e interoperabili.

È il caso, nell’ambito dei servizi amministrativi per l’edilizia, di Reggio Calabria con il progetto Amministrazione Digitale, che mira a realizzare un ecosistema digitale a supporto dei procedimenti amministrativi della Smart City Metropolitana, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie avanzate come l’Intelligenza Artificiale e la Blockchain, o Palermo con la Piattaforma ICT Edilizia e Catasto o nell’ambito dei servizi per il welfare, progetti a supporto delle attività di inclusione e sostegno sociale come piattaforme di care giving, piattaforme di incontro tra domande e offerta di servizi a fini sociali (WeMI di Milano), portali per i servizi di assistenza abitativa, o sistemi per la gestione di soluzioni multidimensionali per le diverse forme di disagio sociale. Da segnalare in questo caso nel capoluogo ligure, il progetto Gestione bisogno sociale. O ancora, veri e propri progetti smart city, che attraverso l’uso di sensoristica costruiscono cruscotti di monitoraggio per il decisore pubblico e per il cittadino, sistemi per favorire una gestione intelligente del territorio e per il miglioramento della sicurezza urbana. È il caso del progetto Piattaforma Smart City di Reggio Calabria che punta a creare una stretta connessione fra l’infrastruttura tecnologica di base e la rete dei sensori presente sul territorio, così da gestire i dati in tempo reale basandosi su un approccio Big Data, cloud, open source e multi-protocollo; di Bari, che con il progetto Tracciamento dei Rifiuti consente l’organizzazione di una gestione informatizzata della raccolta rifiuti, permettendo l’identificazione, la distribuzione e la gestione dei contenitori; o il progetto MESMaRT di Messina, per la realizzazione di un sistema dedicato al monitoraggio ambientale e del territorio per prevenire il dissesto idrogeologico, e migliorare la sicurezza urbana negli ambiti più degradati.

 

Molto è stato fatto ma molto rimane da fare.  In attesa di completare gli interventi previsti nella programmazione comunitaria in corso (fine 2023) già si guarda alle sfide future: la trasformazione digitale nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle città e dei territori. Bisogna tenere conto degli obiettivi europei per la Gigabit society 2025, il 5G e di quanto indicato nel documento della Commissione presentato a marzo 2020, “A new Industrial Strategy for a globally competitive, green and digital Europe”.

La sfida “green and digital”, ancor più alla luce dell’attuale emergenza causata dal virus COVID-19, delle nuove forme di lavoro agile, diventa la sfida del futuro e delle giovani generazioni e individua le carenze infrastrutturali, dei servizi digitali e della PA come una importante criticità del nostro Paese.

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