DIGITALE

Le esperienze digitali al servizio delle città

Un confronto con una delle realtà che ha fatto dell’innovazione tecnologica il suo core business e la sta applicando anche a sistemi complessi di gestione dei territori.

28 NOVEMBRE 2019
#teconologia, innovazione, smartcities e trasformazionedigitale

Intervista a Massimiliano Fuccilo – Head Digital Advisory Microsoft- Responsabile per i programmi di trasformazione digitale e Fabio Moioli - Direttore della Divisione Enterprise Services di Microsoft Italia.

 

Quali sono secondo voi gli scenari di innovazione e le tecnologie che andranno a contribuire a costruire le citta del futuro?

Le tecnologie ovviamente sono in costante evoluzione per definizione; in Microsoft diamo un particolare focus a quelli che sono i servizi che potremmo definire “esperienze digitali”. Grazie ad esse il cittadino potrà vivere la città del futuro in una modalità più completa nella sua quotidianità, grazie ad un utilizzo degli spazi necessariamente in discontinuità rispetto al passato. Parliamo di cittadini, ma le esperienze digitali influenzeranno tutti gli attori dell’universo cittadino, siano essi visitatori, turisti, inquilini, operai o addetti alla manutenzione. Sono loro ad essere influenzati dalle  esperienze che si possono creare nel momento in cui la tecnologia, gli aspetti sociali e il modo di vivere gli spazi vanno a fondersi. Alcuni concetti sono già presenti oggi, altri sono in divenire. Tra i campi di applicazione “core” possiamo annoverare il risparmio energetico, la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente. Questi aspetti per Microsoft rappresentano un punto di partenza fondamentale perché l’impatto sulle tematiche ambientali va di pari passo con l’efficientamento. Efficientare significa risparmiare e tale risparmio può essere convertito in ulteriori esperienze digitali che permettono alle città di proseguire nel loro flusso evolutivo. 

Anche i servizi hanno un importante effetto sul percepito delle persone che vivono lo spazio urbano; gestire informazioni in modo efficiente permette infatti di anticipare i disservizi, garantendo una pronta soluzione alle problematiche del cittadino. Esistono aspetti di sicurezza che utilizzano le nuove tecnologie, come la cosiddetta Computer Vision per analizzare l’ambiente circostante fornendo agli addetti alla sicurezza un flusso di dati che accelerano la capacità di intervento. Le esperienze digitali hanno assunto un ruolo importante anche nelle nostre case grazie al concetto di Smart Home; le case intelligenti del futuro avranno sempre più sistemi evoluti che permetteranno un più efficiente e pratico controllo dell’illuminazione o dell’entertainment. Ciò avrà un innegabile impatto anche nel mondo lavorativo in quanto gli uffici beneficeranno di una migliore organizzazione con ricadute importanti in termini economici, energetici e di qualità del lavoro. Basta immaginare un futuro in cui un edificio adibito ad uffici raccoglie le informazioni  sulle riunioni che sono state organizzate per il giorno successivo, integrando questi dati con le previsioni del tempo e le preferenze dei singoli lavoratori sulle modalità di utilizzo delle sale riunioni. Chiaramente questo mix di valori può proporre un sistema efficiente di organizzazione andando incontro anche alle preferenze del singolo lavoratore ed evitando gli sprechi. Chi preferisce lavorare in una stanza più calda, ad esempio, potrebbe essere convogliato in sale riunioni più interne, dove la temperatura è più alta, chi invece preferisce abbassare la temperatura potrebbe essere sistemato in zone meno calde.

Sempre parlando di soluzioni digitali poi ovviamente c’è la mobilità. Non parlo solamente di car sharing che già rappresenta una realtà consolidata delle metropoli odierne; mi riferisco piuttosto alla possibilità per chi guida un’auto di conoscere i percorsi, i costi e i tragitti in anticipo integrando tali elementi con le esigenze specifiche di ciascun individuo. Sicuramente in termini di tecnologie abilitanti oggi microsoft sta investendo molto ma allo stesso tempo occorre considerare un  futuro sempre più iperconnesso dove reti anche mobili diventeranno sempre pù potenti e la capacità elaborativa  di storage di informazioni crescerà in maniera esponenziale raccogliendo output forniti da sensori, smartphone e telecamere. Tuttavia è chiaro che tutte queste informazioni non sono utili se non vengono analizzate per estrarre del valore ed è qui che l’intelligenza artificiale assume un ruolo da protagonista creando aggregati elaborati utili alla creazione dei servizi già citati.

 

Quali sono le soluzioni tecnologiche e i servizi digitali che caratterizzeranno le città (smart) del futuro (es. mobilità, smart buildings, connessioni e interoperatività, circular economy)? 

                                                                                                                                               

Una smart city non può definirsi tale se non viene in qualche modo supportata dalla creazione dei cosiddetti digital lab del quartiere o social street così definite in quanto strettamente legate al substrato sociale, alle persone che, stando in uno stesso quartiere, o edificio in qualche modo collaborano attivamente per supportarsi vicendevolmente al fine di  migliorare il loro stile di vita.

Questo cambiamento non può fare a meno di tecnologie e servizi digitali che permettano a chi vuole vivere attivamente il suo spazio sociale di raccogliere informazioni, condividere digitalmente e attivare processi digitali che in qualche modo possano essere utili a tutti. Dietro a tutti questi ci sono sensori attuatori: componenti hardware che sono sempre più piccoli ed economici. Sono strumenti che beneficiano di tutte le informazoni in tempo reale grazie alla capacità oggi del fast computing di mettere in connessione i vari servizi digitali.

L’obiettivo finale è quello di fornire la capacità cognitiva alla città, costruendo una rete neurale di infrastrutture connesse che utilizza gli impulsi reciproci per imparare in modo costante ed evolversi. Vuol dire sostanzialmente che essere in grado di imparare da quello che sta succedendo garantendo a chi vive gli spazi tutte le informazioni necessarie al miglioramento dell’esperienza di vita quotidiana. Un elemento che mi sento di specificare è che bisogna evitare di focalizzarsi solo sulle soluzioni tecnologiche come se fosse un punto di arrivo; per definizione, infatti, l’evoluzione tecnologica è talmente rapida che non ci permette di definire oggi quali saranno le soluzioni e i servizi che via via nel futuro arriveranno. Quindi è importante che tutte queste soluzioni e questi servizi sin da oggi siano comunque pensati e sviluppati con quella che viene definita “soluzione di piattaforma open”, vale a dire l’utilizzo di standard e dati che siano al centro della guida per l’integrazione dei servizi digitali.

Quali sono i fattori critici di successo affinchè la tecnologia possa assumere un ruolo di rilievo nella pianificazione e nella governance delle città italiane nei prossimi anni?

 

Il mondo delle costruzioni in generale purtroppo parte già svantaggiato, dal punto di vista dell’evoluzione digitale, rispetto ad altri comparti industriali. Tuttavia l‘adozione del building information modeling, ovvero il cosiddetto BIM, secondo noi è la chiave per la trasformazione digitale che è elemento imprescindibile all’introduzione di qualsiasi tecnologia. La presenza di una serie di regole, contrariamente a quanto molti credono,  non è un tema di modellazione di oggetti nello spazio o meglio non è solo quello; in realtà è anche e soprattutto il processo metodologico che porta alla creazione di una piattaforma dati, il cosiddetto “common data environment”, un set di dati comuni che il BIM definisce per mantenere una costante evoluzione di quando si pianifica la costruzione o la riqualificazione di un quartiere, di una città o di un opera in generale, fino ad arrivare a quella che è la sua manutenzione. L’ adozione del BIM e quindi la capacita del nostro ecosistema pubblico (ma anche privato) di adottare questo nuovo approccio cambia, a mio avviso, un po’ le regole del gioco perchè mette sicuramente al centro lo sfruttamento pieno degli spazi, offrendo soluzioni circa l’offerta di servizi delle metropoli. Le regole di cui abbiamo già parlato attraversano l’ intero ciclo di vita della costruzione sfruttando ovviamente tecnologie come l’iper connessione, il cloud age e l’intelligenza artificiale, che rimane il cardine su cui attuare praticamente queste tecnologie.

 

Potrebbe riportare un caso concreto (non necessariamente italiano) di impiego di nuove tecnologie che ha visto Microsoft protagonista, e che ha avuto un impatto apprezzabile sulla vivibilità di una città (o di una vasta area di essa)?

 

Sicuramente ci sono stati molti casi in Europa e nelle Americhe. Un caso molto significativo di successo riguarda proprio Microsoft che ha avviato il proprio percorso di smart city nel campus di Redmond, nel nostro quartier generale vicino a Seattle dove ci sono circa 170 edifici. In questo caso si è partiti da un vero discorso di componente energetica per efficientare, a livello di costi e in un’ottica di green (la componente energetica). Ci sono state delle riduzioni di oltre 20 punti percentuali sugli edifici costruiti, dimostrando che tali sviluppi possono riguardare tanto gli edifici costruiti da zero quanto quelli meno recenti che utilizzano le tecnologie più disparate. Abbiamo rilevato un impatto notevole sul miglioramento dei tempi di manutenzione. Su circa 30 mila casi di incidenti di diversa natura abbiamo ottenuto una riduzione della metà dei tempi di risoluzione di questi problemi, anche perché la maggior parte si riusciva a prevedere, grazie a concetti di manutenzione produttiva. E un campus ma la potremmo benissimo paragonare a molte citta italiane in termini di servizi, di numero di famiglie, rappresentando un campione molto ampio. Il campus viene utilizzato da Microsoft anche per sperimentare sul campo le tecnologie e i  concetti di Smart city che via via introduciamo, per ricavarne un impatto reale e per aggiornare i vari clienti con cui lavoriamo in giro per il mondo. Siamo partiti con l’obiettivo iniziale di semplice riduzione dei costi e di maggiore efficienza energetica, ci siamo resi conto in realtà che con le informazioni raccolte dall’edificio connesso, il gemello digitale di questa cittadina, riuscivamo ad offrire alle persone che vivono nel campus esperienze personalizzate.

In Italia esistono casi simili?

In Italia un caso condivisibile è sicuramente il caso di Chorus Life di Bergamo. Abbiamo collaborato direttamente con loro per attivare quello che è un cantiere ancora in corso. Sarà un campus che rivede completamente il modo di vivere l’ambiente di lavoro. È stata bonificata la zona di Bergamo dove verranno realizzati edifici abitativi, un’arena sportiva, dei boschi, un parco pubblico. Il nostro contributo è stato proprio quello di disegnare le esperienze digitali e le tecnologie che rendono possibile questo tipo di scenario. Un altro esempio eclatante è stato quello realizzato con il Madrid football club, in Spagna: abbiamo collaborato direttamente con il club sportivo per rivedere completamente la filosofia con cui lo stadio viene utilizzato, quindi tutto l’ecosistema che gira intorno in termini di servizi allo sportivo. Anche in questo caso parliamo di accompagnamento del visitatore in tutto il suo percorso, da quando è a casa e si organizza per un evento sportivo fino a quando arriva allo stadio, usufruendo, ad esempio, di concetti di smart parking, di smart access che se vogliamo sono i pezzetti del puzzle che compongono la definizione di smart city completa.

 

 

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