PROGETTAZIONE

La Tangenziale Est di Roma : attacco al mostro

Una delle strade a veloce scorrimento più criticate di Roma è protagonista del cantiere più atteso e controverso da decenni

Asia Ruffo di Calabria

03 DICEMBRE 2019
roma, infrastrutture, tangenziale, viabilità e riqualificazione

Lo scorso agosto davanti alla Stazione Tiburtina sono partiti i lavori di demolizione di un tratto della Tangenziale Est. Si tratta dei primi 500 metri da smantellare, compresi tra la Batteria Normentana e la stazione Tiburtina, la prima delle 12 tappe previste. Il cantiere, tanto atteso da anni, costerà 7,6 milioni di euro e interesserà tutta la città di Roma per un periodo di circa 15 mesi. Il serpente  sopraelevato, che si insinua in tutta la sua invadente bruttezza tra i quartieri di San Lorenzo, Pigneto e Normentano ha fin dall’inizio fatto porre ai cittadini la domanda di come sia stato possibile approvarlo : la decisione di costruire l’ imponente reticolo di strade a percorrenza veloce a stretto contatto con gli edifici è stata presa con il Piano Regolatore del 1962 per « qualificare » l’area est della capitale, deturpata a partire dal secondo dopoguerra e per tutti  gli anni 50 da un’edilizia incontrollata, senza infrastrutture e con abitazioni senza qualità.

Le nuove infrastrutture previste dal PRG avevano l’obiettivo di stabilire un collegamento con il centro della città e di rivitalizzare la zona attraverso l’inserimento di ministeri ed altri uffici. Un progetto ambizioso, proposto dal famoso urbanista giapponese Kenzo Tange, ma che semplicemente non teneva conto della storicità di Roma, inconsapevole della lentezza che l’amministrazione pubblica italiana ha dimostrato nel realizzare opere pubbliche di tal genere. Dei quattro assi a scorrimento veloce senza attraversamenti a raso che Kenzo Tange immaginò per Roma, solo uno venne realizzato. « Tangenziale » è quindi più un un riferimento al nome dell’urbanista giapponese che non alla funzione dell’opera, che avrebbe dovuto essere più ampia e che per fortuna rimase incompiuta.

 La realtà della struttura sospesa della Tangenziale est ha condannato gli abitanti degli edifici a sette piani su via Prenestina a convivere con una viabilità rumorosa e inquinante a  pochissimi metri.  Le scene di inseguimento tra banditi nel film del 1975 « Roma Violenta » ci restituiscono zone come il Pigneto o San Lorenzo minate da incidenti autostradali, piccoli crimini e degrado. Le innumerevoli proteste delle associazioni di cittadini hanno avuto come risposta la sperimentazione, a partire dal 1997, di una chiusura temporanea notturna di alcuni tratti della Tangenziale al fine di attutire gli effetti del costante i rumore del traffico e le emissioni delle automobili.

Liberare oggi la città da questa autostrada urbana ha richiesto il disegno di una viabilità alternativa a partire dallo spazio che verrà recuperato una volta eliminate le sue rampe di accesso e i piloni che la sostengono. L’amministrazione capitolina è ben cosciente dell’impatto dei lavori sul traffico, visibile già dal divieto di transito imposto sulla corsia principale della Tangenziale Est in prossimità dello svincolo Portonaccio – Tiburtina, e promette di comunicare in maniera chiara e efficace i nuovi sensi di percorrenza. Percorrendo la via Tiburtina verso piazzale del Verano, gli automobilisti in direzione via Salaria non potranno più immettersi sulla Tangenziale all’altezza di via Masaniello. L’avvio del cantiere nel tratto limitrofo alla stazione Tiburtina doveva avvenire nel 2000, quando il piano di assetto per la nuova stazione venne approvato con un accordo di programma. Solo nel 2019 con l’assessore alle Infrastrutture del sindaco Virginia Raggi, Margherita Gatta, si assiste alla prima picconata. Molti i residenti che si esprimono attraverso il sito web « Amici del mostro » e vedono con impazienza l’attuazione del « post-demolizione ». La Tangenziale est, ironicamente apostrofata come il Mostro di San Lorenzo, è diventata, a partire dal 1975, parte del paesaggio contemporaneo romano nel bene e nel male. Il rischio grande, a cui i Romani sono parzialmente rassegnati, è la « cronicizzazione » dei lavori : Metropolitana docet.   

t

o

p