CERTIFICAZIONE

La ripartenza può essere solo digitale

Per la cosiddetta “ripartenza” dell’Italia dopo la crisi generata dalla pandemia da Covid 19 occorrerà un grande piano di investimenti, in parte finanziato anche dall’Europa.

Lorenzo Orsenigo

08 LUGLIO 2020
bim, progettazione, normativa, certificazione e innovazione

Nel prossimo futuro sarà imprescindibile parlare di avvio di nuove infrastrutture o piani di rigenerazione urbana senza avere un denominatore comune, la sostenibilità. Essa necessariamente trascina altri due aspetti: l’innovazione di prodotto e la modellazione digitale, ovvero quello che comunemente viene chiamato BIM (Building Information Modeling). Infatti se vogliamo progettare e realizzare un’opera con criteri di sostenibilità dobbiamo avere a disposizione un modello digitale dell’opera che consenta di simulare anche soluzioni diverse, valutarne la resilienza, programmare e gestirne la futura manutenzione, effettuare studi di Life Cycle Assessment e di Life Cycle Costing, gestire il cantiere con rispetto dell’ambiente e sicurezza del lavoro, insomma svolgere una serie di attività che con i mezzi convenzionali di progettazione risulterebbe pressoché impossibile.

 

Il committente dell’opera, sia esso pubblico o privato, deve quindi affidarsi a esperti BIM e a organizzazioni (società di progettazione e imprese) che realmente abbiano le competenze necessarie per realizzare un modello digitale dell’opera. È una competenza nuova, ancora non largamente diffusa sul mercato, e a volte anche millantata. Oggi però esistono degli strumenti che ci permettono di selezionare i soggetti che possono dimostrare realmente le proprie competenze BIM, attraverso una certificazione di terza parte indipendente.

Per definire i requisiti di abilità, conoscenza e competenza degli esperti BIM, UNI ha redatto la norma UNI 11337-7, pubblicata nel dicembre 2019. È innovativa nel panorama internazionale e definisce nel dettaglio le funzioni che devono essere svolte dai quattro profili professionali individuati: BIM Specialist, BIM Coordinator, BIM Manager e CDE Manager. Per completare poi il percorso individuato dalla legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate, UNI ha definito anche i requisiti di accreditamento che gli organismi di certificazione dovranno possedere, e che Accredia verificherà, per gestire gli schemi di certificazione. La Prassi di Riferimento (PdR) UNI 78/2020 stabilisce anche le modalità di esame così da avere omogeneità di valutazione dai diversi organismi di certificazione. Esistono già sul mercato molti professionisti certificati in conformità alla norma UNI 11337-7. ICMQ aveva iniziato già nell’aprile 2016 a certificare gli esperti BIM secondo un proprio schema proprietario che di fatto è diventato poi quello previsto dalle norme UNI: sono oltre ottocento ormai i professionisti certificati da ICMQ, dei quali circa cinquecento secondo la norma UNI e la restante parte secondo il vecchio schema e che stanno migrando verso la norma. Il loro numero continua a crescere anche perché nei bandi pubblici viene spesso assegnata una premialità a coloro che possono garantire delle figure BIM certificate.

Questa nuova professione ha anche bisogno di un aggiornamento continuo e, proprio per il suo carattere innovativo, gli esperti BIM hanno anche necessità di un confronto tra persone di pari competenza per risolvere eventuali criticità incontrate, stimolare discussioni e approfondimenti su tematiche tecniche molto specifiche, condividere soluzioni e opportunità che questa nuova metodologia può creare. Per rispondere a questa esigenza è nata così la BIM Community di ICMQ, riservata solo agli esperti BIM certificati da ICMQ in conformità alla norma UNI 11337-7 e la cui partecipazione è libera e gratuita. L’avvio è recentissimo ma l’interesse suscitato fa comprendere che la messa a disposizione di un punto di ritrovo di veri specialisti è considerata un valore aggiunto prezioso alla certificazione ottenuta.

 

Ma l’esperto BIM non è tutto. Infatti la modellazione digitale, così come ci ricorda anche il Decreto 560/2017 che ne disciplina l’introduzione in Italia e la sua applicazione negli appalti pubblici, è un processo che coinvolge le intere organizzazioni, dalla stazione appaltante in primis, alla società di progettazione, all’impresa, a coloro che si occuperanno della gestione e della manutenzione dell’opera. L’utilizzo del BIM presuppone un modo nuovo di gestire, per esempio, la progettazione. Bisogna aver chiaro sin da subito quali devono essere i requisiti digitali del modello e il Capitolato Informativo è l’elemento di partenza per avviare un progetto BIM. Ma poi, nel corso delle attività, ci dovrà essere, tra i diversi team di progetto, una condivisione organizzata delle informazioni, gestita dal cosiddetto Common Data Environment (CDE). È un modo nuovo di relazionarsi tra professionisti e l’organizzazione deve avere un proprio Sistema di Gestione che ne disciplini le modalità, le responsabilità, regoli le comunicazioni e le informazioni, definisca dei momenti di verifica e di eventuale adattamento a obiettivi prefissati. ICMQ ha colto questa esigenza del mercato e, sempre nel 2016, non essendoci nel panorama normativo internazionale niente di specifico, ha avviato un gruppo di lavoro, riunendo gli stakeholder di riferimento, per sviluppare una propria specifica tecnica per definire un Sistema di Gestione BIM che fosse anche certificabile. Dopo alcune certificazioni rilasciate nel 2017 e 2018 a importanti aziende considerate di riferimento nel mondo BIM, nel 2019 ICMQ ha deciso di richiedere a UNI la redazione di una Prassi di Riferimento. La PdR 74/2019 “Sistema di Gestione BIM – Requisiti”, pubblicata nel dicembre dello scorso anno, è divenuto così un testo normativo utilizzabile per certificare le organizzazioni che vogliono dimostrare la loro competenza e affidabilità sull’utilizzo della modellazione digitale nella realizzazione delle opere. Poiché è, di fatto, una norma UNI, essa può essere utilizzata anche negli appalti pubblici quale elemento premiale nella individuazione e scelta dell’appaltatore.

 

È un testo all’avanguardia non essendoci niente di simile a livello europeo: ancora una volta si conferma che l’Italia, nella partita BIM, non ha niente da invidiare ad altri paesi e che abbiamo le competenze per svolgere un ruolo da protagonisti.

Le certificazioni degli esperti BIM e delle organizzazioni sono strumenti che aiutano molto le imprese italiane che si affacciano sui mercati esteri. I grandi appalti internazionali ormai richiedono esclusivamente la modellazione digitale delle opere e presentarsi con delle garanzie di competenza, certificate da una terza parte indipendente, può essere un elemento di successo.

Il mondo delle costruzioni sta evolvendo positivamente verso criteri di sostenibilità e di digitalizzazione e solo coloro che sapranno cogliere questa opportunità avranno davanti a sé delle prospettive di crescita e sviluppo. La strada è tracciata e non saranno certamente alcuni atteggiamenti gattopardeschi che ne impediranno lo sviluppo.

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