RIQUALIFICAZIONE

La rimodellazione dei paesaggi industriali della Ruhr

Un’esperienza eccellente di riqualificazione che segue modelli di politiche territoriali pubbliche attente al paesaggio e alle esigenze della cittadinanza.

Alessia Guerrieri

01 GIUGNO 2017
germania, rigenerazione urbana, ruhr, progettazione e architettura

L’esperienza della riqualificazione e riconversione dell’ex bacino minerario della Ruhr, condotta sotto la guida Iba a partire dalla fine degli anni ottanta, rappresenta sicuramente la dimostrazione di come la necessità di ridisegnare i simboli del passato industriale e di ricostruire una qualità ecologica ed estetica dei paesaggi residuali possa essere il presupposto per rinnovare l’attrattività di un territorio e consentirne un significativo rilancio economico. Nel decennio 1989-1999, infatti, la regione della Ruhr è stata trasformata con successo da ex zona industriale specializzata in attività estrattive e siderurgiche, in un grande parco territoriale dove le vecchie fabbriche sono diventate veri e propri siti di archeologia industriale monumentalizzati, rifunzionalizzati e ibridati con nuovi linguaggi, al fine di creare un sistema diffuso votato ai valori della cultura e dell’ambiente. Alla base della rigenerazione del bacino della Ruhr stava infatti l’idea di trasformare il territorio in un’estesa infrastruttura paesaggistica intelaiata dal fiume Emscher e dai suoi affluenti, in modo da collegare i 17 comuni della regione (Land Nrw) in una sorta di macro città multipolare, risarcendo il territorio del danno ambientale subito e riutilizzando le strutture industriali dismesse come punti di riferimento per una rinascita culturale del luogo. L’intervento tedesco rappresenta, in questo senso, l’esempio più complesso e allo stesso tempo virtuoso di un recupero di aree industriali su larga scala, sia per via della sua vastità (4.432 kmq di superficie), sia a causa dell’elevato livello di compromissione del suolo, sia per l’innovatività amministrativo gestionale del processo di trasformazione.

 

La condizione imprescindibile che ha garantito la fattibilità e il successo di tutto l’intervento risiede in primis nell’istituzione di una cabina di regia a gestione interamente pubblica che promuove economicamente l’intervento, cura la pianificazione esclusivamente attraverso gli strumenti urbanistici ordinari già previsti dalla legge e istituisce un controllo di qualità su progetti e programmi presentati. Promotore dell’intera operazione fu il Land Nordrhein – Westfalen (Nrw), ovvero lo Stato federato che nel 1989 diede il via all’intero programma supportato dal lavoro del Kvr - Kommunalverband Ruhrgebiet, ovvero l’Associazione dei comuni della zona della Ruhr, che si erano precedentemente consorziati per contrastare i fenomeni di progressivo declino economico e fortissimo inquinamento ambientale. Per recuperare i valori del luogo, Land e Kvr elaborarono un programma di risarcimento ambientale e riqualificazione paesaggistica al fine di procedere alla bonifica dei suoli e alla trasformazione degli ex impianti industriali in centri di cultura, spettacolo e tempo libero, attraverso la valorizzazione degli edifici testimoni dei 150 anni di storia mineraria tedesca. L’idea di fondo era quella di passare da un’economia fondata sul carbone a un’economia fondata sulla cultura e, contemporaneamente, impedire lo sfruttamento delle super ci ancora inutilizzate mediante agevolazioni per la riconversione dei terreni abbandonati e l’incentivazione di programmi e progetti atti a rivitalizzare i complessi dismessi.

 

Dal punto di vista pratico il principio di questo fortunato percorso coincide con due azioni parallele e fondamentali: la creazione di un fondo immobiliare per favorire l’acquisizione e la bonifica delle aree inquinate (Grundstücks Ruhr) e di una società di diritto privato a capitale pubblico per lo sviluppo regionale (Leg) destinata a gestirlo; in secondo luogo l’istituzione dell’Iba – Emscher Park Srl (Internationale Bauaußtellung Ltd), una società consociata a responsabilità limitata di proprietà dello stesso governo, a cui fosse demandato il coordinamento dell’intera operazione. Per il Land il primo step per procedere alla bonifica e alla valorizzazione dei siti in abbandono fu quello di acquisire i terreni utili alla partenza dell’operazione, sino a quel momento assolutamente indisponibili. Attraverso l’istituzione di un finanziamento pubblico e la creazione delle Leg, il Land elaborò un accurato programma di acquisizione dei siti deindustrializzati per bonificarli, realizzarvi direttamente gli interventi, cederli ai comuni o ad altri acquirenti e infine per reimmetterli sul mercato a prezzi controllati, in modo da costituire un vero e proprio fondo immobiliare pubblico su cui innestare la trasformazione del territorio. I comuni erano chiamati a presentare degli elenchi dei siti in dismissione con le relative ipotesi di risanamento approvate dall’Iba e la Leg, su approvazione del Land, procedeva all’acquisto dei terreni svincolando i proprietari dall’obbligo di bonifica, li decontaminava e rimetteva in vendita ai soggetti selezionati dai comuni. In questo modo il modello operativo della Leg riuscì con efficacia a riattivare il mercato delle aree industriali: basti pensare che dal 1989 ad oggi si conta abbia bonificato e reimmesso sul mercato 971 siti contaminati, in un’area che complessivamente contava circa 2.400 ettari di aree inquinate, disseminate in 178 località differenti. 

 

Governance pubblica e una istituzione dedicata al controllo dal basso

La singolarità della struttura procedurale risiede però non solo nella modalità di reperimento delle aree, ma nel fatto che tutto il processo sia monitorato da una cabina di regia rappresentata non direttamente dall’ente regionale ma da una struttura istituita ad hoc, l’Iba, la quale raccoglie e coordina le proposte dal basso dei numerosi gruppi sociali e imprenditoriali presenti sull’area con le iniziative regionali e comunali, per poi proporre ai comuni l’acquisizione delle aree necessarie alla realizzazione di tali interventi mediante autorizzazione del Land e ricorso alla Leg. Nei dieci anni della sua attività l’Iba ha garantito il rispetto degli obiettivi fissati dal Piano guida regionale programmando, valutando e coordinando tutte le fasi della trasformazione, inclusa la selezione dei progetti da realizzare in funzione della qualità architettonica, della possibilità di creazione di nuovi posti di lavoro, della compatibilità ambientale, del coinvolgimento della popolazione e, non ultimo, secondo il principio di ricondurre tutti gli interventi agli strumenti di pianificazione ordinaria di competenza dei singoli comuni. La linea guida che ha permesso dal punto di vista finanziario la rigenerazione della Ruhr è stata quindi non tanto quella dell’attivazione di politiche economiche ad hoc, ma la volontà di creare condizioni territoriali favorevoli per nuovi investimenti, lavorando sulla qualità dello spazio e degli edifici, delle funzioni e dell’offerta culturale tesa alla valorizzazione degli elementi di pregio che rappresentano la storia della regione. La scommessa è stata quella di non finanziare economicamente gli imprenditori, ma di creare un ecosistema di valore in cui gli investimenti avessero una nuova attrattività. Una vera e propria strategia di marketing urbano che ha richiamato la partecipazione attiva e costante di cittadini, imprenditori e politici sia nella costruzione delle proposte progettuali che nei dibattiti di valutazione, per far sì che la popolazione locale vivesse la trasformazione come un evento corale e collettivo, e non come una fredda pianificazione imposta dall’alto. 

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