INFRASTRUTTURE

La rete dell’energia: cosa sta cambiando in Italia

Da risorse energetiche distribuite a energie sempre più diffuse.

Beatrice Casella

07 GIUGNO 2019
energia, fonti rinnovabili, sostenibilità, infrastrutture, reti, terna, fotovoltaico e gas

Il segmento retail dell’energia elettrica in Italia è al centro di una complessa riforma, avviata già dal 2007, mirata alla completa apertura dei mercati e al superamento delle tutele di prezzo, con lo scopo principale di garantire concretamente la libera concorrenza e mettere a disposizione del consumatore finale una varietà di offerte sempre più vantaggiose, diversificate e innovative. Soprattutto per quanto riguarda l’ultima caratteristica, la digitalizzazione ha indotto una velocizzazione dei processi di innovazione, determinando il susseguirsi di alcuni trend tecnologici importanti che stanno condizionando in maniera travolgente i modelli operativi e le dinamiche competitive del settore dell’energia in Italia.

Si parla, in particolare, di Risorse Energetiche Distribuite o, in inglese, Distributed Energy Resources (DER) per indicare sia una tecnologia di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e distribuite in micro unità produttive (fotovoltaico, micro idro, mini eolico), ma anche tutte quelle capaci di accumulare quantità piccole o grandi di energia, favorendo l’indipendenza dalla produzione da fonti fossili. In un contesto di diffusione così notevole delle DER, nasce il bisogno di definire nuovamente e incrementare soprattutto le reti di distribuzione e, con un ruolo non secondario, anche quelle di trasporto, in modo tale che esse siano in grado di sostenere modelli di business e generazione elettrica con strutture molto ampie, complesse ed integrate di immissione e assorbimento energetico.

 

Ecosistemi energetici

La DER ha aiutato, inoltre, l’evoluzione di nuovi “ecosistemi energetici”, micro reti caratterizzate da delle proprie regole interne. Tuttavia, ad influire in modo indicativo, oltre alla crescita di piccolissimi impianti su scala residenziale, sussiste il forte impatto dovuto alla crescita attesa della produzione eolica e fotovoltaica. Questa situazione porterà inevitabilmente a cambiare i modelli e le logiche di previsione della domanda di energia. Secondo il rapporto di Terna “Dati statistici sull’energia elettrica in Italia”, nel 2017 la richiesta di energia elettrica è stata di 320,5 miliardi di kWh, con un incremento del 2,0% rispetto all’anno precedente. Sempre nello stesso anno preso in considerazione dall’operatore di rete nazionale, la richiesta di energia elettrica è stata soddisfatta per l’88,2% da produzione nazionale (stessa percentuale nel 2016), per un valore pari a 282,8 miliardi di kWh, (+2,0% rispetto al 2016) al netto dei consumi dei servizi ausiliari e dei pompaggi. La restante quota del fabbisogno (11,8%) è stata coperta dalle importazioni nette dall’estero, per un ammontare di 37,8 miliardi di kWh, in aumento del 2,0% rispetto all’anno precedente.

Dal 2007 è cominciata in Italia la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e del gas. La differenza sostanziale sta nel fatto che le aziende possono scegliere di passare da un mercato controllato, dove il prezzo è standard e non può essere modificato, ad un mercato libero, dove possono essere stipulate condizioni su misura e accordi commerciali personalizzati.

I consumi totali di energia elettrica si sono assestati nel 2015 con una ripresa del 2% rispetto al 2014 e in controtendenza considerando il trend ribassista del biennio 2012 - 2014, benché ancora decisamente più bassi del periodo antecedente la crisi economica del 2009. Tali andamenti riguardano anche i consumi di una parte di energia, detta anche primaria, presente in natura. Rientrano in questa classificazione sia fonti rinnovabili che fonti esauribili, come i combustibili direttamente utilizzabili o l'energia nucleare. Il calo dei consumi energetici si è verificato, da una parte, con la grave crisi economica che ha intaccato qualsiasi settore, dall’altra, per un miglioramento dell’indice di intensità energetica primaria in calo del 5% nel 2014 rispetto al 2013.

 

Il mercato libero dell’energia

La liberalizzazione sostanziale del settore elettrico italiano trova le sue radici nel decreto di recepimento della direttiva 96/92/CE, il d.lgs 79/99 (c.d “Decreto Bersani”) che ha reso totalmente libere le attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica riservando, allo stesso tempo, le attività di trasmissione allo Stato e attribuendole in concessione a una costituenda società per azioni, il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN). In particolare, sono stati identificati i clienti idonei abilitati all’acquisto di energia elettrica da qualsiasi produttore, distributore o grossista in Italia o all’estero.

È possibile prevedere un ampliamento dei consumi elettrici nei prossimi anni, sostenuti dalla politica di sostenibilità ambientale promossa dall’Unione europea che mira principalmente  all’elettrificazione dei consumi come strumento chiave per favorire il processo di decarbonizzazione dell’economia. In particolare, l’UE fin dagli inizi degli anni ’90 ha cercato, tramite l’emanazione di numerose direttive, di liberalizzare ed unificare il mercato europeo dell’energia. L’obiettivo più sfidante è quello di realizzare un sistema competitivo trasparente a vantaggio del consumatore finale in termini di discesa dei prezzi, maggiore diversificazione dell’offerta e massima qualità dei servizi.

Tra il 2005 e il 2016 le fonti alternative in Europa sono aumentate di 85 Mtep. In termini assoluti, dopo la Germania, è l’Italia ad aver registrato l’incremento maggiore aggiudicandosi il secondo posto nella classifica europea di riduzione dei consumi energetici. Ogni regione ha contribuito in maniera differente; il 76% dell’energia elettrica prodotta da fonte idrica, ad esempio, si concentra in sole sei Regioni del Nord Italia. Allo stesso modo, sei Regioni del Sud Italia fruiscono del 90% dell’energia elettrica prodotta da eolico. Gli impianti geotermoelettrici si trovano esclusivamente nella Regione Toscana, gli impieghi di bioenergie e il solare termico si distribuiscono, al contrario, principalmente nel Nord. Analizzando invece il peso delle singole Regioni, nel 2016 si nota che la Lombardia fornisce il contributo maggiore, seguita dal Veneto, dal Piemonte, dall’Emilia Romagna e dalla Toscana.

La Direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, recepita con il Decreto Legislativo n. 28 del 3 marzo 2011, conferisce all’Italia due obiettivi nazionali vincolanti in termini di quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili al 2020, ovvero raggiungere, entro l’anno prestabilito, una quota dei consumi finali lordi (CFL) complessivi di energia coperta da fonti rinnovabili almeno pari al 17% (obiettivo complessivo, o overall target); ottenere, stando nei tempi stabiliti, una quota dei consumi finali lordi di energia nel settore dei trasporti coperta da fonti rinnovabili almeno pari al 10% (obiettivo settoriale trasporti).

La riduzione dei consumi energetici dal 2005 al 2016 è stata maggiore in termini percentuali in Spagna, Italia e Regno Unito. Nel nostro Paese i consumi finali lordi di energia si sono ridotti da 141 Mtep a 121 Mtep tra il 2005 ed il 2016. L’Italia, dunque, si posiziona al quarto posto in termini di consumi energetici complessivi.

Stando ad alcune previsioni contenute nel New Energy Outlook 2018 realizzato da Bloomberg, in Italia la rivoluzione delle energie rinnovabili sarà veloce; infatti, entro il 2030 le fonti di generazione eolica e solare riusciranno a sostenere il 90% del fabbisogno percentuale che salirà al cento per cento entro il 2050. La sempre maggiore competitività delle fonti rinnovabili, secondo lo studio, dovrebbe portare all’eliminazione graduale del carbone entro il 2035.

 

Il fotovoltaico fiore all’occhiello dell’Italia

In Italia, il vero record va assegnato al fotovoltaico. La nuova capacità, infatti, appare decisamente aumentata (+ 29%) rispetto al 2016, raggiungendo i 98 GW e superando, di conseguenza, le aggiunte nette di carbone, gas naturale e energia nucleare messi insieme. In un contesto di questo tipo, tutto il territorio italiano dimostra di essere in grado a mantenere, tuttora, una buonissima posizione grazie alla crescita degli anni passati, situandosi nella top five della capacità cumulata. Al giorno d’oggi l’Italia è al quinto posto dopo la Cina (che nell’ultimo anno ha registrato un incremento di 53 GW), gli Stati Uniti (+10,6 GW), il Giappone (+7 GW) e la Germania (+1,7G W). Se si considerano le capacità procapite, sale invece di una posizione. Mentre a livello nazionale il fotovoltaico italiano nel 2017 ha prodotto l’8,7 per cento dell’elettricità. Fino a qualche anno fa, pochi avrebbero immaginato alla possibilità di ottenere uno sviluppo così dirompente delle energie rinnovabili in Italia e anche in tutti gli altri paesi europei e non solo. Attualmente le fonti green guidano la transizione energetica grazie all’abbattimento del costo delle tecnologie e ad una maggiore coscienza ambientale. Uno dei fattori chiave per lo sviluppo delle rinnovabili nel breve-medio periodo in Italia resta lo snellimento e la velocizzazione degli iter autorizzativi. Non servono, in realtà, incentivi, ma quadri regolatori chiari, concreti e precisi.

Ottenere definitivamente un mondo in cui l'energia totale verrà prodotta da un insieme di energie rinnovabili, non deve essere più un sogno idealistico ma un futuro possibile.

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