PROGETTAZIONE

La non-etica del nuovo stadio per i Mondiali 2022 del Qatar

Il prossimo appuntamento calcistico più atteso sarà ospitato in uno degli emirati arabi più piccoli in nuovi stadi

Asia Ruffo di Calabria

16 AGOSTO 2019
qatar, stadio, sport, architettura, zaha hadid, materiali e progettazione

Per ospitare la Coppa del Mondo nel 2020, il Qatar ha voluto dotarsi di 8 stadi. Uno di questi è lo stadio Al Janoub firmato dallo Studio Hadid Architects e aperto al pubblico nel maggio scorso.  Un progetto che sicuramente ha attirato l’attenzione di tutti i media internazionali, soprattutto per la (mancata) etica che sottende.

Gli operai coinvolti, la maggior parte provenienti dall’India e dal Bangladesh, hanno lavorato in condizioni estreme, accuse che Hadid ha respinto passando la responsabilità all’emirato arabo. Il cantiere è diventato addirittura un case study del comitato “New York architects and activists” nel dossier “Who Builds your architecture?”. Non essendo cittadini del Qatar, gli operatori stranieri si sono visti privati di qualsiasi diritto e sicurezza, dormendo a turno, sotto temperature elevate, per consegnare lo stadio nei tempi stabiliti.

Il Paese ospitante i giochi ha impiegato ben 4 anni per realizzare la sua sfida calcistica, una corsa animata dal desiderio di stupire e di dimostrare il suo avvenirismo architettonico. A 20 km dalla capitale Doha (che ha inaugurato recentemente un museo firmato Jean Nouvel), lo studio ZHA si è cimentato nella concezione di uno stadio dal tetto “mobile”, pensato insieme agli ingegneri tedeschi Schlaich Bergermann Partner. La soluzione è stata trovata nella membrana in PTFE (politetrafluoroetilene), materiale strategico per le tensostrutture. La particolare traslucenza del materiale permette una riflettanza della luce solare di circa il 40%, contro il 13% dei materiali in PVC ed è meno infiammabile. La resistenza, durabilità e la facilità di riciclo del PTFE permettono anche di ridurre l’impatto ambientale e la manutenzione ordinaria. La copertura è sostenuta da una struttura disposta ad anello, tante colonne nel perimetro in acciaio e 4 piloni in cemento armato, mentre la “conchiglia” interna ha due colonne in acciaio a forma di elle.

La maggior parte del cantiere è stato realizzato “in altezza” attraverso la predisposizione di torri temporanee alte 60 metri per l’assemblaggio delle “conchiglie”.  La struttura è in grado di accogliere 40.000 persone ed è già stata “testata” a maggio per la finale del campionato nazionale. Zaha Hadid ha espressamente voluto che lo stadio, una volta terminata la coppa del mondo, potesse ridurre il numero di posti a sedere della metà per fornire di sedie amovibili paesi in via di sviluppo bisognosi di strutture sportive.

La vicinanza dello stadio al mare ne ha determinato il concept: le sue forme ricordano quelle di una barca da pesca di circa 1.200 pezzi, molti di questi fabbricati in Italia. Una serie di cavi e carrucole tendono la membrana per preservare al suo interno un clima congruo per i giocatori e i visitatori (da non trascurare il fatto che ci troviamo nel deserto). L’aria fredda climatizzata viene diffusa attraverso bocche di aereazione ed è anche favorita dall’ombra fornita dalla membrana-tetto. L'area comprende inoltre scuole, campi da tennis e da basketball, ristoranti, una piscina e palestre aperte anche agli abitanti della regione. Un cantiere che non si è fermato mai e che ha visto due zone costruite in parallelo tra il 2016 e il 2018.

Il risultato finale è deludente da un punto di vista architettonico. Se i problemi ingegneristici dovuti a un clima locale molto difficile sono stati brillantemente superati, il timore di avere un’altra architettura effimera, scollegata con il contesto in cui si inserisce e probabilmente di poca utilità per il futuro Qatar, è tangibile. Ad ogni modo lo stadio Al Janoub ha permesso di riflettere (in negativo) sulle contraddizioni dell’architettura contemporanea per grandi eventi mondiali.

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