ABITARE

La metamorfosi della residenza

La residenza, nella tradizione giuridica italiana, è il luogo di dimora abituale delle persone e delle famiglie, e si distingue perciò dal domicilio che è il luogo di prevalente localizzazione della loro vita economica. Sarà ancora così?

Bruno Barel

15 GIUGNO 2020
casa, abitare, green e sostenibilità

Molti lavori già oggi – ancor più in futuro – non richiedono più un luogo dedicato. Così è per una parte crescente del lavoro autonomo, soprattutto di quello intellettuale e immateriale, che richiede essenzialmente un pc e l’accesso alla rete, una sedia e una scrivania. Ma è così – per esperienza accelerata dall’epidemia del coronavirus – anche per una parte importante del lavoro cosiddetto subordinato, soprattutto di livello manageriale e impiegatizio.

Lavorare da casa può essere addirittura gratificante e conveniente per chi ha necessità di conciliare vita privata e lavoro, evitare costi e tempi per spostamenti, migliorare la concentrazione operando in contesti più confortevoli. L’abitazione tende a diventare il luogo in cui si vive e in cui si può anche lavorare.

Ma la propria residenza non è il luogo della solitudine: è anche lo spazio in cui si sviluppa la vita personale e la dimensione relazionale, nascono e crescono i figli, si modificano nel tempo le esigenze, si ricevono gli amici e si coltivano gli interessi. É il luogo dove si vuole stare bene ed esprimere - anche nelle relazioni con le cose amate e scelte - la propria personalità. É dunque anche uno spazio di connessione, tra i membri del nucleo familiare insediato e con altre persone accolte nella propria intimità.

La casa, se talora ha il sapore del rifugio, ha bisogno però anche di respiro, di apertura verso l’aria, l’ambiente, il territorio. Vive anche del panorama che si vede dalle sue finestre, della luce naturale che la penetra, del verde che la sfiora o la circonda. Preziose le parole di un amico costruttore e progettista: “devi sempre poter vedere dalle finestre di casa il colore delle foglie e dell’erba”.

 

Residenza di chi?

La residenza riflette non soltanto il superamento della dicotomia casa – lavoro ma anche il mutamento della struttura familiare della popolazione. Gli indicatori demografici (v. relazione Istat per il 2019) segnalano che la popolazione residente in Italia continua a diminuire: al 1° gennaio 2020 i residenti ammontano a 60 milioni 317mila, 116mila in meno su base annua. Per l’8,9% sono stranieri. Restano positivi ma in continuo rallentamento i flussi migratori netti con l’estero: il saldo è di +143mila, 32mila in meno rispetto al 2018, frutto di 307mila iscrizioni e 164mila cancellazioni.

É in ulteriore rialzo l’età media della popolazione residente: 45,7 anni al 1° gennaio 2020. L’aspettativa di vita è di 81,0 anni per gli uomini e di 85,3 % per le donne. Aumenta il divario tra nascite e decessi: per 100 persone decedute arrivano soltanto 67 bambini (dieci anni fa erano 96).  Il numero medio di figli per ogni donna è pari a 1,29, e l’età media al parto è di 32,1 anni.

Aumenta il numero delle famiglie: nel biennio 2017-2018 erano 25 milioni e 700 mila, in crescita di 200 mila rispetto al biennio precedente e di oltre 4 milioni nel volgere di vent’anni. Ma l’analisi delle strutture familiari conferma la tendenza, in atto da decenni, di una progressiva semplificazione nella dimensione e nella composizione delle famiglie. Il numero medio di componenti è passato da 2,7 (media 1997-1998) a 2,3 (media 2017-2018), soprattutto per l’aumento delle famiglie unipersonali, che in venti anni sono cresciute di oltre 10 punti: dal 21,5 per cento nel 1997-98 al 33,0 per cento nel 2017-2018, ovvero un terzo del totale delle famiglie.

Parallelamente sono diminuite, nello stesso periodo, le famiglie numerose che ammontavano al 7,7 per cento nel 1997-98 e che oggi raggiungono appena il 5,3 per cento. Complessivamente, le famiglie di uno o due componenti rappresentano oltre il 60 per cento del totale, mentre quelle di almeno quattro componenti sono appena il 20,4 per cento.

Tra le tipologie familiari, a registrare l’incremento maggiore sono le famiglie senza nucleo – quelle cioè in cui componenti non formano alcuna relazione di coppia o di tipo genitore-figlio, e che per la quasi totalità sono costituite da persone che vivono da sole.

La residenza di circa un terzo dei nuclei familiari presenti in Italia è dunque funzionale alle esigenze di una sola persona. E quella persona è in genere o giovane o anziana, con esigenze del tutto differenti, sia nel modo di vivere gli spazi, sia nelle relazioni coltivate in quegli spazi. Nel primo caso è probabilmente prevalente la mobilità, nell’altro la stabilità.  

 

Sulla de-tipicizzazione delle unità residenziali

Anche nella conformazione delle unità residenziali si esprime quella caratteristica del popolo italiano che si coglie immediatamente nelle caffetterie. Ognuno ordina il caffè con dettagli personalizzati e con parole diverse a seconda della zona di provenienza.

La configurazione della residenza è molto legata alle culture locali che arricchiscono l’Italia, a loro volte legate al territorio, alla storia, ai materiali d’uso locale tradizionale, al clima. Tetti, scuri, intonaci, colori, tutto parla di storie e sensibilità diverse.

Edifici rurali ed edifici urbani, edifici monofamiliari condomini e palazzi: gli insiemi delle unità residenziali disegnano paesaggi culturali differenti e fanno intuire stili di vita interpretati in modi molto diversi.

Tali insiemi – non solo i classici condomini – a loro volta stanno evolvendosi nella concezione delle parti comuni: da spazi necessitati e strumentali, come le scale, a spazi comunitari per servizi condivisi e polivalenti, come lavanderie, le saune, i luoghi di gioco e intrattenimento. Compaiono nuove parole per cercare di vestire nuovi concetti: residence, studentati, ostelli, social housing, alloggi temporanei. Qui la novità sta nella ridefinizione del rapporto tra spazio residenziale riservato e spazio comunitario.

 

Per una residenza infrastrutturata e green

Mentre la struttura formale della residenza si disarticola – tante stanze piccole, poche stanze grandi, cucina o angolo cottura, bagni e ripostigli, camere utilizzabili anche di giorno, soppalchi – si consolida la domanda di efficienza tecnologica e di un migliore rapporto costi gestionali/benefici: consumo di energia, dispersione termica, condizionamento, fibra ottica, spese condominiali, costi di manutenzione e durata degli impianti e delle componenti elettroniche.

Cresce l’attenzione per gli effetti della residenza su salute e benessere: materiali usati e loro emissioni nell’aria, sistemi di aerazione esterna e forzata, assorbimento di fumi e odori, isolamento acustico, terrazzi, balconi e giardini.

 

Costruire e ri-generare

Progettare e costruire, dando nuova vita agli edifici esistenti o creando nuove strutture oggi è ben più che un’attività di produzione di beni per il mercato. É una operazione culturale, prima che economica, in quanto si misura con una società che va cambiando, da luogo a luogo, in modi e tempi differenti e secondo una domanda da interpretare con filtri nuovi e lungimiranti.

Rigenerare non è dunque operazione edilizia o ingegneristica che cala su un tessuto esistente. É anzitutto capacità di cogliere il genius loci, cogliendo ogni opportunità per agevolare l’atterraggio di in un luogo che ha una sua storia da rivelare, fatta di paesaggio urbano, di forme e facciate, botteghe e aiuole, scorci e suoni e odori.

É perciò attività economica profittevole quanto più incorpora cultura e consapevolezza dei nuovi bisogni di una struttura sociale più disomogenea e più dinamica del passato, dove le coppie giovani con figli hanno una idea di abitazione ideale molto diversa da quella di un single o di anziani, in coppia o soli; dove i single urbani transitano a ricaricare le loro energie o a scaricare la fatica di vivere e la difficoltà di costruire relazioni sociali stabili.  La casa come un punto di appoggio da cui ripartire. Un luogo amico, dove pensare e fare. Un’ancora e un eliporto.

 

  

 

 

 

 

 

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