PROGETTAZIONE

La Gran Bretagna premia una piccola casa tutta di sughero

Il vincitore dello Stirling Prize 2019 non è un grande cantiere a Londra ma un casa tutta in sughero riciclato

Asia Ruffo di Calabria

17 FEBBRAIO 2020
sughero, materiali, innovazione, sostenibilità e progettazione

Il sughero come materiale è stato il principe dell’edizione di quest’anno dello Stirling Prize, concorso di architettura che premia la migliore realizzazione concepita in Gran Bretagna.

Matthew Barnett Howland con Dido Milne e Oliver Wilton hanno voluto dimostrare che il sughero non è solo un buon isolante, ma che è un forte competitor come materiale da costruzione di un’intera casa a emissioni zero. La biodiversità e l’efficienza energetica hanno cominciato ad essere un criterio importante nella selezione del miglior progetto britannico da parte del Royal Institute of British Architects (RIBA) per promuoverne l’applicazione concreta nel mondo dell’edilizia. Il nome è semplice quanto la sua componente: Cork significa proprio sughero, la cui semplicità è riuscita a vincere sugli altri progetti candidati caratterizzati da cantieri  dai budget molto più consistenti di quello di una “semplice” abitazione familiare.

 

Da non sottovalutare l’ubicazione del progetto: non ci troviamo in una sconosciuta campagna inglese, ma a pochi metri dal prestigioso Eton College, il cui profilo gotico si può vedere nelle foto dall’alto del progetto moderno. Per questa nomina si era candidata anche la London Bridge Station, stazione ferroviaria accanto al London Bridge che ha riaperto con un nuovo centro commerciale e una hall dal costo complessivo di 1 miliardo di sterline.  La rivelazione è stata  invece questa casa privata fatta di blocchi di sughero, il cui carattere naturale  immagino potersi tradurre in un forte profumo all’ interno, come dopo aver stappato una bottiglia di vino. Ad ogni modo i suoi architetti ci hanno riportato a un modo costruire a secco, progettato con la Bartlett School of Architecture e con l’Università di Bath.

 

I blocchi di sughero sono stati rinforzati da elementi in legno senza aggiunta di malta o di altri tipi di leganti. Tutto l’insieme del fabbricato è il frutto di prodotti di riciclo: il materiale è stato fornito da industrie del sughero, unito ai rifiuti prodotti dalla gestione dei boschi limitrofi (ovvero tutto ciò che è scarto nella pratica della selvicoltura). La demolizione dell’edificio può essere realizzata a mani nude. Non essendo un padiglione temporaneo, come qualsiasi edificio residenziale ha una lunga aspettativa di vita.  La relativa leggerezza del sughero permette inoltre un cantiere dalla tempistica ridotta e facile da “disfare”. Gli interni spiccano per una scelta dall’origine bio dalle tonalità brune, illuminati da grandi lucernari dalle forme trapezoidali. D’inverno la luce degli interni che fuoriesce dai lucernari permette di ravvivare il paesaggio e di rendere da lontano immediatamente visibile la nuova costruzione.  Le tre parole chiave da ricordare del vincitore dell’edizione del 2019 sono proprio forma, funzionalità e basso impatto ambientale per un nuovo abitare biologico in 44 m².

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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