INNOVAZIONE

La digitalizzazione fattore strategico della ripresa

Cinque proposte per un piano di soluzioni e di investimenti per il settore delle costruzioni ispirati a modelli di efficientamento e di trasparenza

Alfredo Martini

11 GIUGNO 2020
digitale, innovazione, tecnologia, lavoro e smart

Sicuramente una delle maggiori scoperte, per molti versi positive, dei tre mesi di lockdown è stata la possibilità di continuare a lavorare grazie alla digitalizzazione. Egualmente, ci si è resi conto che un’applicazione meno autoreferenziale e più pubblica della digitalizzazione avrebbe sicuramente consentito di ridurre i drammatici costi umani e allo stesso tempo contenere gli effetti anche economici prodotti dalla pandemia.

In attesa che la riflessione, per molti versi spontanea, emersa durante il periodo di maggiore virulenza del Covid-19 non si esaurisca, ma trovi un’elaborazione politica in grado di riorientare le modalità della ripresa, mettendo al centro alcune delle questioni che la pandemia ha evidenziato come nevralgiche per un futuro più sicuro, lo scenario appare comunque modificato sotto diversi aspetti.

Potremmo sintetizzare che usciamo da questo periodo di lunga quarantena con alcune certezze. La prima è che il nostro sistema sanitario e la vigilanza sulla salute dei cittadini non è adeguata ed è necessaria una riconsiderazione delle politiche e delle scelte fatte negli ultimi decenni. Il secondo aspetto, che riguarda soprattutto la sanità, ma non solo, è che il nostro modello sociale e di gestione pubblica ha bisogno di nuove e maggiori competenze. Perché la pandemia ha di fatto rimesso al centro il ruolo del pubblico, imponendo un ripensamento globale nei rapporti tra istituzioni e governo del Paese e dei territori e filiere economiche. In questo ambito un fattore centrale è rappresentato dall’innovazione tecnologica e dalla digitalizzazione. I drammatici effetti del virus sulle fasce sociali più anziane e più povere ha evidenziato la debolezza dell’attuale sistema e, come abbiamo ampiamente sottolineato e raccontato nel numero scorso di Civiltà di Cantiere, se si fosse utilizzata per tempo e in modo sistematico la telemedicina e si fosse investito sulla salute a distanza, rafforzando capillarmente la rete sanitaria territoriale e a domicilio, probabilmente molte vite si sarebbero salvate. L’esempio della sanità, con i suoi effetti drammatici, va assunta come esemplificativa, come stimolo per una lettura più generale dei rapporti tra scelte politiche, gestione delle risorse, con le relative scelte su dove investire e avendo chiaro il ruolo centrale della digitalizzazione come modello gestionale dei processi e delle relazioni.

Come sottolineato da molti, la nostra vita, per molti aspetti, non sarà più come prima. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda il modo di lavorare. In questi mesi abbiamo assistito alla “scoperta” di potenzialità e di soluzioni, in gran parte da tempo sul mercato, che hanno consentito alla stragrande maggioranza di noi di continuare a lavorare e contenere il disagio del distanziamento sociale. 

Il lavoro a distanza è stato l’aspetto più rilevante in senso positivo: ha dato una scossa sul piano della consapevolezza dell’importanza del digitale come strumento organizzativo della nostra vita, contribuendo ad abbattere molte delle resistenze culturali e comportamentali. Usciamo da questi mesi con la certezza che ciò che dall’inizio del nuovo secolo è diventato il fattore più rilevante della riconfigurazione economica e sociale a livello globale oggi necessita di una gestione di indirizzo, così che venga assunta come uno dei driver strategici verso un maggiore benessere e una maggiore efficienza del Paese.

La questione delle risorse è infatti centrale. Così, se l’urgenza di sostenere il tessuto economico e la società civile, ad iniziare dalle categorie più deboli e maggiormente colpite dagli effetti della pandemia, non può essere messa in discussione, ora si richiedono decisioni selettive. Le politiche economiche e di investimento ci diranno dove e quale modello l’Italia intende perseguire. E se l’orientamento scelto metterà al centro, accanto alla sostenibilità, la digitalizzazione, ciò dovrebbe voler dire incentivi, investimenti in nuove competenze e infrastrutture, adeguamenti normativi. Volendo sintetizzare risorse, regole e formazione.

La decisione della Germania di investire 130 miliardi da destinare a investimenti e sviluppo della digitalizzazione e della green economy è un esempio da imitare. Una scelta pienamente coerente con quanto contenuto nella proposta della Commissione europea relativa alla futura politica di coesione per il settennato 2021-2027, tutta orientata a una dinamica e innovativa economia basata sullo sviluppo digitale. La maggior parte degli investimenti del Fondo europeo di sviluppo regionale e sul Fondo di coesione sarà destinata all’innovazione, al sostegno delle piccole imprese, alle tecnologie digitali e alla modernizzazione industriale. L’obiettivo è un’Europa più intelligente e più connessa, guardando con particolare attenzione alle PMI e ai settori più arretrati, tra i quali rientra sicuramente l’edilizia.

L’arretratezza del settore delle costruzioni è dovuta a una molteplicità di fattori. Fattori che devono essere ricondotti all’elevato impatto dell’amministrazione pubblica, non tanto (seppure rilevanti) in termini normativi e di regole, quanto sul piano delle procedure e dei meccanismi autorizzativi, così come e in modo particolare della gestione degli appalti pubblici. Il che significa che uno dei principali ostacoli va individuato nella struttura pubblica, nella sua organizzazione, nell’età media dei suoi funzionari e dipendenti. Tutto ciò si lega a una bassa o inadeguata cultura digitale, che si riscontra peraltro anche all’interno delle professioni tecniche, così come tra le imprese. Da qui la conseguenza della necessità di un’azione capillare che chiarisca che abbracciare un modello digitale è una questione di organizzazione e di processo e non di prodotto. Per semplificare possiamo dire che la digitalizzazione non può identificarsi con il BIM, ma con ciò che esso significa in termini di modifiche al modo di lavorare e alle esigenze organizzative che una sua applicazione comporta. Si tratta di un passaggio fondamentale. Ne consegue che ogni politica a sostegno di un’accelerazione e diffusione della digitalizzazione nelle costruzioni deve partire da questa considerazione, individuando strumenti di incentivazione e modalità di investimento delle risorse pubbliche in grado di favorire processi di industrializzazione e di aggregazione prima ancora di aiuti a dotarsi di infrastrutture o software. Fondamentale è poi la formazione.

 

Cinque proposte

É in questa prospettiva che, come Civiltà di Cantiere, proponiamo al sistema di rappresentanza dei diversi attori della filiera di sostenere cinque proposte che a nostro avviso possono costituire cinque pilastri di un processo accelerato verso una capillare e virtuosa digitalizzazione. Consentendo allo stesso tempo di innestare sulle giuste esigenze di un piano di semplificazione e di investimenti per il settore processi di razionalizzazione e di qualificazione ispirati a modelli di efficientamento e di trasparenza, guardando agli obiettivi di sostenibilità.

  1. Obbligatorietà di dotazione e competenze digitali per le stazioni appaltanti

Facciamo nostra la proposta della Banca d’Italia, volta a superare le resistenze e i tempi lunghi della riduzione del numero delle stazioni appaltante utilizzando la digitalizzazione come fattore di selezione e di riorganizzazione fattuale e non amministrativa, chiedendo la modifica dell’articolo 38 del Codice degli Appalti, prevedendo l’obbligatorietà di tecnologi digitali nella gestione delle procedure di gara. Per la Banca d’Italia essa sarebbe una condizione necessaria seppure non sufficiente per operare come stazione appaltante nel mercato degli appalti.

  1. Assunzione di 10.000 giovani ingegneri con competenze digitali

Facciamo nostra la proposta della Fillea CGIL di procedere con la massima urgenza a costruire un bando pubblico sulla falsariga di quanto predisposto per il personale sanitario, medici ed infermieri, per l’assunzione di 10.000 ingegneri o professionisti con competenze digitali, implementando e aumentando le competenze tecniche e professionali nelle strutture centrali e periferiche delle amministrazioni.

  1. Accelerazione del processo per la creazione e l’utilizzo di una piattaforma digitale di gestione dei prodotti e dei materiali orientata alla trasparenza e alla sostenibilità

Perseguire una logica di sistema, anche nel caso dello stimolo a una maggiore digitalizzazione delle costruzioni, non è un fattore secondario. Far avanzare e mettere a disposizione strumenti di integrazione e di gestione e trasferimento trasparente dei dati può costituire un volano e un valore aggiunto strategico. Per questo, anche guardando ad esperienze di altri Paesi, ad iniziare dalla Germania, appare urgente mettere in campo un progetto e un percorso affinché il nostro Paese si doti di una piattaforma informativa intesa non tanto come strumento di controllo quanto come supporto ad una operatività sia delle committenze che delle aziende e dei professionisti dell’intera filiera. Una piattaforma in grado di diventare il riferimento di processi e di un sistema produttivo digitalizzato. Informazioni normative, di qualificazione, così come di valutazione, soprattutto sul piano tecnico, prestazionale e della tracciabilità, a cui si accompagni un facile e interoperabile trasferimento digitale dei modelli favorirebbe una sistematizzazione aumentando la trasparenza e il rispetto della legalità dell’intero settore.

  1. Introduzione di modalità premiali nei bandi di gara pubblici

Si propone, così come avvenuto per provvedimenti volti a favorire la sostenibilità ambientale, ad esempio i CAM, di inserire adeguate premialità nelle gare di appalto sia di progettazione che di lavori per studi professionali, società di ingegneria e imprese di costruzioni dotate di certificazione BIM.

  1. Un provvedimento di politica industriale “Costruzioni 4.0”

Un provvedimento specifico per le costruzioni simile a quello a suo tempo varato per l’industria avrebbe un duplice effetto positivo: riconoscere le specificità di un settore che richiede un impegno, risorse e provvedimenti ad hoc se si vuole realmente digitalizzare adeguatamente il settore, dotare l’edilizia finalmente di una strategia volta a favorirne una crescita di tipo industriale.

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