PROGETTAZIONE

La civiltà Maya si trasforma in Smart City

Dalle antiche rovine Maya alla metropoli verde autosufficiente avvolta nella foresta: il progetto di Stefano Boeri

Paola Savina

24 APRILE 2020
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Se Vito Pallavicini ne potesse riscrivere il testo, nel 2020, il suo Messico e Nuvole forse citerebbe le foreste invece delle nubi.

In prossimità della partenza dei lavori e in attesa di vederlo completato, il progetto della Smart Forest City in Messico ha attirato l’attenzione in occasione del Climate Action Summit di New York, il ritrovo mondiale dei leader politici per discutere su come iniziare a fare i fatti, per salvare il pianeta.

La città foresta di Cancun è un’idea dell’architetto Boeri, che già con il Bosco Verticale di Milano ha messo in campo tecniche innovative replicate in tutto il mondo, in termini di architettura sostenibile.

Il progetto in qualche numero: occuperà una superficie di circa 557 ettari, di cui circa 400 esclusivamente di superfici verdi, con 7.500.000 piante di 400 specie diverse. Il tutto, preparato per ospitare 130 mila fortunati abitanti che avranno a disposizione più o meno 2.3 alberi ciascuno. Senza contare tutta la restante parte di arbusti e cespugli.

Il Messico non è stata una scelta casuale, come teatro per accogliere un esperimento di tale rilevanza. Il paese si è dimostrato infatti negli ultimi anni particolarmente all’avanguardia per soluzioni hi-tech e innovative e ha attirato sempre più imprenditori, ingegneri e architetti.

Come base di partenza per iniziare a dare una forma a questo ambizioso progetto, Boeri con la collaborazione con lo studio tedesco Transsolar Klima-Engineering, ha scelto un’area fortemente cementificata, pensata per diventare il più garnde centro commerciale dell’America Latina. Un’impostazione architettonica decisamente non al passo coi tempi e lontana dalla filosofia del mantenere armonia e sintonia con l’ambiente circostante nel quale vengono realizzate nuove costruzioni o ristrutturate di vecchie. Boeri ha in qualche modo voluto salvare questo pezzo di natura messicana condannato al cemento, ispirandosi anche alla struttura delle antiche città Maya, avvolte e incorniciate dal verde delle foreste, dei rami, delle foglie.

Alla scoperta dell’isola che (non) c’è

Ma come sarà la Smart City nel bel mezzo di una foresta? Un’oasi completamente eco-friendly e autosufficiente, al 100%. Sarà vietato l’accesso, in quest’isola felice, a tutti i mezzi di trasporto che non siano elettrici e nei suoi cieli sfrecceranno droni come, utilizzati come fonte di approvvigionmento.

Ma i visitatori interessati non dovranno preoccuparsi: sarà possibile arrivare ai bordi della metropoli in treno o in auto, basta che vengano poi parcheggiate fuori dall’area. Da qui potranno intraprendere dei percorsi carrabili predisposti per raggiungere l’ingresso della Forest City ed esplorarla.

Non sarà soltanto il verde, il colore predominante, ma sarà alternato a ramificazioni di azzurro: una darsena e una torre di desalinizzazione permetteranno la distribuzione dell’acqua, attraverso una serie di fiumiciattoli che irrigheranno la città e tutte le coltivazioni agricole nel perimetro. L’acqua sarà continuamente riciclata con canali congiunti con un impianto ipogeo.

La metropoli sarà inoltre organizzata per distretti, ciascuno dei quali sarà dedicato a diverse strutture utili alla comunità: alloggi, spazi pubblici, centri commerciali e anche università e centri di ricerca e sviluppo per studenti e ricercatori provenienti dalle accademie più prestigiose e qualificate del mondo. Una sorta di mini Silicon Valley rappresenterà una forte attrattiva per le menti più brillanti della ricerca e dipartimenti innovativi.

Che altro di buono può portare un progetto così esclusivo? Aria pulita. Si prevede infatti una riduzione di circa 2/3 di CO2 prodotta, l’assorbimento delle relative polveri sottili del traffico, restituendo ossigeno, salute e benessere all’intera città.

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