ABITARE

La Cina : segnali di ravvedimento urbanistico

Dopo trent’anni di disastri urbanistici, giovani architetti riprendono a modello le architetture tradizionali cinesi per soluzioni ecologiche

Asia Ruffo di Calabria

01 AGOSTO 2019
cina, materiali, social housing, paesaggio, progettazione e architettura

Controcorrente rispetto all’architettura massiva e invasiva della Cina di oggi, l’architettura ecologica e locale di giovani studi di architettura si fa spazio nella Repubblica popolare cinese. Wang Shu, Lu Wenyu del gruppo Amateur Architecture Studio come pure O-office, Urbanus e Standardarchitecture si distinguono per il rispetto del paesaggio e per l’utilizzo di materiali locali per una revisione delle città rispettosa dell’ambiente.

 A partire dagli anni 80, la Repubblica popolare cinese ha conosciuto un’edilizia « impazzita », un’urbanizzazione spinta dal solo bisogno abitativo di una popolazione in aumento costante. L’impegno di questa nuova generazione di architetti è soprattutto quello di salvare i villaggi rurali dove attualmente la preservazione del patrimonio è pari a zero. Rispettare e valorizzare « l’anima del paesaggio » è il motto dello Studio Standardarchitecture, famoso per l’ostello ristrutturato nel 2008 a Pechino. Dotato anche di un co-living courtyard e una libreria, il piccolo edificio impressiona per la serie di finestre che danno sull’interno e che fuoriescono dalle pareti secondo direzioni opposte. L’intero progetto misura solamente 30 metri quadri, un esempio perfettamente riuscito di social housing in piccola scala. Situato in una hutong, la tipica strada stretta e tortuosa di Pechino, una volta varcato il piccolo ingresso dalla facciata anonima, si apre la tipica corte interna cinese circondata da volumi in cemento rivestito di tavole di legno, che culminano in finestre a tutta altezza. La dinamicità dei volumi e la grande luminosità permettono di aprire gli spazi ristretti. Il micro-ostello non è altro che il simbolo di una rinascita del modello tradizionale cinese di edifici a corte che purtroppo è oggetto di demolizioni. Al piano terra una cucina e un sala da pranzo, due bagni e due corridoi. Piccole scale di legno portano al piano superiore dove si trova una stanza da letto, uno studio e una sala da thé e ovviamente una terrazza.

 Sempre nel 2008, altri architetti d’avanguardia, lo studio Urbanus, si sono confrontati con i « Tulou » ovvero delle imponenti costruzioni che assomigliano a  fortezze appartenenti alla minoranza cinese Hakka. Gli appartamenti a ballatoio sono disposti a cerchio attorno a una grande corte centrale.

Sono  modelli di abitazione collettiva che hanno caratterizzato per secoli (dal 1100) il paesaggio della regione Fujian, nel sud della Cina. L’edificio, capace di accogliere 800 persone, ha tutti gli interni in legno con le finestre sulle estremità del tetto.

Urbanus propone una rivisitazione moderna nel contesto di Nanhai, situata nella stessa regione. L’edificio è destinato ai lavoratori cinesi con redditi bassi che si spostano per lavoro e che non hanno la possibilità di comprare un appartamento in città. Esiste un grande spazio comune al centro dove avvengono scambi commerciali, ma anche sociali, tra vicini. Come nel modello architettonico del X secolo, non ci sono gerarchie, tutti gli appartamenti sono identici, una qualità di vita migliore per tutti. La Tulou Collective Housing è un’alternativa agli appartamenti troppo cari del sud cinese : stesse forme, senza alcuna vita comunitaria all’interno, povere di luce e con una vista limitata sul paesaggio circostante. L’intera struttura è in cemento perforato con pannelli di legno sulla facciata dei balconi. In Cina è molto più lunga la stagione estiva rispetto a quella invernale, per cui gli edifici devono essere pensati per evitare un’irradiazione solare troppo forte, con poche aperture e muri spessi che danno ombra sulla corte interna.

I due esempi di social housing in miniatura e su molti piani dimostrano l’interesse degli architetti cinesi per la riscoperta della tradizione architettonica e della sua traduzione in chiave moderna, sottolineando il gusto per il dialogo con il paesaggio e la propensione per il carattere comunitario del vivere insieme.

Si tratta certamente di una sfida agli edifici progettati da quegli architetti occidentali che vedono nella Cina un luogo di sperimentazione di grattacieli improbabili e brutti.

 

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