PROGETTAZIONE

L’opportunità del programma PON Metro

Città metropolitane a sostegno di progetti sostenibili e di rigenerazione urbana

Giorgio Martini

02 GENNAIO 2019
città, smart city, sostenibilità, innovazione e agenda digitale

Il piano Pon Metro – città metropolitane è un programma che vede sostanzialmente come attori diretti dell’utilizzo delle risorse comunitarie le 14 principali città italiane, 7 delle quali situate nel Nord Italia e 6 nel Sud Italia, con l’aggiunta di Cagliari che rientra nelle cosiddette “aree di transizione”. Il programma nasce all’interno di un quadro di riferimento che si basa su 3 driver principali d’intervento identificati dall’Agenda Urbana Nazionale: il ridisegno e la modernizzazione dei servizi urbani (un concetto comunemente riassunto in Smart City), il consolidamento delle capacità delle città di potenziare segmenti locali pregiati di filiere produttive globali, l’applicazione di pratiche e progetti per l’inclusione sociale rivolte a segmenti di popolazione più fragili per aree e quartieri disagiati.

Si parla, in particolare, di 892 milioni di euro a disposizione, per un periodo di circa otto anni, di cui 90 milioni sono le risorse assegnate alle città localizzate nelle regioni italiane meno sviluppate e  40 milioni di euro sono rivolti, invece, alle città più sviluppate, come ad esempio Venezia. PON Metro ha deciso di concentrarsi soprattutto sui driver riguardanti le Smart City e l’inclusione sociale, trasferendo l’intervento del sistema economico ai programmi regionali, ciò anche per evitare sovrapposizioni e duplicazioni di interventi.

Gli asset e gli elementi di riferimento del programma

Il programma PON Metro opera nell’ambito di cinque asset riguardanti l’agenda digitale, la mobilità e l’efficientamento energetico, le azioni di politica attiva, l’inclusione e l’innovazione sociale. Tuttavia, indipendentemente da quello che questo piano riuscirà a realizzare e portare a termine nei tempi previsti dalla Comunità europea, è importante sottolineare che si parla di un ecosistema in cui sono coinvolti più soggetti: l’Agenzia per la Coesione Territoriale, l’Autorità Urbana, la città metropolitana, il territorio, l’Autorità di Gestione e il Segretariato Tecnico. Le città metropolitane sono state definite da una legge ma non sono state messe ancora nella condizione di avere una struttura amministrativa tale da poter essere titolari di risorse comunitarie dirette e di gestirle. Tuttavia, esiste un sistema di co-progettazione con cui PON Metro ha lavorato fin dall’inizio aumentando il coinvolgimento della cittadinanza.

Il Programma è condizionato da una serie di elementi di riferimento: il grado di urbanizzazione, il cambiamento demografico (popolazione straniera, età media della popolazione residente, etc.), il consumo delle risorse (suolo, energia, aria, ecc.), la pressione sociale, l’organizzazione dell’amministrazione, il capitale umano e la finanza dei comuni, un tema, questo, molto importante considerando che molti comuni italiani stanno vivendo, tutt’ora, una situazione di pre dissesto finanziario che condiziona la possibilità dell’utilizzo delle risorse.

L’agenda digitale è di fatto un asse ma opera anche come servizio per gli altri assi. Naturalmente non può esistere una sola strategia sulla mobilità o sull’efficientamento energetico se non si ha un sistema infrastrutturale e digitale adeguato.

Nelle 14 città (Milano, Torino, Bologna, Roma, Firenze, Genova, Venezia, Bari, Cagliari, Napoli, Palermo, Reggi Calabria, Catania, Messina) sono stati attivati più di 60 servizi digitali che, in alcuni casi, sono in fase di completamento. Sono comunque stati inseriti 15.000 punti luce, distribuiti 67 nuovi autobus di nuova generazione in grado di dialogare direttamente con le centrali operative, e sono state assunte più di 800 persone, un dato importante che rientra nel tema dell’inclusione sociale.

Nell’ambito delle attività di valutazione del PON Città Metropolitane 2014-2020 è stato elaborato un indice (Smart Metropolitan Index) basato su un set di 330 indicatori utili sia alla fase di pianificazione dei progetti che a quella relativa alla misurazione degli impatti sul livello di smartness dei contesti urbani, seguendo la cosiddetta logica a strati.

Ogni città ha avviato un personale percorso di costruzione come Smart City attraverso l’individuazione di alcuni punti di partenza ed impostando  il lavoro su leve differenziate. Non tutte le metropoli funzionano alla stessa maniera, ognuna di esse sta puntando sui propri punti di forza cercando di arginare quelle che invece sono le criticità. 

 Thumb attuazione 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il percorso e gli ambiti d’azione

Si è cercato di mettere a confronto dei dati prendendo in considerazione non più solo il comune capoluogo ma l’intera città metropolitana. Questo ha portato alla formazione di indicatori di output ambientali specificamente misurati per il PON Metro (riqualificazione energetica, inquinamento, consumi energetici, mobilità, ecc.), relativi al driver dell’inclusione sociale (disagio abitativo e piattaforme crowdfunding), ai diversi livelli di smartness dei comuni di cintura, a un’estensione delle infrastrutture, a nuove piattaforme e servizi del capoluogo agli altri comuni della città metropolitana. In questo modo siamo riusciti a fornire una visione più ampia su quelle che sono le variazioni importanti per quanto riguarda il posizionamento di alcune città. L’Agenda Digitale, in particolare, ha individuato 7 ambiti in cui operano le metropoli: ambiente e territorio, assistenza e sostegno sociale, cultura e tempo libero, edilizia e catasto, formazione e lavoro, lavori pubblici.

Dall’analisi del programma PON Metro, pertanto, emerge che è molto importante rafforzare il dialogo tra territori e amministrazioni, lavorare sull’organizzazione interna amministrativa, operare sulla base di un progetto “strategico” delle città e non settoriale, che si basi su analisi e dati certi e qualificati, su un confronto con la cittadinanza, su standard tecnici comuni e condivisi. Il percorso permetterà in questo modo di individuare e condividere modelli efficienti gestionali e di governance delle diverse città, di utilizzare buone pratiche in maniera “efficiente” nel rispetto della diversità dei territori, gestire e rendere pubblici i dati, sviluppare capitale umano creando, soprattutto, un aumento delle competenze organizzative, gestionali e tecniche. 

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