PROGETTAZIONE

L’infinita polemica tra Jean Nouvel e la Philharmonie di Parigi

Il braccio di ferro tra l’archistar francese e la sala da concerti è approdato in tribunale

Asia Ruffo di Calabria

24 DICEMBRE 2019
jean nouvel, parigi, auditorium, architettura e progettazione

Nell’inverno del 2015 il famoso architetto francese Jean Nouvel ha inaugurato la Philharmonie di Parigi, offrendo un nuovo polo musicale alla città culturalmente più frenetica al mondo. Situato nel parco de la Villette, l’auditorium parigino è stato un nuovo evento architettonico all’interno di  un progetto urbano più grande, disegnato da Bernard Tschumi tra gli anni '80 e '90 e costituito da una serie di strutture reticolari rosse conosciute con il nome di “Folies”.

Otto anni di cantiere non sono stati sufficienti, al punto che la Philharmonie ha inaugurato senza che i lavori fossero stati completati. La grandiosità trasmessa dalla lucentezza argentea della facciata in alluminio e acciaio  ha rischiato però di naufragare sotto la pioggia di numerose critiche e polemiche provenienti da  molti fruitori e dalla stessa istituzione pubblica che  ha promosso la fondazione dell’edificio. L’architettura contemporanea della costruzione, destinata a centro di concerti e mostre temporanee. è considerata troppo stridente rispetto agli altri edifici che compongono la Cité de la musique firmati da Christian de Portzampac.

Oltre ai problemi derivanti dalle scelte architettoniche, Jean Nouvel si è ritrovato a doversi difendere in una questione di diritti d’autore, portando la Philharmonie di Parigi a giudizio.  Lo scorso 14 ottobre gli avvocati di “Ateliers Jean Nouvel” hanno presentato una denuncia contro l’ente appaltante per concussione, favoritismo e peculato. Le accuse sono molto gravi e dal 2015 la stampa francese segue gli sviluppi di una polemica sensazionale: secondo l’architetto, l’Association de la Philharmonie ha affidato i lavori di costruzione della Philharmonie all’impresa francese Bouygues senza una gara regolare e senza una sua convalida. La Philarmonie avrebbe negoziato direttamente con Bouygeus dopo aver rifiutato il  preventivo da 300 milioni di euro in occasione della gara con il gruppo Da Vinci. Il risultato della trattativa: solo due milioni di “riduzione” del budget finale (298 milioni). Secondo Ateliers Jean Nouvel, questa scelta è stata uno strumento per derogare dalla gara d’appalto, utilizzando in maniera illegale denaro pubblico. Le accuse sono gravi, ma testimoniano di uno scontro cominciato durante il cantiere e culminato con la richiesta a AJN da parte di Parigi di 170 milioni di euro: questa comprende  penalità di  ritardo nella esecuzione dei lavori valutate 91 milioni di euro. Per gli  Ateliers, questa somma è del tutto sproporzionata, non solo in assoluto, ma anche in relazione alle somme effettivamente percepite dall’architetto, che ammontano a 12 milioni di onorari, contro i 105 milioni che Ateliers reclama come complemento dell’onorario previsto.

Jean Nouvel avrebbe realmente tentato di paralizzare il cantiere dopo la richiesta dell’ente appaltante di ripensare alcuni spazi del progetto in corso di costruzione che avrebbero comportato un aumento dei costi? Ad ogni modo, la Philharmonie, per far rispettare la data di inaugurazione prevista, ha preso in mano la situazione senza però riuscire ad evitare il raddoppiamento del budget globale, garantito principalmente dallo Stato francese e dal comune di Parigi. Secondo la Philharmonie, la lievitazione dei costi da 173 a 386 milioni è da imputare all’architetto per la sua attitudine a richiedere costantemente modifiche al progetto durante la fase di cantierizzazione e questo è il motivo della richiesta di 170 milioni. L’architetto si era anche rifiutato di  partecipare all’inaugurazione della sua faraonica opera in presenza del Presidente della Repubblica Hollande nel 2015. Un gesto che può farlo considerare ormai totalmente estromesso dalla sua fatica?

 

 

 

 

 

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