DIGITALE

La sicurezza come priorità

L’edilizia al tempo del COVID-19 - Il lavoro agile non vale per i cantieri

Alfredo Martini

16 MARZO 2020
covid19, coronavirus, pandemia, innovazione, lavoro, salute, edilizia, caantiere, imprese, smart working, costruzioni e digitale

Si parla di smart working e lavoro agile. Non per tutti i settori si tratta di un'opzione possibile. Il cantiere digitale è ancora una chimera e ci si può arrivare, ma sicuramente non nell'immediato. La dichiarata pandemia da COVID-19 mette tutti di fronte a delle scelte di priorità, prima tra tutte la sicurezza.

“È arrivato il momento di decidere. Di agire consapevolmente. Sebbene il momento sia incerto, la situazione è molto chiara. È nostro compito e responsabilità prendere posizione e unire gli intenti, mostrarci, quindi, uniti e responsabili. Invito tutti coloro che sono nella posizione di poterlo fare da subito, di sospendere le proprie attività, di seguire le regole di buon senso per contrastare in modo potente e veloce questa brutta situazione.”

Così Elvis Santin, giovane imprenditore edile e presidente di Ance Pordenone Trieste apre la sua lettera inviata ai colleghi associati dopo l'emergenza COVID19. È un appello alla responsabilità sociale. A superare qualunque remora, a mettere da parte gli aspetti aziendali, economici, le preoccupazioni, quanto mai importanti e reali per le conseguenze di una chiusura, di una sospensione dell’attività, affermando un principio di solidarietà e di responsabilità verso i propri dipendenti e collaboratori.

Lavorare in un cantiere edile vuol dire, infatti, lavorare insieme, a stretto contatto. Un cantiere è un insieme di persone che scambiano, collaborano, montano e costruiscono, insieme. Nell’edilizia gli operai e i tecnici sono ancora oggi l’anima di questa attività. È ancora la competenza delle persone a fare la differenza. Ed è la collaborazione a fornire il valore aggiunto, a garantire il risultato. Per questo diventa essenziale salvaguardare la salute di chi lavora in cantiere. E per farlo, nella maggior parte dei casi, non è possibile rispettare le indicazioni previste dai decreti governativi.

“La prima cosa da fare – continua la lettera del presidente di Ance Pordenone Trieste - è parlarne con i propri dipendenti e collaboratori, spiegando le motivazioni e condividere le azioni. La comprensione e la collaborazione renderanno meno gravoso lo sforzo. È un atto di responsabilità in primis verso di loro e le loro famiglie e per tutta la comunità.” Confrontarsi, prendere insieme una decisione è spesso nelle imprese edili la ricetta necessaria. E oggi, con l'emergenza Coronavirus, questo metodo diventa lo strumento per decidere se continuare a lavorare o chiudere. Ascoltare i lavoratori e decidere con loro è la priorità. Ed è quello che stanno facendo centinaia di imprenditori edili.

Molte imprese stanno decidendo di chiudere i cantieri. La scelta indicata da Santin ha trovato una quasi generalizzata condivisione. Non c’è scelta, bisogna mettere davanti a tutto la sicurezza e la salute. Ciò avviene con una lucida consapevolezza che le conseguenze metteranno in forte difficoltà le imprese: da come gestire i rapporti con le committenze a come far fronte alle scadenze fiscali e agli impegni con i fornitori. Questioni che riguardano tutte le aziende italiane che prendono la decisione di sospendere l’attività. Ma oggi è il momento della responsabilità. Ed è in questo momento che anche il sistema di rappresentanza viene chiamato a svolgere una funzione nuova, quella di una concreta vicinanza, più psicologica e umana, meno tecnica e di servizio.

“Nel contempo l’Associazione vi è vicina, sentitevi liberi di contattare noi Presidenti e Direttori, anche solo per scambiare due parole.” Così conclude la sua lettera Santin. Perché la vita e il lavoro di un piccolo imprenditore edile sono fatti di relazioni umane, di pacche sulle spalle, di prese in giro, di battute, di lavorare insieme ai propri operai, di verifiche quotidiane in cantiere. Ora tutto questo per un po’ di tempo non ci sarà più. Subentra la solitudine. Sentire vicino l’associazione diventa molto ma molto più importante di prima.

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