PROGETTAZIONE

L’architettura per costruire la pace: Kaira Looro 2019

La terza edizione del concorso per promuovere la ricerca nel campo dell'architettura per i paesi in via di sviluppo

Paola Savina

20 MAGGIO 2019
progettazione, architettura, materiali, cemento e africa

Kaira Looro” significa “Costruire la pace”.  

Non sono solo due parole in lingua Mandinka, una delle più importanti etnie del Nord Africa.

Sono molto di più. Sono il concentrato di un progetto che è già realtà: l’omonimo concorso internazionale di architettura, organizzato dall’associazione No profit Balou Salo, attiva in Africa per per la risoluzione dei problemi sociali e ambientali che affliggono le comunità e alla quale è stato interamente devoluto il ricavato dell’iniziativa.

L’edizione del 2019, la terza, è dedicata alla tematica più attuale, discussa e romanzata dei nostri tempi: la pace. La città di Sedhiou, nel sud del Senegal, ha ospitato la competizione tra le più brillanti menti di professionisti, che si sono messe in gioco per progettare un luogo commemorativo per le vittime delle guerre in Africa. L’ispirazione nasce dai conflitti del Casamance, che hanno avuto fine dieci anni fa ma che non avranno mai fine nei ricordi, così come altri disastri umanitari che il vecchio continente ha sopportato.

Ed è proprio su questo territorio così ricco di storia, di sofferenza e di memoria che l’architettura vuole assumere il ruolo di museo, di luogo di aggregazione e di sensibilizzazione, per non dimenticare il passato.

Il concorso non si limitava a premiare la competenza “tecnica” di una proposta architettonica da parte dei concorrenti, ma ricercava la capacità di integrare quest’ultima al contesto socio-ambientale del luogo, senza perdere di vista la sua cultura e spiritualità.

I progetti sul podio

La medaglia d’oro se l’è aggiudicata il cinese Changze Cai. Si è conquistato il titolo di progetto vincitore proprio per la sua abilità di trasmettere, tramite la sua struttura, armonia e serenità che si percepisce attraversando e soffermarndosi in quest’area. L’atmosfera riflessiva viene alimentata dalla luce, che filtrando direttamente dall’apertura sopra al cortile interno della struttura, le rende luminoso e accogliente. Si raggiunge il cortile - luogo di aggregazione - camminando per il lungo corridoio, anch’esso illuminato dalla luce che filtra dai quadrati geometrici intagliati nel muro laterale di argilla.

Il complesso prende forma dall’unione di due materiali locali: la terra battuta nell’interfaccia esterna e il legno, materiale utilizzato per i pilastri interni e le travi.

Anche l’argento va alla Cina: il team cinese INGHEINA019, formato da Dongming He, Yi Xie e Zeyi Yuan.

Il messaggio di partenza va a identificare quella che per gli artisti è la vera causa delle guerre e dei conflitti di questa terra: le barriere territoriali. Una sana relazione con il territorio sarebbe la chiave per la realizzazione di un sistema economico-sociale funzionale.

I designers raccontano questo concetto attraverso un lavoro topografico, che si basa su una pendenza: transitare da una parte all’altra della realizzazione significa per il visitatore affrontare una salita come un viaggio spirituale, verso il cielo. Il punto più alto, affacciato su un orizzonte infinito e carico di eloquente silenzio, rappresenta il luogo adatto alla riflessione, al compianto rivolto alle vittime della guerra e alla maturazione di aspirare alla pace.

Anche qui è forte il richiamo alla materia più antica del mondo: la terra. Essa forma la pendenza artificiale e si abbandona man mano alle spalle il muro di cemento, che racchiude e conserva frammenti di conchiglie.

Sul terzo gradino sventola invece la bandiera italiana, per il team composto da Jurij Bardelli e Federico Testa.

Non mancano neanche in quest’opera i materiali naturali, legati alll’elemento terra: argilla, terra cruda e canne di bambù. Queste ultime compongono una delle due pareti, in netto contrasto con la parete piena.

Si affronta in questo padiglione proprio il tema del contrasto, contrasto tra le culture e diversità dei popoli che, in mancanza di dialogo e comprensione, sfocia in conflitto: la chiave è gestire in armonia le divergenze, per assicurare la pace.

La presenza dell’elemento acqua, rappresentata dal fiume circostante, che si intravede dal percorso laterale rispetto alle pareti principali, trasmette un senso di vivacità, di movimento, che crea un’ulteriore contrapposizione tra luci e ombre.

Tre diverse interpretazioni dello stesso ideale, che Nelson Mandela definiva così: ““La pace è un sogno, può diventare realtà… ma per costruirla bisogna essere capaci di sognare.”

 

 

 

t

o

p