PROGETTAZIONE

L'architettura di lusso, accessibile a tutti: un tuffo nell'Aquatic Centre di Londra

La piscina dei sogni è alla portata di tutti: da cinque anni il pubblico può usufruire delle sue ex vasche olimpiche e goderne l'atmosfera armoniosa, come se fossero all'interno di un paesaggio naturale, fatto di acqua e di onde leggere.

Paola Savina

21 AGOSTO 2019
sport, architettura, londra, progettazione, zaha hadid, innovazione e sostenibilità

La notizia del progetto dell'Aquatic Centre di Londra è stata un po' offuscata per lasciare la scena alla struttura che ha ospitato i mondiali 2019 di Gwanju, in Corea Del Sud. Ma rimane tra le piscine più celebri del mondo. Senz'altro per la sua grandiosità ed eleganza, ma anche perché nata dal disegno di uno degli architetti più talentuosi di sempre: Zaha Hadid.

Il maestoso impianto ha compiuto da poco i suoi 5 anni dall'apertura al pubblico.Da allora, più di 4 milioni di persone hanno avuto la straordinaria opportunità di usufruire dell'Aquatic Centre di Londra, per nuotare o per fare immersioni. Un sogno, per gli amanti di questi sport e soprattutto per ex agonisti che hanno l'onore di tuffarsi dagli stessi blocchi di partenza dei loro miti olimpici.

La piscina è stata inaugurata nel 2012 per le Olimpiadi di Londra e per due anni è rimasta disponibile soltanto per le competizioni. Aveva colpito e continua a colpire ed affascinare per la sua sorprendente eleganza e capacità di rappresentare al meglio la struttura che deve abbracciare e racchiudere le acque di una piscina. Quest'armonia si riconosce immediatamente dal tetto: una grande e generosa onda che avvolge le piscine centrali, con un movimento sinuoso che si estende per 160 metri di lunghezza e 80 di larghezza.

Un obiettivo perfettamente raggiunto, a giudicare dalle parole pronunciate della stessa Zaha Hadid, a conclusione dei lavori:  “Un’onda. Abbiamo lavorato pensando a una morfologia organica, alla vita sottomarina; il tetto è così ondulato perché volevamo raggiungere quell’idea di leggerezza, di geometria fluida tipica dell’acqua in movimento”.

Il suo charme si accentua osservandola da lontano: il tetto sembra sospeso, fluttuante nell'aria, perché i tre supporti di cemento ai quali si appoggia sono quasi impercettibili.

 

Com'è fatto l'impianto avveniristico

L'elemento chiave dell'Aquatic Centre è rappresentato dal podio di calcestruzzo, che ingloba tutti i servizi ed è dominato da una copertura a doppia curvatura. La geometria della doppia curvatura è stata utilizzata per creare una struttura di archi parabolici, che la rendono ancora più caratteristica. Il famoso tetto a onda, non è solo una componente estetica accattivante, ma serve a dare ordine all'impianto, dividendo all'interno lo spazio dedicato alla piscina olimpica da quello per la piscina per i tuffi.

Un prodotto architettonico imponente può essere compatibile con il concetto di sostenibilità e questa è la vera forza dell'Aquatic Centre. I 600 milioni piastrelle – per di più italiane, dell'azienda Kinkler Sire – sono bagnati da 10 milioni di litri d'acqua “meno potabile” rispetto agli altri impianti, circa il 32% in meno.

Anche la copertura deve prendersi qualche merito per l'attenzione all'ambiente: il 50% dell'alluminio utilizzato è infatti riciclatoL'Aquatic Centre è indubbiamente il risultato di un lavoro di accuratezza non solo dal punto di vista tecnico-architettonico, ma anche nel ricercare un suo inserimento armonico nell'ambiente circostante.

“L’Aquatic Centre vuole essere un’architettura localizzabile immediatamente, riconoscibile da lontano, trasparente grazie alle immense vetrate curve, in corrispondenza delle quali abbiamo pensato un vasto giardino per evitare che le persone si assembrino lungo il loro perimetro” commentava Jim Heverin, noto architetto del team di Zaha Hadid che ha lavorato per la realizzazione del progetto.

L'Aquatic Centre risulta un vero capolavoro di architettura, natura e sport.

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