PROGETTAZIONE

L’architettura di bambù del mago Simon Vélez

Il bambù alla conquista del titolo di materiale ufficiale anche in Europa

Asia Ruffo di Calabria

15 APRILE 2019
arte, sostenibilità, architettura, colombia, bambù, materiali, innovazione, antisismica, progettazione e simon velez

Simon Vélez, architetto colombiano specializzato nelle costruzioni in bambù, sogna un’ architettura sempre più verde. In Colombia e in tutti gli altri paesi dove ha origine, il bambù è utilizzato sotto molte forme, tra cui l’edilizia. Grazie alla lungimiranza e modernità delle sue architetture, Simon Vélez ha tolto al bambù  la connotazione di materiale  povero, “preistorico” e precario. Secondo Vélez, il bambù può assumere il ruolo di principe dell’architettura contemporanea, sensibile alla questione ambientale. Il cemento armato genera spazi claustrofobici, quasi  caverne artificiali e l’architettura attuale crea un ambiente malsano, lontano dalla natura. Per questo motivo, da più di 25 anni, Simon Vélez  costruisce  ponti,  tetti sospesi,  stadi ed  edifici con canne di bambù. Le tecniche di assemblaggio e di fabbricazione che ha messo in opera sono molto precise. Il suo metodo prevede l'uso della malta come riempimento e bulloni come fissaggio. L’assemblaggio delle canne permette di costruire   montanti e   traverse per una lunghezza fino a 50 metri.

Simon Vélez è riuscito a far tacere tutti i pregiudizi intorno a questo materiale, al punto che ha persuaso il governo colombiano ad aggiungere il bambù alla lista dei materiali da costruzione. In generale rappresenta per i paesi produttori una soluzione accessibile dal punto di vista di quantità e di costi (la quantità di energia necessaria per lavorare sul bambù è pari al 12 per cento di quella richiesta dal calcestruzzo). E’ una pianta a crescita molto rapida e che richiede un periodo di lavorazione breve.

In Colombia è dovuta a Vélez la Cattedrale di Pereira, costruita nel 2001 con un budget di 30 000 euro. Il soffitto, sostenuto da culmi (canne) di Guadua (il tipo di bambù più comune in America), ha un richiamo fortissimo all’architettura europea delle costolonature e nervature delle chiese gotiche. Il legame con l’Europa si è concretizzato nel Padiglione Zeri in occasione dell’Expo 2000 a Hannover in Germania.  Il progetto è stato molto complicato già dall’inizio della sua concezione. In Europa non sono in vigore gli standard di certificazione per le costruzioni in bambù e per questo motivo fu chiesto all’architetto di costruire un prototipo, scala 1 a 1, in Colombia prima dell’approvazione del progetto tedesco. La caparbietà e l’audacia dell’architetto nel voler presentare il nuovo materiale non è stata premiata, visto che il Padiglione è stato demolito. Il prototipo colombiano è comunque rimasto intatto e continua ad essere utilizzato come polo culturale della città di Manizales. La tecnologia costruttiva è basata sull’utilizzo di 3500 culmi di Guadua Angustifolia, resi rigidi da legno, cemento e acciaio. Il montaggio è cominciato dalla copertura per poi passare alle fondazioni, perchè il diametro dei culmi non è costante ma acquisisce una forma tronco-conica. I pilastri sono in legno e le fondazioni a plinto in cemento. Il raccordo tra il pilastro e il plinto è garantito da delle “cuffie” in metallo per evitare che il legno assorba umidità. Ogni pilastro è costituito da 6 tronchi disposti ad anello mentre la struttura verticale del secondo livello del Padiglione è realizzata in bambù e tutti gli elementi di raccordo sono stati studiati nel minimo dettaglio. In collaborazione con l’ingegnere Marcello Villegas, l’architetto ha utilizzato all’interno dei culmi una barra filettata in acciaio e ha riempito i giunti tra i culmi con della malta cementizia.

La resistenza fornita dal bambù è di 50 volte superiore a quella della quercia e la sua durata nel tempo è considerevole. Anche se più leggero dell’acciaio e del cemento, il bambù puo resistere a un terremoto di magnitudo 5 scala Richter. Come una pianta viva, conserva una considerevole capacità di assorbire C02 e di liberare ossigeno.  Una struttura in bambù può essere smontata, trasportata e riassemblata ovunque e riprende il gusto delle strutture effimere proprie dei padiglioni delle esposizioni d’arte e di architettura. Simón Vélez si è occupato anche di questo per il festival fotografico “Rencontres d’Arles” nella edizione 2018. Una lunga capanna di bambù di 70 metri di lunghezza e 10 di altezza che ha ospitato la mostra personale “Contemplation” di Matthieu Ricard. Il carattere mistico delle opere del fotografo buddista crea un connubbio perfetto con il motto “architettura naturale” dell’architetto colombiano.    

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