PROGETTAZIONE

L’architettura delle grandi biblioteche storiche tra estetica e funzionalità

Il caso della biblioteca di Atlanta di Breuer, che vuole rinnovarsi per adeguarsi alla nuova estetica e alla “mutazione” della funzione

Asia Ruffo di Calabria

04 APRILE 2019
cultura, progettazione, azione, usa, atlanta, biblioteca, architettura e riconversione

Le biblioteche pubbliche costruite secondo lo stile dell’architettura contemporanea sono disegnate con grandi vetrate, volumi luminosi pensati per fornire ai lettori spazi rilassanti e concilianti alla lettura. La biblioteca nazionale francese BNF Francois Mitterrand di Parigi con le sue alte torri di vetro ne è un esempio eccelso. La scelta di associare all’edificio “biblioteca” una membrana esterna permeabile e leggera a favore di una fluidità tra l’esterno dell’architettura e il suo interno è recente.

Se consideriamo la maggior parte delle grandi biblioteche costruite in tutto il mondo a partire dal periodo post-bellico, notiamo che rispondono spesso ai dettami dello stile brutalista. Architetti come Le Corbusier, Breuer, Chamberlin (è suo il londinese Barbican Center) propongono biblioteche e spazi di lettura dalle costruzioni massive di cemento con moduli ripetuti all’infinito e finestre ridotte a piccole aperture. Fa parte di questo insieme l’Atlanta Central Public Library, disegnata dall’architetto Marcel Breuer nel 1969 e completata nel 1980.

La questione dell’aspetto e della funzionalità di questo tipo di architettura, non più attuale in quanto troppo aggressiva e violenta nell’ostentare come unico materiale il cemento armato, crea dibattito nell’urbanistica non solo americana, ma mondiale. La città di Atlanta critica le  facciate “pesanti” della sua biblioteca, che non permettono di far entrare la luce naturale al suo interno (proposta che al contrario non prende in considerazione il suo prezioso contenuto: i libri, il cui supporto cartaceo è in pericolo se sottoposto a una radiazione solare diretta).

Nel dibattito cittadino molti reclamano la demolizione dell’edificio, estremamente voluto negli anni 60 per permettere ad Atlanta di rivaleggiare con New York alla quale Breuer consegnò nel 1966 il famoso Whitney Museum. Bisogna riconoscere che delle modifiche sono state apportate nel tempo, come l’aggiunta di un teatro e di un ristorante. Nel corso degli anni si è voluta sottolineare la  vocazione pubblica dell’edificio per conferirgli una maggiore attrattività. Alla fine le operazioni non sono state sufficienti a rendere la biblioteca un insieme totalmente integrato nella vita dei cittadini della capitale dello stato della Georgia.

Il fervore innovativo subisce una accellerazione con il crollo di un soffitto  nel 2000. Per trovare una soluzione, nel 2008 viene indetto un referendum. L’11 aprile 2018 viene presentato dagli architetti Cooper Carry et Vines Architecture un progetto di rinnovamento: aprire le superfici esterne e dare in affitto per una gestione privata 5.000 mq sui 25.000 mq totali della biblioteca. Il settimo e l’ottavo piano, ora usati come spazi tecnici, verrebbero quindi destinati ad altre forme di occupazione. Il  destino della biblioteca è incerto e sicuramente se la ristrutturazione verrà approvata la condizione è che sia redditizia e che permetta alla l’Atlanta Central Public Library di soddisfare il modello della biblioteca moderna.

Atlanta saprà ripensare il “cubo” di Breuer in funzione della politica di digitalizzazione dei testi, di riduzione delle versioni cartacee e di sedurre il suo pubblico cittadino non più abituato a frequentare questo tipo di servizio?

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