INFRASTRUTTURE

Dall’USA all’Italia: il valore del protocollo Envision

Il protocollo Envision nasce e si sviluppa negli Stati Uniti, dove ha raggiunto livelli molto alti di applicazione. Intervista al nuovo presidente di ISI: Institute for Sustainable Infrastructure.

Martino Almisisi

01 MAGGIO 2019
infrastrutture, sostenibilità, envision, usa, isi, ambiente, opere pubbliche, rigenerazione e progettazione

Anthony Kane è da pochi mesi il nuovo presidente di ISI: l’Institute for Sustainable Infrastructure. che da Washington DC costituisce il principale riferimento mondiale nel campo della progettazione, design e manutenzione delle infrastrutture. La principale finalità dell’Istituto è lo sviluppo e l’aggiornamento di un sistema di valutazione della sostenibilità delle strutture. Questo obiettivo viene perseguito attraverso il protocollo Envision, un protocollo aperto che costituisce nel mondo anglosassone il principale riferimento per misurare e leggere un’infrastruttura dal punto di vista della sua sostenibilità economica, ambientale e sociale. Mister Kane è in ISI fin dalla sua nascita. Oggi ne è diventato CEO e presidente operativo dopo essere stato direttore di ricerca dello Zofnass Program for Sustainable Infrastructure alla Graduate School of Design dell’Università di  Harvard. Con lui abbiamo ragionato sul valore del protocollo Envision, sui suoi ambiti di applicazione e sulla sua diffusione nel mondo e in Italia.

 

Qual è il valore che un protocollo come Envision apporta al nostro modo di vivere e all’economia di un Paese o di un territorio?

 

Envision è uno strumento molto innovativo in quanto si propone di trasformare, in maniera graduale, l’ecosistema culturale, decisionale ed economico che sostiene lo sviluppo delle infrastrutture in tutto il mondo. E’ un meccanismo che apre un nuovo spazio di confronto, a beneficio di tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione di un’opera civile. Envision riesce a seguire il cambiamento di approccio alle costruzioni iniziato già da tempo. La riduzione delle risorse, economiche e naturali, ha portato negli ultimi anni a ripensare il patrimonio edilizio ed infrastrutturale dell’uomo. Questa trasformazione si è tradotta in un diverso modo di progettare le città e i singoli territori, guardando non solo all’estetica, alla durabilità e alla sicurezza, ma anche all’impatto con l’ambiente e con le comunità che lo popolano.”

 

Il ricorso al protocollo Envision negli Stati Uniti è sempre più diffuso. Mi ha colpito soprattutto come città di grandi dimensioni, come ad esempio Los Angeles, lo abbiano adottato come strumento di riferimento per diverse infrastrutture, costituendo un riferimento di standardizzazione. Ci può spiegare come si è arrivati a questo?

 

A Los Angeles tutta la città collabora per diventare sostenibile. La città ha utilizzato il protocollo per costruire treni, metropolitane, autostrade, aeroporti e parchi, come il South Los Angeles Wetland Park. Dalla nascita di Envision, a Los Angeles più di 100 progetti pilota comuni sono stati portati a termine seguendo le linee guida del protocollo. Altre città come  Tucson, in Arizona, lo ha utilizzato per la realizzazione di un piano di gestione delle acque, essendo in un ambiente desertico carente di risorse idriche. Molti sono gli esempi interessanti e rappresentativi della varietà tipologiche delle infrastrutture progettate e realizzate secondo il protocollo. Ad esempio il depuratore di Brooklyn (New York), l’Historic Forth Ward Park di Atlanta e West Five di London, in Ontario: un quartiere-modello di design intelligente, che incorpora significative iniziative di risparmio energetico attraverso fonti rinnovabili. Le esperienze di applicazione del Protocollo Envision negli Stati Uniti stanno comprovando che è possibile progettare e realizzare infrastrutture sostenibili, acquisendo anche il consenso delle comunità locali che vengono portate a conoscenza del progetto e partecipano attivamente al processo decisionale.”

 

Questa attenzione alle comunità locali è a monte di una quota non marginale dei criteri di valutazione presenti in Envision. Esso sembra rispondere a un’esigenza crescente di condivisione fina dalla pianificazione e progettazione di una infrastruttura. Ma come funziona il sistema di valutazione?

 

“Porre al centro di una scelta e di un progetto per la creazione di una nuova infrastruttura la  condivisione da parte delle comunità locali, acquisendone il consenso, significa prestare la massima attenzione alle mentalità, alle condizioni e ai modelli di vita locali, ma anche la capacità di saper comunicare in modo chiaro e attraverso il supporto di dati e simulazioni, quali saranno gli effetti e l’impatto che un’opera determinerà sul territorio e sulle relazioni tra le persone. Oltre al confronto con le popolazioni destinatarie dell’opera, Envision fa riferimento a molteplici aspetti legati a differenti ambiti della progettazione di un’opera infrastrutturale, sulla base dell’individuazione di 5 categorie, corrispondenti ad altrettante macro aree: Quality of Life, Leadership, Resource Allocation, Natural World e Climate and Risk. Ad esse sono collegate 14 sottocategorie che consentono di identificare gli elementi principali di ogni area. I criteri di valutazione corrispondono ad altrettanti crediti e ogni credito fornisce un indicatore di sostenibilità relativo a uno specifico aspetto di interesse ambientale, sociale o economico, attraverso il raggiungimento di un livello di “achievement” (improved, enhanced, superior, conserving, restorative) e l’attribuzione del relativo punteggio. Il rapporto percentuale tra i punteggi raggiunti, rispetto al massimo ottenibile, rappresenta il livello di certificazione del progetto conseguibile: bronze, silver, gold, platinum.”

 

Secondo lei è possibile utilizzare Envision anche in una logica di integrazione tra diverse opere e infrastrutture, contribuendo a promuovere un approccio più ampio nella pianificazione e progettazione, ad esempio applicandolo alla dimensione di una città?

 

“Quello di allargarne l’applicazione è uno degli obiettivi con cui guardiamo per lo sviluppo di Envision. Essendo il protocollo applicabile a tutte le tipologie di infrastrutture, dall’energia, all’acqua, al trattamento dei rifiuti, ai sistemi di trasporto e a tutte le tipologie di reti, fino al paesaggio, è possibile pianificare processi di trasformazione e di rigenerazione assumendo Envision come un riferimento comune con cui misurare in modalità integrata l’evoluzione di un quartiere o di un pezzo di città.”

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