INFRASTRUTTURE

Infrastrutture, benessere e sviluppo sostenibile

Dal Global Infrastructure Forum emerge come per mantenere e raggiungere i livelli di crescita economica attesi al 2030 gli investimenti in infrastrutture a livello globale dovrebbero raggiungere circa il 3,8 per cento del PIL.

03 LUGLIO 2019
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Nell’ottobre dello scorso anno si è tenuto a Bali, in Indonesia, l’annuale appuntamento del Global Infrastructure Forum, il vertice delle principali banche multilaterali di sviluppo dedicato al rapporto tra gli investimenti in infrastrutture e l’impegno globale verso uno sviluppo sempre più sostenibile. Il Forum è stato l’occasione per condividere impegni e strategie finanziarie a sostegno di progetti e programmi in grado di pianificare opere sostenibili, facilmente e ampiamente accessibili, resilienti e di qualità. Con particolare attenzione ai Paesi emergenti e in via di sviluppo.

Secondo il Global Infrastructure Forum  la sfida dello sviluppo infrastrutturale a livello globale rappresenta anche la condizione necessaria per poter sconfiggere la povertà entro il 2030, ovvero migliorare le condizioni di vita di quelle popolazioni che vivono in condizioni estreme. Infatti, almeno 663 milioni di persone nel mondo non hanno accesso a risorse idriche sicure, mentre 1,2 miliardi di persone vive senza elettricità e più di un terzo della popolazione rurale non è servita da collegamenti con aree urbane.

Secondo il McKinsey Global Institute (MGI) nel suo rapporto “Infrastructure productivity: How to save $1 trillion a year” del 2013 ha misurato l’infrastructure gap, stimando che il fabbisogno monetario delle infrastrutture e gli investimenti a livello globale necessari per mantenere e raggiungere i livelli di crescita economica attesi al 2030 dovrebbero essere pari a circa il 3,8 per cento del PIL, il che vorrebbe dire che almeno undici economie del G20 dovrebbero garantire una media di 3,3 trilioni di dollari per anno.

In un altro più recente rapporto dal titolo Financing change: How to mobilize private-sector financing for sustainable infrastructure” McKinsey&Company stima che, tra il 2015 e il 2030, per soddisfare la domanda di nuove infrastrutture sarà necessario un investimento di almeno 90 trilioni di dollari, quasi il doppio del valore attuale delle infrastrutture esistenti, stimato in 50 trilioni. In questo ambito McKinsey, confermando il generale trend esistente da parte delle istituzioni internazionali e dai grandi gruppi finanziari, calcola che per soddisfare il “sustainability premium” (il rispetto dei principi di sostenibilità imposti da molti governi e moltissime organizzazioni internazionali) l’investimento necessario dovrà avvicinarsi ai 14 trilioni di dollari.

Nel corso del WGF si è anche fatto riferimento alla necessità di creare sinergie tra la crescita del numero e della qualità delle infrastrutture e gli obiettivi definiti negli Sustainable Development Goals, (SDGs) fissati in particolare dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Con essi nel 2015 l’ONU ha declinato gli obiettivi globali per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta ed assicurare prosperità a tutti entro il 2030. Nell’Agenda vengono individuati 17 obiettivi e 169 sotto-obiettivi che fanno riferimento a diversi domini dello sviluppo relativi a tematiche di ordine ambientale, sociale, economico ed istituzionale, delineando un piano d’azione globale per i prossimi 15 anni.

Tra i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 il Goal 9 fa esplicito riferimento al tema dell’Industry innovation and infrastructure, ovvero al rapporto tra l’impegno a costruire infrastrutture resilienti utilizzando l’innovazione e “una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile”. Con il Goal 9 si coniuga l’obiettivo del potenziamento e dell’ammodernamento delle infrastrutture, in quanto necessario a sostenere nel tempo l’erogazione di quei servizi - sanità, istruzione, approvvigionamento energetico e idrico, sicurezza e giustizia, trasporti, gestione dei rifiuti, ecc. - che favoriscono la competitività economica e il miglioramento del benessere sociale con un loro sviluppo nel segno della  qualità, dell’affidabilità, della sostenibilità e della resilienza, garantendo equità nell’accesso da parte di tutti i potenziali fruitori. Il termine resiliente sta ad indicare la capacità di resistere e di reagire di fronte a difficoltà, avversità, eventi negativi: in pratica la capacità di tornare allo stato di equilibrio e di efficienza successivamente ad uno shock che ne destabilizza lo stato iniziale. Si tratta di un aspetto centrale di qualunque percorso di investimento e di pianificazione.

Il Goal 9 è, inoltre, articolato su otto target, tra i qual, al numero 4, si auspica un ammodernamento progressivo delle infrastrutture, “riqualificando le industrie per renderle sostenibili, aumentando l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e adottando tecnologie e processi industriali più puliti e sani per l’ambiente”. L’Agenda ci ricorda che un’infrastruttura sostenibile non è soltanto un progetto che rispetta determinati parametri di tutela dell’ambiente, ma deve essere comprensivo degli aspetti sociali ed economici.

Dallo scenario prospettato e auspicato a livello internazionale appare quanto mai centrale anche nel nostro Paese un approccio nuovo rispetto alla progettazione e alla costruzione e gestione di un’infrastruttura. L’attenzione sempre maggiore prestata non soltanto agli effetti che essa produce e determina sull’ambiente, ma anche la necessità di inserire nelle valutazione e nelle scelte politiche un’analisi economica attenta, in grado di saper misurare gli effetti dell’opera in termini di costi e benefici, proiettandoli rispetto alla durata e al contesto.

A ciò si aggiungono altri due fattori da tenere presenti nella definizione dei parametri legati alla sostenibilità nella realizzazione di nuove infrastrutture e che soprattutto nei prossimi anni faranno sentire il loro impatto anche sul conto economico delle grandi opere. Il primo riguarda l’incidenza dell’innovazione tecnologica che, per la rapidità con cui evolve, richiede una particolare attenzione, così da essere in grado di progettare opere resilienti rispetto ai ritmi di cambiamento delle soluzioni costruttive così come rispetto alla fornitura e fruizione dei servi annessi.

Il secondo riguarda l’attenzione alla costruzione del consenso sociale rispetto all’infrastruttura, che soprattutto in Paesi sviluppati come il nostro, ma oggi sempre più anche nei Paesi emergenti, può costituire un elemento rilevate sul piano dei costi. Da questo punto di vista la definizione di comportamenti e percorsi di comunicazione e di informazione preventiva costituiscono passaggi obbligati.

Ed è in questo contesto in continua evoluzione e nel rispetto degli obiettivi condivisi dalla comunità internazionale che protocolli di sostenibilità articolati su più piani, dove l’impatto ambientale è uno di essi, come nel caso di Envision, creato dall’Infrastructure Sostenibility Institute (ISI) di Washington in collaborazione con l’università di Harward, costituiscono strumenti quanto mai utili e sono destinati ad affermarsi come riferimenti di trasparenza e di valutazione.

Ciò vale soprattutto per un Paese come l’Italia dove si riscontra un deficit in termini di investimento e una scarsa qualità delle infrastrutture. Carenze evidenziate anche nei Rapporti di McKinsey nell’analizzare la situazione dei singoli Paesi del G20. Questioni che sono oggetto di attenzione da parte dei Governi passati, così come di quello attuale, che al di là di polemiche strumentali non possono non condividere le analisi sui ritardi e gli squilibri rispetto alle diverse tipologie infrastrutturali, dalle scuole agli ospedali, alle reti energetiche. Egualmente non si ritiene di sbagliare nel ritenere che questa condivisone possa essere altresì riscontrata rispetto a quanto contenuto nel documento predisposto dall’ex ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio, dal titolo  “Connettere l’Italia – Strategie per le infrastrutture di trasporto e logistica”, dove si afferma che “l’Italia ha bisogno di opere utili, grandi o piccole che siano, per aggiornare le sue infrastrutture alle sfide internazionali dei trasporti e della mobilità”.

Bisogni che devono essere soddisfatti guardando agli indirizzi di sostenibilità e di resilienza contenuti nell’Agenda 2030 e sapendo utilizzare strumenti di valutazione trasparenti e riconosciuti a livello internazionale, apprezzati dagli investitori e in grado di favorire una crescita di competenza, così come di consapevolezza sia da parte delle amministrazioni pubbliche che delle impese. Senza trascurare l’importanza di costruire modalità di interazione virtuosa con le collettività locali e con l’opinione pubblica.

 

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