INNOVAZIONE

Il ruolo del digitale per le città del futuro

L'applicazione dei sensori secondo i progetti della startup A2A Smart City

Beatrice Casella

06 GIUGNO 2018
innovazione, digitale, smartcity, infrastrutture e economia

Stiamo assistendo ad un momento particolare dove la crescita esponenziale del digitale e le nuove tecnologie emergenti stanno trasformando non solamente il mondo delle imprese ma anche i modi di vivere di tutti gli individui e la società nel suo complesso, sia da un punto di vista economico che ambientale. 


Le caratteristiche tipiche di una città cambieranno grazie a delle particolari infrastrutture che le renderanno digitali. La qualità della vita verrà incrementata dall’Internet of Things, quindi con delle tecnologie altamente avanzate le quali dovranno essere create dagli stessi cittadini “digitali”. È una riflessione sottolineata da Marco Moretti, presidente di A2A S.p.A., una multi-utility locale attiva nella produzione, distribuzione e vendita di energia elettrica e gas, nei servizi ambientali e nei servizi di efficienza energetica e mobilità elettrica. Quasi due anni fa si è mutata in A2A Smart City, una startup che sta cercando di sviluppare e divulgare un proprio modello di città digitale. 


In particolare, A2A Smart City “è una piattaforma che viene messa a disposizione di tutti, in modo paritetico, per creare la città digitale ed è questo un obiettivo importante, che a nostro avviso un’impresa di natura pubblica deve perseguire”, precisa Moretti definendo la smart city una “città dei dati: è come immaginare una nuvola di dati sopra la metropoli, dati che vengono generati dalla città stessa”.  


I dati sono notevolmente strategici per il futuro ma A2A ha accesso solo ai propri dati, ovvero quelli che vengono raccolti dalla telelettura del gas, dell’elettricità o dell’acqua, così come quelli generati dai cestini dell’immondizia dell’Amsa, su cui sono stati disposti dalla start up dei sensori; i dati di terzi, che vorranno utilizzare la nostra piattaforma, verranno consegnati solo a loro, senza che A2A ne abbia visibilità. “È stata sviluppata una tecnologia che permette ad A2A Smart City di avere il ruolo di “postino cieco” del dato: noi abbiamo il dato criptato, non abbiamo l’informazione; al contrario, sarà il fruitore della piattaforma, chi mi chiede di fornire il servizio, che avrà l’informazione”, spiega Marco Moretti. 


Fino ad oggi, sono stati portati a termine svariati progetti con l’obiettivo di applicare nelle città dei sensori di piccole dimensioni e a consumo ridotto con i quali realizzare una mobilità e sicurezza intelligente del futuro sull’ambiente, sul territorio, sulla sanità e su tutti i servizi sociali. Ad esempio, il piano Smart Parking prevede il posizionamento di alcuni sensore sotto gli stalli dei parcheggi. In tal modo, grazie ad un’apposita applicazione installata sul proprio cellulare, si riesce a capire se un determinato parcheggio è libero oppure no. 


Pertanto, A2A offre la capacità di raccogliere e distribuire i dati all’interno di una città. La smart city è composta proprio da dei sensori che ricevono i dati dalla città attraverso una piattaforma che legge i sensori, un’altra che gestisce i dati e da una app che viene data al cittadino. Una volta installato un qualsiasi tipo di sensore, il cittadino lo attiva rendendolo IoT- ready e risolve un particolare problema infrastrutturale che frena lo sviluppo economico e sociale di una qualsiasi città. Tutte le informazioni necessarie vengono raccolte direttamente dalle città e poi vengono fornite agli utilizzatori del servizio oppure ad A2A stessa. 


Se si vuole finalmente fare innovazione digitale, occorre la volontà di innovare e di rischiare”, conclude Moretti per incitare tutte le aziende, i cittadini e soprattutto i giovani a credere nel digitale e farsi avanti con delle proposte concrete che potrebbe trasformare positivamente la loro vita e quella della comunità.

 

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