ABITARE

Il restauro della villa Eames a Los Angeles, simbolo dell’architettura americana post-bellica

Tutti i manuali di architettura la descrivono come la più bella tra i Case Study Houses e presto molti la apprezzeranno con una nuova pelle

Asia Ruffo di Calabria

05 LUGLIO 2019
architettura, progettazione, design, usa, los angeles, eames, innovazione, legno e cemento

Festeggia i 70 anni la villa di Charles e Ray Eames costruita a Los Angeles nel 1949, conosciuta sotto il nome di Case Study House.

Nel 1945, il redattore del giornale Arts & Architecture chiama a raccolta gli architetti del momento per progettare un prototipo di villa moderna ma economica nella località balneare della Pacific Palisades. L’area nel distretto occidentale di Los Angeles ospita al numero 8 la casa disegnata dall’architetto Charles Eames insieme al suo mentore finlandese Eero Saarinen. Un progetto talmente riuscito che Charles e sua moglie Ray la abiteranno fino ai loro ultimi giorni (rispettivamente nel 1978 e  nel 1988). L’urgenza di prendersene cura e di restaurarla era evidente, soprattutto per la bellezza delle sue linee pure e ortogonali. Un restauro che interesserà non solo le partizioni e l’involucro esterno, ma anche gli arredi, pensati e disposti dallo stesso Charles Eames. Il Getty Conservation Institute guiderà questa operazione con la Fondazione Eames.

 Appassionati di architettura e storici dell’arte hanno da sempre sottolineato la caratteristica facciata principale a griglia multicolore, evidente riferimento ai quadri di Piet Mondrian. L’architettura, da oggetto tridimensionale, si trasforma in  un elemento bidimensionale, che unisce l’edificio adibito a atelier e quello propriamente utilizzato come abitazione dalla coppia. I due piani si affacciano attraverso dei moduli di vetro su un’insieme di alberi che mascherano e incorniciano l’oceano in lontananza, uno spazio vergine ideale per tutti i giovani architetti chiamati ad esprimere qui il loro concept di casa moderna.

 Minimalista e funzionale (cosa non scontata per l’epoca !), certamente Villa Eames è stata l’emblema dell’architettura americana post-bellica, positiva e proiettata verso un nuovo modo di abitare, funzionale alle esigenze di una società incentrata su consumismo e benessere. Dopo le privazioni della guerra, la costruzione di nuove abitazioni doveva basarsi sui modelli di architetture costruiti in questo distretto di Los Angeles. L’influenza dello stile giapponese è evidente, ma l’ambiente diventa molto caldo grazie alla distesa di un  considerevole numero di tappeti. Varie foto della coppia ripresa su delle sedute molto basse o direttamente sui tappeti rendono bene questa idea di conservazione dell’intimità in una casa nascosta tra gli alberi. La struttura si compone di uno scheletro in acciaio che sostiene  moduli prefabbricati in cemento armato, al cui interno regna la cucina all’americana, aperta sugli altri spazi. Una bellissima scala a chiocciola in legno collega la zona notte con il piano terra della zona giorno, una silhouette che ricorda gli eucalipti all’esterno della casa.

 Costruzione « storica » dal 2006, la Eames House risponde alla volontà della figlia Lucia di preservarla e di caricarla di un significato pedagogico per il pubblico di oggi. Risulta evidente che il suo minimalismo e l’assenza di  eccessivi ornamenti non funzionali siano stati una lezione incredibile  non solo per gli architetti del dopoguerra, ma anche per le generazioni di oggi. Il fatto che un architetto come Eames si sia occupato anche del design degli oggetti disposti al suo interno è una eredità importante per i progettisti contemporanei, che sono chiamati a fornire un progetto completo,che rispetti il budget stabilito impartito senza dimenticare la qualità artigianale propria delle architetture  di lusso.

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