INFRASTRUTTURE

Il Piano di conservazione dello stadio Flaminio

Ai blocchi di partenza il piano di ristrutturazione del famoso stadio romano

Asia Ruffo di Calabria

23 NOVEMBRE 2020
progettazione, infrastrutture, stadio, sport, nervi, roma e flaminio

Correva l’anno 1957 e si predisponevano le strutture sportive e recettive per le Olimpiadi del 1960 a Roma. L’incarico di sostituire il vecchio Stadio Nazionale (dedicato alla squadra del Torino deceduta a Superga nel 1949) fu affidato allo studio Nervi & Bartoli, di proprietà degli ingegneri Pier Luigi Nervi e Giovanni Bartoli, e il progetto designato fu quello di Antonio Nervi, figlio di Pier Luigi. I lavori iniziarono nel mese di luglio di quell’anno, e nel 1958 il Comune di Roma, proprietario della struttura, decise di nominarlo “Flaminio”, in onore dell’area che lo ospitava. La realizzazione fu incredibilmente rapida e lo stadio venne consegnato nel 1959. Lo stadio Flaminio fu adibito agli incontri olimpionici di  calcio del 1960 e già dagli anni settanta fu utilizzato dalla Nazionale italiana di rugby e dalla Rugby Roma. La capienza iniziale di 40.000 spettatori fu ridotta a meno della metà nel rispetto delle norme di sicurezza e poi riportata a 30.000 a cura della Federazione Italiana Rugby.

Dal  febbraio 2014 lo stadio è in gestione alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che si è impegnata a ristrutturarlo dopo che la Federazione Italiana Rugby aveva formalizzato la propria rinuncia a continuare a condurlo. Gli anni successivi sono stati caratterizzati da un progressivo degrado, come del resto  le altre strutture predisposte per le Olimpiadi, come il  Villaggio Olimpico, il quartiere progettato, tra gli altri, da Adalberto Libera. 

Un primo piano presentato alla fine del 2010 non ebbe pratica attuazione, tanto che ancora nel 2012 non era iniziato alcun lavoro di ristrutturazione , e anche un successivo progetto dell'architetto Renzo Piano per la riqualificazione dell'area, incluso lo stesso stadio, non ebbe seguito.

Dall’ agosto 2017 l'impianto è oggetto di uno studio di ristrutturazione da parte della facoltà di architettura dell'università di Roma "la Sapienza" e lo scorso 27 ottobre il Piano di Conservazione dello Stadio Flaminio è stato finalmente presentato nella Sala Protomoteca in Campidoglio. A settembre il Decreto semplificazione aveva tolto ogni vincolo di tutela culturale (da dieci anni il Flaminio è «monumento storico») a tutti gli stadi a rischio sicurezza. Si dispone ora dello strumento che consentirà la riqualificazione della struttura garantendone la conservazione nel tempo. In accordo con quanto dichiarato dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi  “non solo lo stadio, ma tutta la zona dell’area Flaminio – Villaggio Olimpico potrà vedere una rigenerazione urbana in termini di offerta di servizi sportivi, culturali, ricreativi, per favorirne il rilancio e la piena fruibilità da parte della cittadinanza”.

Il piano è stato prodotto dalla  Sapienza Università di Roma, attraverso i dipartimenti di Ingegneria Strutturale e Geotecnica, di Architettura e Progetto e di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura, da DoCoMoMo, un’associazione impegnata nella difesa delle architetture moderne  e dalla Pier Luigi Nervi Project Association,  grazie ad un contributo erogato dalla Getty Foundation.

Il Piano di restauro dello stadio (che prevede tra l’altro una piscina e cinque palestre) è stato sintetizzato alla Sindaca in una relazione da Francesco Romeo, docente di Scienza delle costruzioni.  Verranno conservati gli elementi di innovazione della costruzione  che conferiscono un valore specifico alla struttura (lo stadio è  tutto in cemento armato compresa la pensilina aggettante di 14 metri, costruito in 18 mesi dall’abbattimento dello stadio  Nazionale), e i criteri per il suo riuso rispetteranno il progetto originario. «Le nuove funzioni — dice Romeo — dovranno rispettare la forma architettonica. Ci dovrà essere una buona progettazione esecutiva del restauro e infine si dovrà trovare un’utilizzazione tale da garantire redditività economica. Con le sue potenzialità, lo stadio potrà diventare un centro polifunzionale con eventi, sport e spettacoli, compresi i concerti».

Lo studio prevede un preciso “action plan” per arrivare a restituire lo stadio alla città, con destinazione d’uso flessibile, da eventi sportivi a concerti.

Bene quindi, lo strumento ora esiste….

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