INNOVAZIONE

Il Buhais Geology Park, la nuova oasi geologica nel cuore del deserto rosso

Nel bel mezzo del deserto di al-Madam, negli Emirati Arabi, si può visitare il nuovo Buhais Geology Park e immergersi nei fenomeni naturali geologici e preistorici che la struttura racconta.

Paola Savina

02 MARZO 2020
progettazione, sostenibilità, architettura, hopkins architects e deserto

Tra le dune di sabbia rossa del deserto di al-Madam, negli Emirati Arabi Uniti, sorgono cinque capsule circolari dall’estetica accattivante, perfettamente mimetizzate con il paesaggio. Se non fossero comparse all’inizio del 2020, a completamento dei lavori dello studio Hopkins Architects, sarebbero potute sembrare da sempre parte integrante del luogo.

Si chiama Buhais Geology Park, il progetto che ha portato nella splendida regione araba - a circa 50 km a sud-est della città di Sharjah - ricca di materiale preistorico e geologico, un complesso di spazi espositivi per presentare i fenomi naturali tipici di quella terra. Una terra che oltre 65 milioni di anni fa era bagnata dal mare, del quale ad oggi i fossili sono l’unica traccia, una terra popolata da affascinanti catene montuose e antichi siti di sepoltura risalenti all’età della pietra, del bronzo e del ferro.

Di fatto, si tratta di una “full immersion” di geologia, con approfondimenti su tettonica delle placche, geomorfologia e sedimentazione, nella quale ci si può tuffare passeggiando tra le cinque capsule, di varie dimensioni.

Le cinque “navicelle spaziali” stanziate nel nulla, sono tra loro interconnesse e ospitano, oltre ad aree espositive, un teatro immersivo, una caffetteria con viste panoramiche sulla dorsale di Jebel Buhais e altre strutture dedicate ai visitatori.

Le capsule come “matriosche di fossili”

L’effetto ottico che si crea è un complesso di cinque enormi ricci fossili, che non sono però sedimentati nella sabbia, ma appoggiati a dischi di fondazione in cemento armato. In questo modo, toccando la sabbia solo in alcuni punti, è stato ridotto al minimo l’impatto ambientale, evitando la distruzione della fauna, della geologia e del terreno esistenti.

Simon Fraser, responsabile dello studio Hopkins Architects afferma: “Il nostro approccio ‘delicato’ si ispira dai fossili marini, con una serie di gusci di riccio che poggiano lievemente sul terreno e provano a diventare parte integrante dell’ambiente. Siamo sicuri che questa nuova struttura incoraggerà molte persone provenienti da tutto il mondo a comprendere come i nostri territori siano formati dalle attività tettoniche e come il pianeta è cambiato nel tempo.”

I colori del deserto sono gli stessi scelti per i pannelli di acciaio, che fanno da rivestimento “naturale” ai pod, coprendo le componenti prefabbricate in cemento. I pannelli sono inoltre attraversati e fissati da nervature in acciaio, che ricordano l’esoscheletro dei fossili di riccio.

Il Buhais Geology Park è l’ultimo frutto di una serie di progetti in gestione alla Sharjah’s Environmental Protected Areas Authority, il centro che si occupa di guidare iniziative volte alla conservazione del terrirorio e gestione di aree protette all’interno degli Emirati.

Queste opere sono la dimostrazione di come l’architettura giochi un ruolo chiave per la realizzazione di progetti volti alla salvaguardia dell’ambiente, soprattutto dei territori più fragile e che sempre più hanno bisogno di interventi dedicati.

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