DIGITALE

Il BIM prossimo venturo

Come nasce e si sviluppa il modello di progettazione del futuro (e del presente). Intervista a Alberto Pavan, Politecnico di Milano

16 GENNAIO 2020
bim, digitale, tecnologia, innovazione, formazione e progettazione

Il BIM affascina e preoccupa allo stesso tempo. É il modello di progettazione che sta prendendo piede un po’ ovunque e che ormai è entrato anche nel Codice degli appalti. Durante la tappa di Torino del One Team Tour abbiamo intervistato Alberto Pavan, docente di Project ed Information Management del Politecnico di Milano, per capire meglio le evoluzioni del modello in Italia e nel mondo.

La storia del BIM: quale la sua evoluzione?

Il BIM nasce come primo modello virtuale nel 1974 con la pubblicazione da parte di Charles M. Eastman di una ricerca sviluppata alla Carnegie-Mellon University di Pittsburgh (USA), dal titolo “An outline of the building description system”. Il primo software BIM viene invece sviluppato nel 1987 ma la vera svolta si ha quando il più grande player CAD del settore AEC acquistando “REVIT” passa anche lui al BIM.

Dal 2011 al 2013, poi, il governo inglese, con la crisi del settore delle costruzioni individua come soluzione industriale quella di passare al digitale ed è in questo preciso periodo di tempo che si ha quindi il passaggio anche a livello normativo (BS PAS 1192-2:2013). Nel 2014, infatti, la direttiva europea sugli appalti introduce il BIM nei lavori pubblici anche se a livello volontario.

In Italia però siamo stati noi i precursori dell’obbligatorietà del BIM, giusto?

C’è una prima esperienza Britannica (2016 appalti governativi sopra i 5 milioni di sterline). Con il Decreto Baratono è stato sancito in Italia l’obbligo di utilizzo del BIM, a partire dal 2019 appena passato, per le opere maggiori in primis e poi, via via, per importi minori (sotto i 100 milioni di euro) a decorrere dagli anni successivi fino al 2025 (tute le opere). Questa grande rivoluzione ha amplificato il boom della progettazione BIM, che già negli ultimi anni era esploso.  Siamo passati da 30 appalti nel 2015 a quasi 300 nel 2018. Di questo dobbiamo ringraziare anche il grande lavoro fatto dall’UNI e dal tavolo normativo che ha permesso a noi italiani di poter sedere ai tavoli normativi internazionali e influire sulle norme comunitarie per la gestione degli appalti.

Si tratta di uno dei più grandi tavoli normativi nazionali: sono più di 100 i soggetti che partecipano, al suo interno, alla scrittura delle norme (UNI CT33/SC05). Ci sono tutti: dalle case software ai costruttori e i progettisti, fino ai produttori di componenti, agli enti, e Casaclima. È veramente un panorama molto ampio e avere questo tavolo ci ha permesso di partecipare sia a creare la cultura digitale alla base anche della stesura del decreto Baratono che alla stesura ed il miglioramento delle norme europee.

Cosa prevede, in dettaglio la norma UNI 11337 sul BIM?

È, ad esempio, la prima norma al mondo che stabilisce finalmente che cos’è e cosa deve fare un BIM manager, che cos’è e cosa deve fare un coordinator, in sintesi specifica nel dettaglio i diversi compiti delle varie figure professionali del BIM: il ruolo, le competenze, le mansioni (UNI 11337-7). Non solo, all’interno ci sono le specifiche di riferimento anche per la parte di gestione del costruito o per la gestione amministrativa: gestione digitale delle pratiche e verifica delle norme. Cosi come le indicazioni per redigere un Capitolato Informativo E una norma a tutto campo divisa in più parti che consente di applicare in Italia le direttive della norma internazionale UNI EN ISO 19650, parti 1 e 2.

Cosa avverrà nei prossimi anni?

Stiamo lavorando tanto e, a mio parere, bene. Ci stiamo mettendo un po’, ma stiamo cercando di far sì che l'Italia non sia solo succube di norme internazionali, ma sia comunque partecipe e, in alcuni frangenti, promotrice di alcune parti di normazione sul digitale nel mondo AEC. Siamo inoltre partiti a settembre di quest'anno con un progetto comunitario per creare la prima piattaforma europea delle costruzioni. L’Italia è Team leader del progetto perché per primi nel 2007 avevamo già proposto e definito una piattaforma digitale a livello nazionale (INNOVance) assieme ai costruttori (ANCE) e la filiera tutta. Il piano di lavoro per questo strumento altamente utile e innovativo dovrebbe infatti partire proprio da quel vecchio progetto scritto più di 10 anni fa, che adesso diventerà la base di un sistema più ampio di piattaforma continentale per le costruzioni.

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