PROGETTAZIONE

Gli abitanti protagonisti del rinnovamento di Les Halles a Parigi?

L’antico mercato all’aperto è stato oggetto di un ripensamento urbanistico condiviso con i residenti

Asia Ruffo di Calabria

04 OTTOBRE 2019
parigi, les halles, rigenerazione urbana, città, francia, cittadinanza, concertazione e progettazione

Negli ultimi anni la legislazione francese si è dotata di una serie di misure atte a far partecipare gli abitanti all’attività urbanistica della propria città. I residenti, fino a non molto tempo fa, erano considerati soggetti passivi di sperimentazioni urbanistiche non condivise, con il rischio di realizzare opere o condizioni lontane dalle esigenze quotidiane dei fruitori.

I progetti che riguardano le città contemporanee non possono essere più frutto di una produzione esclusiva di tecnici e di eletti, ma devono coinvolgere direttamente gli abitanti non solo come utenti, ma anche come attori, in accordo con un concetto di democrazia partecipativa.

 

L’esempio della Francia

 

In Francia la volontà politica di fare appello alla participazione dei cittadini sta diventando  legge , con l’intento di far prendere coscienza  dei progetti di trasformazione del quartiere attraverso la condivisione preventiva, che deve precedere l’approvazione. Senza dubbio occorre che i cittadini acquisiscano nozioni di urbanistica per esprimere giudizi pertinenti, ponendosi ad un livello idoneo al dialogo con architetti e assessori.

Il cantiere de Les Halles di Parigi ha sperimentato per la prima volta questo nuovo dialogo. La Mairie di Parigi ha infatti organizzato, dal 2002 al 2010, una concertazione ambiziosa con i residenti. Il progetto, voluto dalla Mairie nel 2003, ha insistito sul coinvolgimento  dei residenti, in quanto interessava una parte centralissima della capitale, un mercato all’ingrosso all’aperto situato a 10 minuti dal Centre Pompidou.  Nel 1o arrondissement, quello delle Halles è stato dall’Ottocento fino agli anni 70 del secolo scorso il mercato più rappresentativo di Parigi,  trasformato ora, con questo progetto, in un grande spazio verde.

L’area libera occupata un tempo dal mercato ha come « compagne » la chiesa di Sant’Eustachio e la Bourse de Commerce de Paris (in attesa di riaprire in qualità di museo della Fondation Pinault), che doveva essere progettata a verde. Davanti, la Mairie prevedeva la costruzione di una copertura al di sotto della quale si sarebbe sviluppata un’area commerciale sotterranea e le stazioni della metropolitana.

Con il termine « concertazione » la Mairie de Paris voleva proporre un novus ordo nelle pratiche urbanistiche. Studi sulla frequentazione della zona avevano dimostrato che il 94 % dei frequentatori (passati e prevedibili per il futuro) non provengono da questo quartiere, ma soprattutto dalle periferie parigine. Sebbene l’intenzione della Mairie fosse stata di includere tutti gli utilizzatori, i parigini e i « franciliens » (ovvero gli abitanti dell’ Ile-de-France), la concertazione ha interessato solo i residenti.  All’inizio la municipalità aveva fatto una distinzione tra i residenti e il pubblico esterno per realizzare un progetto che potesse soddisfare entrambi, ma le tempistiche del progetto, che tocca un pubblico molto vasto, hanno  indotto a cambiare il programma, effettuando una scrematura. Vengono comunque rispettate le esigenze di classi sociali diverse, contando ad esempio di costruire degli appartamenti per una classe borghese alta con una bassa percentuale di social housing. Non si può però dimenticare che si tratta di un’area centralissima dove i prezzi, molto elevati, sono assolutamente proibitivi per una famiglia non benestante.

 

Il dialogo con il territorio

Le fasi di consultazione sono state due: la prima ha riguardato la gara d’appalto per le analisi sull’area e la seconda quella per il reclutamento dell’agenzia di architetti.

La prima consultazione è stata gestita dalla Società a Economia Mista (SEM) Paris Centre, alle cui riunioni venivano invitati i residenti. I frequentatori non residenti potevano esprimere il loro giudizio solo in occasione di riunioni pubbliche. Se si legge, a mo’ di esempio, il rapporto del Comitato Permanente concertativo del 19 novembre 2007, si trovano tra i partecipanti consiglieri dei 2 quartieri interessati (quartiere Saint-Germain l’Auxerrois e quello di Les Halles) e ben 7 associazioni cittadine. Tra le associazioni la « Association de défence des riverains Chatelet les Halles »  dimostra, con la presenza del termine « difesa », quanto i parigini si interessino alle vicende in evoluzione del loro territorio, al contrario di quanto accade in molti altri paesi europei.

Successivamente, nel corso di una conferenza tenuta da una ventina di personalità del mondo civile, « Le Cercle des Halles », i cittadini sono stati messi in grado di comprendere l’identità del sito e la sua memoria storica, così da ottenere strumenti di giudizio e di orientamento sulle scelte da operare nella elaborazione del progetto di rimaneggiamento dell’area e delle sue funzioni.

Tutti i resoconti erano accessibili sul sito della Ville de Paris (www.paris.fr).

Bisogna riconoscere alla Mairie de Paris un grande coraggio nell’essersi cimentata in questa avventura, iniziata nel 2004 fino alla inaugurazione del 2016. Gli ostacoli alla condivisione popolare  dell’attività edificatoria pubblica sono stati considerevoli e non del tutto superati.

Il merito della Marie de Paris è stato senza dubbio quello di aver sperimentato per la prima volta e applicato il metodo della concertazione democratica a un progetto complesso: si è potuto constatare  quanto sia difficile condividere e soddisfare i diversi livelli socio-culturali e i punti di vista dei singoli attori coinvolti (politici , civici e economici). Ai gruppi di lavoro è seguita la vera e propria gara d’appalto per nominare lo studio di architettura incaricato (progettazione di due anni, dal 2007 al 2008). Le linee guida presenti nel bando si dilungavano principalmente sulle esigenze a livello architettonico e poco sugli obiettivi urbanistici, decisi in concertazione.

 

Una fase progettuale concertata fin dall’inizio

La giuria e il sindaco hanno scelto l’équipe Mangin Seura per la sistemazione  degli edifici a livello di strada e del giardino. In questa fase i commercianti hanno lottato per fare scartare tutti gli ambiziosi progetti che potessero influire negativamente sui loro interessi. Il comitato di residenti più attivo, Accomplir, voleva preservare il giardino, limitare l’altezza degli edifici e soprattutto bloccare l’istallazione di nuove attività commerciali che avrebbero comportato un flusso maggiore di frequentatori. Il progetto di Mangin proponeva un « tetto di luce » e preservava, rispetto agli altri candidati, ancora di più il giardino. I comitati cittadini, insoddisfatti del risultato, rivendicavano un gesto architettonico più forte e emblematico per il centro di Parigi e il Forum, qualcosa che potesse rispecchiare la sua dimensione metropolitana. Queste reazioni negative hanno convinto la municipalità a ridurre il peso di Mangin nel progetto, circoscrivendolo al disegno del giardino e alla conduzione del nuovo concorso per il Forum. Nel 2006, gli architetti Berger Anziutti sono stati designati vincitori con il progetto chiamato « Canopée » (canopia, ovvero la parte superiore di una foresta). Una struttura apparentemente leggera come una foglia di un albero permette di proteggere il Forum dagli agenti climatici, creando uno spazio semichiuso con accessi scavati da ampie aperture dalle linee sinuose. Le nuove superfici disponibili al di sotto del « Canopée » sono state utilizzate per caffetterie ai margini del giardino, per il Conservatorio W. A. Mozart (per l’insegnamento della musica, della danza e dell’arte drammatica), per una mediateca e una biblioteca.

Les Halles oggi è il cuore di Parigi con le sue arterie, le cinque linee della metro e tre treni nella periferia (RER). Il centro commerciale protetto dal « Canopée » accoglie circa 150 000 persone al giorno ed è divenuto il crocevia parigino più importante, un esperimento lungo ma ben riuscito. La partecipazione dei residenti ha consentito che un’opera architettonica di rilevanza metropolitana, nazionale e internazionale, conservasse l’impronta « del quartiere ». L’esperimento ha indicato una strada che si augura venga percorsa da chiunque voglia realizzare progetti di urbanistica che rimangano radicati e ancorati alla loro realtà e identità storiche.

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